Il buongiorno del 7 ottobre

Nel water da ieri sera continua a scendere un rivolino d’acqua dallo sciacquone. Contemporaneamente si è fulminata una lampadina della cucina e anche quella fuori la porta. Tipici casi il cui primo pensiero va alla sfiga o a qualcuno che ce la sta tirando. Ma anche no. A parte che non ci credo, aborro l’idea di entrare nel vortice dell’attribuire tutto ad un periodo no improvvisamente giunto. Perché al contrario sono convinta che cose positive e negative ci arrivino in egual misura (parlo di situazioni ordinarie, non di nascite privilegiate o di tragedie) e stia a noi girarle nel giusto verso.
Mi sono ritrovata più di una volta ad arrabbiarmi per qualcosa ed accorgermi, solo qualche giorno dopo, che era stata, al contrario, una grande fortuna. E piano piano ho imparato ad aspettare prima di dare un voto a quello che mi succede. Lo chiamano pensiero positivo. E una volta, ad un seminario a cui partecipai, ci dissero che si eredita dalla mamma. Come anche quello negativo. E quando ti dicono una cosa come questa è normale che la testa vada immediatamente a cercare prove a sostegno o che ti dicano il contrario. Nella mia esperienza ho trovato più conferme sia per l’uno che per l’altro. E per alcuni, guardando alle mamme, ho provato una reale compassione. Perché ci sono donne (e uomini ma qui l’indicazione della teoria riguardava le prime) che se gli tiri una ciambella mentre stanno affogando, la rifiutano perché poi non saprebbero più di che lamentarsi e come dare un senso alla propria vita.
Forse per spirito di appartenenza ritengo che pensare positivo sia nettamente più proficuo. E mi viene sempre in mente del suggerimento di Sabina quando all’Università, ad un certo punto, mi venne una sorta di blocco per cui davanti all’esaminatore per un paio di volte non riuscii a spiccicare parola. ‘Non c’è cosa più facile di fallire un esame se sei convinto che succederà. Ci metti un attimo è una certezza. Tu hai studiato qualcosa da dire ce l’hai sicuramente. Pure se ti fanno una domanda che pensi di non sapere, inizia a parlare e vedrai che poi ti torna in mente tutto’. Fu così che all’esame di Contabilità di Stato, il professore mi chiese un documento e senza aspettare un istante attaccai subito a disaminare il Bilancio con una passione che anche a lui, sono sicura, dispiacque fermarmi e dirmi che voleva solo la carta di identità, che non era la prima domanda. Piccolo incidente che non compromise l’esito dell’esame e anzi mi convinse della teoria. L’esatto contrario della Legge di Murphy che trovo divertente ma poco utile. Al punto che la passo spesso alle nuove generazioni in cui mi imbatto come una sorta di segreto magico.
Ora tornando al water e alle lampadine non so cosa mi possa riservare il destino. Probabilmente nulla ma iniziare la giornata con una speranza è sempre bene. Oggi intanto mi organizzo per le riparazioni. Se, poi, succede qualcosa ve lo racconto. Statene certi.
Magico buongiorno!

8 Replies to “Il buongiorno del 7 ottobre”

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