Il buongiorno del 12 marzo

‘Come va?’… Non è la prima volta che mi soffermo sulla domanda più ricorrente della storia dell’universo. L’unica, o comunque tra le poche, dotata di vita propria ovvero che, per esistere, non ha affatto bisogno di risposta ma a cui nessuno di noi si sottrae nè può farlo. Perché se è oggettivo che, a chi la formula, di come stai non gli importa nulla, se non rispondi, sei tu a passare per maleducato. Anche se costretto a rispondere in un ascensore gremito dove tutti ti guardano aspettando almeno un cenno di circostanza che inquadri il tuo stato. Dove tutti gli occhi, di solito puntati sul quadro luminoso dei piani raggiunti o sulla targhetta di quante persone e peso complessivo porta l’ascensore, sono su di te. E tu devi decidere in un nano secondo a quale attingere tra le risposte a catalogo: ‘bene’, ‘benino’, ‘così o così’ o ‘hai una domanda di riserva?‘, ‘si va avanti’  e se accompagnarle con un sorriso sfumato verso l’alto o verso il basso. Una decisione rapida per mettere fine alla pantomima e tornare, prima possibile, a destare, felice, meno interesse della targhetta. Da qualche giorno ho preso a rispondere a chiunque, ‘benissimo, grazie!’, con un sorriso aperto, convinto e talmente pieno di energia mentre lo dico, da far arrivare la carica positiva anche se sono al telefono. E non ce ne è uno che non rimanga colpito e tra lo stupito e l’imbarazzato non mi dica ‘ma veramente o dici così?’. Cosa io risponda non ha la minima importanza ma il risultato, davvero inaspettato, di questa che voleva essere solo una banale provocazione, è che attraverso la mimica facciale, qualche sfumatura della voce e frasi di pancia, riesco davvero a percepire a chi importa quella risposta. Ma anche chi sarebbe contento del mio stato di grazia e chi no. A volte conferme, a volte sorprese. Provateci. Funziona. 

Buongiorno! E che possiate davvero passare benissimo questa giornata! 

Paroledimaru sta vivendo una fase anarchica, che fa più figo di confusa. Esattamente come chi lo scrive. A volte è un Buongiorno, a volte una Buonanotte, a volte pensieri colti al volo, più o meno leggeri. A volte silenzio. Spesso. Trovo bello condividere le parole ma anche l’assenza di esse.

Immagine presa dal web.

Il buongiorno del 7 agosto

Ho conosciuto Anna nel 2000, credo. Abbiamo diviso per diversi anni la stanza in ufficio. Paffutella di quelle che ti verrebbe di dargli i pizzicotti sulle guance. Capello corto, gonna sotto il ginocchio e un immancabile gilet. A decine di tutti i colori. Una sorta di immancabile corpetto a difenderla dai pericoli della vita. Lei intelligente e creativa. E buona. E mai disattenta al circostante. Sensibile al punto da inserire sempre un’attenzione al mondo in ogni suo progetto ma anche da accanirsi contro il falso. E in tanti ad approfittarne. Anche rubandole la paternità di alcuni pezzi importanti. Nati dal suo cuore e diventati medaglie di personaggi più noti e senza scrupoli. E per lei, invece che motivo di inquietudine, orgoglio pratico (Intanto lo abbiamo realizzato ed è questo l’importante. Se dicono di averci pensato loro vuol dire che era buono. Meglio così). Anna ha sempre amato tenere un profilo basso per sorprendere l’avversario. Soprattutto i supponenti. Con lei mi sono divertita moltissimo a vederne fuggire tanti con la coda fra le gambe, che avevano pensato, confidando nell’apparenza, di poterla mettere in mezzo con facilità. Ma con lei ho anche discusso moltissimo. Lei appartiene a quel tipo di persone che deve sempre produrre al top. E dimostrare sempre. Anche quando basterebbe meno, molto meno, senza abbassare la qualità. E per questo è capace di sacrificare tutto.
A marzo l’avevo invitata al mio compleanno, festeggiato con tutte le mie amiche più care, e lei, impegnata per lavoro, non solo non è venuta ma si è anche dimenticata di avvisarmi. Il giorno dopo me la sono mangiata. Non ho messo in dubbio il suo affetto per me ma solo, come sempre, la sua assurda lista delle priorità. Ci siamo riviste ieri dopo mesi di maretta ed è stata come sempre una festa. Come solo si fa con chi ti sta nel cuore, le ho chiesto di abbracciarmi perché avevo bisogno della sua carica e del suo calore. Lo ha fatto con un braccio solo. E quando l’ho guardata mi ha detto, ‘Ti voglio battagliera. Così non ti riconosco.’ Uno schiaffo affettuoso che mi ha riportato in linea e che si può accettare solo da qualcuno su cui non hai dubbi. Abbiamo passato una splendida serata. Un aperitivo e poi il cinema. E prima, durante e dopo un milione di chiacchiere vitali. E la nostra saga di ricordi, personaggi e risate a farci, come sempre, compagnia.
Aveva il gilet pure ieri sera di un bel giallo estivo. Ora, però, porta pantaloni e fuma. Ma è rimasta la mia solita Annina. Quella che un minuto prima la uccideresti e quello dopo non puoi fare a meno di amare profondamente. Un talento umano.
Buongiorno all’amicizia che non ti lascia mai anche quando potrebbe sembrare.

Il buongiorno del 24 maggio

Prendo tutto o quasi tutto di petto. Probabilmente, e anticipo la battuta di qualcuno (!), aiutata da un assai morbido fisico mediterraneo.
Il punto vero è che raramente mi sottraggo ad un campo di battaglia. E spesso mi succede di avere il dubbio, quando sono già piena di fango e sangue, che non sia proprio il caso di proseguire. Ma quando sei lì e ti sei spesa con furore, che fai? Provi a pulirti alla meglio, ti dai un’aggiustata e te ne vai sperando che nessuno ti veda? Difficile. Tieni il punto e butti via un sacco di energia magari inutile? Stupido. Fai finta di sentirti male e interrompi in modo drammatico la questione? Non risolutivo.
Ho capito che l’unica è optare per una sospensione. Per evitare di mollare o di andare avanti prima di aver deciso se ne valga la pena. Per mettere d’accordo il cuore che con entusiasmo si butta e la testa che con esperienza lo recupera. Per dare armonia ad un binomio inscindibile. E ritrovare la strada. Dopo, abbassati i toni e la drammatizzazione degli scambi, si può anche scegliere di ritirarsi. Con decoro.
Buongiorno di sole!