Il buongiorno del 23 novembre

La domenica mi sveglio presto con l’angoscia che alle 10 il garage dove tengo la macchina chiuda e, come mi è successo già una volta, possa restare a piedi tutta la domenica, con evidenti limitazioni sugli spostamenti. Il pensiero è talmente pressante che spesso il sabato sera la lascio fuori. Sempre che riesca a trovare un parcheggio decente. Che non è facile. E che poi è il motivo reale per cui ho preso il garage. E così la domenica mattina ci ritroviamo in tanti a scendere la rampa vestiti alla meno peggio e con gli occhi cisposi e a metterci in fila all’ultimo secondo per uscire. Che ti sembra di stare al porto sul traghetto che ti porta in vacanza ma che prima di vedere l’approdo sei costretto a respirarti chilate di fumi di scarico. Uguale. Ma qui il mare neanche lo vedi.
Il garage che chiude la domenica e il bancomat che non funziona sono due cose che mi fanno impazzire. Perché capovolgono le situazioni. È come se non fossi più tu il proprietario della macchina o il titolare del conto, ma chi li ha in deposito. E ogni tanto, ti concedano di usarli. Insomma, ogni tanto, come piace dire alla mia amica Alessia, te li prestino. E sempre che tu ti sia disposto a rispettare regole unilateralmente dettate.
Lo so queste amene riflessioni ne comportano una di riflesso su di me che recita più o meno così: ‘ma non c’hai nulla di meglio a cui pensare stamattina?’ Ragionissima. Torno a farmi un altro breve sonnellino. Breve che tra un po’ devo andare in garage!😃
Buona domenica!

Il buongiorno del 14 settembre

Stanotte forte attacco di allergia. Dopo averlo superato, decido di lasciare aperta la finestra della mia camera. Non lo faccio mai nel fine settimana. Sono al primo piano e se posso dormire, come oggi, la chiudo. Perché essere svegliata dai rumori esterni, non è un rischio ma una certezza. Stanotte, invece, chiuderla non potevo proprio. Avevo bisogno di respirare aria fresca e mi sono affidata alla mera speranza che la domenica la città si svegliasse più tardi. In effetti così è stato. Tutta la città meno uno.
E quell’uno si è messo a discutere al telefono proprio sotto la mia finestra. L’ha scelta. ‘Maddai…. E no, non si fa così. Se l’appuntamento è alle 7 di mattina non puoi fare tardi. Io sono già qui e adesso scendi. Ti vesti al volo e scendi. È una questione di rispetto’. Attimi di silenzio per me ma non per lui perché subito dopo replica, ‘Ma che mi hai mandato un messaggio di vederci alle 8 meno un quarto. Io non l’ho ricevuto. E poi se me lo avessi mandato alle 7, io stavo già qua. Che tornavo indietro?’ Altri secondi di sospensione in cui immagino l’interlocutore assonnato che cerca di trovare anche solo un’argomentazione in grado di interrompere gli attacchi dell’uomo al telefono che, approfittando della sua lucidità, lo sta mettendo all’angolo. L’immagine, che mi fa aprire in un sorriso, è quella di un pugile suonato che cerca di trovare il modo per piazzare un colpo che interrompa la gragnuola che sta subendo. E, alla fine, ce la fa. Non so cosa possa avergli detto ma arriva la conclusione della conversazione, in un più dolce ‘Vabbè sbrigati, sto qui sotto. Ti aspetto.’
Convinta che siano le 7 o giù di lì mi rivolto nel letto per riaddormentarmi quando sento una piccola vibrazione del cellulare, forse per l’arrivo di una mail, e decido di prenderlo per guardare l’ora. Sono le 8. Rimango attonita.
La resistenza del pugile suonato era durata tanto a lungo da far superare anche il secondo appuntamento. Da vedere davvero che faccia abbia.
È tornato il silenzio. Se avessi voglia di alzarmi e affacciarmi mi piacerebbe proprio vedere questi due. Ma non ce la faccio. Rimango con la curiosità. E con il sonno.
Buona domenica di cerimonia di chiusura vacanze. Domani si riaprono le scuole che sanciscono la definitiva chiusura dell’estate. Che quest’anno, peraltro, non è neanche tanto iniziata o neanche tanto esplosa.

Il buongiorno del 24 febbraio

La domenica finisce sempre con un retro pensiero di fatica pensando al lunedì. Purtroppo durante la settimana si fa tutto di fretta. Spesso si lavora per urgenza, senza ovviamente essere medici. Si scrivono concetti articolati in un numero ridotto di caratteri anche quando non sarebbe nè necessario, nè soprattutto opportuno. E spesso nascono incomprensioni. Incomprensioni che incrementano uno sbatterci continuo, a volte senza senso, per effetto del quale finiamo per rimandare la vita “vera” ai due giorni del fine settimana. Sempre troppo pochi. Mi viene in mente lo spot per la cura dell’eiaculazione precoce e mi piace vederci un significato più ampio. Che voglia ricordarci, cioè, che velocità non è sempre sinonimo di efficienza e soprattutto di efficacia. Che per fare le cose bene ci vuole tempo. E che articolando meglio i pensieri potremmo recuperarne da dedicare all’esecuzione e soprattutto al resto. Come si dice, è tutta una questione di testa.

Buon lentissimo lunedì!