Concetta

Questo mese tanti bei compleanni. 

Oggi è il compleanno ufficiale di Concetta. Ufficiale perché di fatto non nacque il 14 ma il 13 giugno di 50 anni fa, in casa, ed ebbe in regalo questo giorno dal padre che ne registrò l’esistenza con 24 ore di ritardo. Un giorno di anticipo sulla vita che non ha mai perso. Perché lei arriva sempre prima (a parte la mattina che continua a non riuscire a svegliarsi). Prima al punto da risultare spesso incompresa dal mondo di mediocri che la circonda. Mediocri che si illudono di essere migliori solo perché dalla parte privilegiata della barricata. Mediocri che si illudono. Punto. 

Perché una come lei non si rassegna. Una come lei resiste. Una come lei combatte: #finoallafine. E non ce n’è per nessuno.
Cara Conc fai bene a festeggiare. Ancora una volta stai solo portandoti avanti. 
Buon compleanno! ❤️

Rimedi naturali

Stamattina mi sono svegliata riposata.

Per un intero weekend ho staccato la spina. Due giorni di incontri facendo cose che mi hanno consentito di superare un venerdì degno, e anche di più, di una settimana faticosa e difficile.

Sabato sono andata dal parrucchiere con un’amica che non vedevo da tempo. Ci siamo abbracciate forte forte e poi, mentre il colore agiva sui capelli, ci siamo raccontate le puntate perse e soprattutto i progetti. E ci siamo lasciate dandoci un appuntamento vero per una delle prossime sere che per tutte e due, con prole a carico, è obiettivo sfidante ma non da rinunciarci. 

Sono tornata a casa col pensiero dell’ormai mitologico cambio di stagione. Ho tirato giù ogni cosa, poi una salvifica telefonata mi ha ricordato il programma della ormai tradizionale camminata in centro con una mia amica che a questo giro, già deciso ma da me dimenticato, vedeva variante caffè anche con altra, scomparsa dalla circolazione da tempo. Non ci ho pensato neanche un attimo a rifiutare. Un secondo per infilarmi la tuta e le scarpe da ginnastica e sono uscita lasciando una situazione che avrebbe fatto effetto, entrando, anche a ladri professionisti. Pochi minuti e poi Circo Massimo, Colosseo, Campidoglio, Piazza Navona, Corso Vittorio con in lontananza Castel Sant’Angelo. Cielo azzurro, sole tiepido, chiacchiere allegre, bussole per individuare il nord e il sud, slalom tra i turisti, caffè e poi di nuovo verso casa. E senza più la brutta ruga sulla mia fronte. Li chiamano rimedi naturali. 
Tornando prendo una brutta storta e salta, anzi si rimanda, la serata danzante. Anche il cinema, barattato con una telefonata rilassata in pigiama da entrambi i lati del filo. Mi addormento presto (sul divano visto il letto invaso dai vestiti) con l’idea di svegliarmi presto e chiudere la faccenda. 

La domenica mattina mi sveglio senza più alcun dolore alla caviglia, Pur tuttavia pensando ‘mamma mia e adesso’? E adesso, mamma mia. Dopo anni, depongo il profilo #nonhobisognodinientemelacavo e chiedo aiuto. Vado a prendere mia madre e cominciamo. A fine mattina, nel pieno delle grandi manovre, passa un amico a portarmi dei funghi porcini (spettacolari!). Apro una falanghina ci facciamo un aperitivo davanti alla finestra della cucina che è il mio angolo preferito. Parliamo di figli, lavoro, futuro e poi se ne va. Cucino una pasta per me e mia madre, ci riposiamo un po’ davanti ad un film fino all’invasione di Marco che in un secondo tra doccia, cambiarsi e litigare con me per non mettersi la giacca, mi rimette in versione on. Lui esce noi finiamo il lavoro, la riaccompagno, torno a casa, mi appoggio sul letto a vedere Report e svengo fino ad ora.

Morale 1: la vera fortuna della vita non è non avere difficoltà, ma avere vicino persone che ti offrono un altro punto di vista. 

Morale 2: nessuno ci ricorderà per un cambio di stagione, o per qualsiasi altra faccenda domestica, ben fatti. Diamogli il tempo e l’importanza che meritano. 

Buona giornata. Mi auguro lo sarà anche per me.

Reale fine settimana 

  
E poi arrivo alla stazione convinta di poter anticipare il treno, di poter arrivare a casa ad un’ora decente ed invece no. I treni sono tutti pieni e sono costretta a passare più di due ore alla stazione. 

Dopo aver passato al setaccio tutti i negozi, cercando di ingannare il tempo, stramazzo su una delle sedie di metallo della galleria adiacente i binari, dove facce stanche, valigie, buste e zaini si susseguono senza soluzione di continuità. Mi guardo in giro, cercando di trovare qualcosa che mi distragga. Che mi tolga da dosso questo dolore dagli occhi gonfi di stanchezza e di lacrime senza successo.

I momenti di calo della tensione sono i peggiori. Ti costringono a fare i conti, tutti, quando sei talmente a pezzi che non riusciresti a vedere rosa neanche una vincita al Superenalotto, figurati un periodo complicato come questo.  Mi sa che qualcuno mi ha sentito dire che mi piacciono le sfide e deve avermi presa un po’ troppo sul serio. A questo punto rettifico: mi piacciono le sfide ma anche sorprese e regali.

A proposito di sorprese e regali ieri quando sono arrivata nella mia camera in albergo, ho trovato 3 rose rosse. Pensavo al solito (😜?!) ammiratore e invece no. Due persone speciali avevano pensato di spedirmi il loro affetto. E sono sicura che neanche loro avrebbero mai potuto immaginare quanto quel gesto mi avrebbe fatto piacere. Ed il tortino al cioccolato, con cui ho concluso la cena solitaria, ha fatto il resto. 
 

Mi viene in mente quando ho iniziato a viaggiare per lavoro e detestavo cenare da sola. A volte preferivo evitare piuttosto che stare li, imbarazzata, a mangiare senza nessuno con cui condividere quel momento. Quanta tenerezza a ripensarci. Oggi mangerei pure in mezzo ad un crocevia come Calindri ai bei tempi del Cynar.

La settimana si è conclusa con tanti sentimenti ed emozioni contrastanti. Alti e bassi senza passare dai medi.  Pensieri che affollano la testa senza pietà. Passo dalla didattica innovativa al cambio di stagione, dal treno da prendere lunedì alla ricetta per far fare le analisi a Marco, da questo viaggio di ritorno pesante e faticoso, e non solo per la stanchezza, alla spesa da fare. 

Il treno è pieno di bambini che frignano, si lamentano, urlano. Per evitare effetti da sindrome di Erode mi sono presa un bicchiere di prosecco, ho buttato la testa indietro e sto provando a rilassarmi. Magari mi addormento. Magari russo. Magari vinco io.