Ingiustizia, solidarietà femminile e altre amenità 

solidarietaSe penso a questi giorni, mi vengono in mente due sensazioni forti. Quella che mi provoca l’ingiustizia e quella opposta che mi regalano le donne.

Pensando alla prima, neanche anni di psicoterapia riuscirebbero a mitigare l’esplosione interna che mi provoca la sopraffazione, l’arroganza di chi posto in una posizione di potere ne approfitta per dare sfogo alla sua pochezza umana. E non potrebbero avere successo, non perché inefficaci ma perché non voglio. Perché desidero continuare ad oppormi con tutta me stessa a qualcosa verso cui troppo spesso per lasciar correre ci si è assuefatti. È una scelta. Perché ci sono battaglie che meritano di essere combattute (per me quasi tutte) a prescindere dall’esito. Perché hanno un esito in sè: vivere e non sopravvivere. Che considerando gli 80 anni e spicci di vita media a disposizione, non dovrebbe essere una scelta quanto una necessità.

Poi c’è la solidarietà tra donne. Quella che quando la provi non ce n’è per nessuno. Penso a mia madre, alle mie amiche da sempre o alle più recenti, alle colleghe, agli incontri, alle mie zie, alle mie cugine vere o a quelle scelte col cuore, alle mie cognate, alle mie nipoti e penso anche alle professioniste a cui in questo periodo ho affidato la mia anima in subbuglio ma anche a quelle che curano il mio corpo o i miei capelli. Ovviamente stiamo parlando di donne vere. Quelle che non hanno bisogno di imitare nessuno perché non sembrano, sono. Quelle con cui ti senti parte di qualcosa, ti senti squadra, ti senti che ci siamo noi ed il resto del mondo. Senza pallone. Senza calcetto.

A veder bene due regali. L’una per avermi fatto mettere a fuoco la seconda. Che c’era, c’è e ci sarà ma in certi momenti vale tanto di più.

Per completezza di informazione c’è anche lo tzunami emotivo che mi creano gli uomini: padre, fratello, ex marito, amici e Amore. Ma quello è un altro post. Anzi due, anzi tre, anzi quattro…

E Roberto stavolta si è davvero superato!

 

Ti amerei se solo non avessi altro da fare

  Mai incontrato nessuno che vi giura amore sempiterno e poi vi mette in coda anche rispetto al disbrigo pratiche?

Da quando la De Filippi ha sdoganato il rimorchio della terza età, quelli della seconda età hanno la sensazione di avere ancora tutta la vita davanti. Che se è bello dal punto di vista poetico, non lo è dal punto di vista pratico. Perché andare troppo alle lunghe può  presentare rischi non banali anche di tenuta fisica. 

Il mondo maschile, in questo senso, è sicuramente meno consapevole della fatale umana scadenza. 

Ci sono quelli che, a ridosso dell’età da casa di riposo, hanno ancora paura di perdere la libertà. Si sentono ancora nel fiore degli anni e non sono ancora pronti per fare una scelta. Non hanno ancora incontrato la donna della loro vita. Probabilmente non è ancora nata. Forse è per questo che la ricerca si sviluppa costantemente su un target almeno a -20 rispetto alla loro età anagrafica. Sono quelli che finiscono per perdere la testa per la badante.

Poi ci sono quelli che, dopo storie matrimoniali o giù di lì in cui si sono sentiti stretti, non vogliono più rinunciare ai loro interessi. Guai a chiamarli non solo durante una partita di calcio ma anche durante la replica dell’ultima competizione di golf. Alzano il telefono distratti, sbagliano il tuo nome, insomma l’unica possibilità per vederli è regalargli due biglietti per la Champions col rischio che ti ringrazino e ti dicano che ci vanno con #Gigichenonvedoloradidirglieloseiunagrande.

Poi ci sono i romantici. Quelli che si innamorano di te ma potrebbero innamorarsi, con la stessa passione, anche di una scarpiera. Hanno bisogno di un oggetto non di un soggetto a cui rivolgere i loro pensieri. Pensieri. E a tempo determinato. Se ti capita di chiamarli fuori dagli schemi, senti voci incredule che annaspano. Sono sul lavoro o a fare la spesa e tu lì che c’entri? Ti amano ma il carrozziere ha la priorità.

Ovvio che non sono tutti così, ci sono pure quelli che ti fanno sognare. Quelli che appaiono di notte e la mattina quando apri gli occhi non ci sono più. 

Buonanotte!😜

Pronta ed efficace rappresentazione del buon Roberto.

La sposo perché mi rende migliore

Ho partecipato ad un matrimonio di cari amici che hanno deciso di sposarsi dopo una lunga convivenza e un figlio. Avevo pensato di illustrare allegramente questo loro giorno con un mio post ma quando lo sposo al momento del taglio della torta, ci ha voluto lasciare una sua riflessione, e ci ha detto che sposava quella donna perché lo rendeva migliore, ho capito che non c’era null’altro da aggiungere. Si sta bene con l’altro se l’altro si impegna per noi, se noi glielo riconosciamo e se sentiamo che quello scambio è reciproco. Semplicissimo e straordinario. E confermarlo è nettamente più bello che scommetterci. Forse è per questo che ieri mi sono commossa profondamente. Perché non si parlava di sogni ma di realtà. 

Auguri di cuore amici miei.