IL buongiorno del 2 aprile

Ieri sera sono svenuta dalla stanchezza e stamattina mi sono svegliata tardi ma rigenerata. Prima di arrivare in ufficio sono passata a fare benzina. Da ieri mi si era accesa la spia e non potevo più rimandare. Presa da una chiamata con un’amica, non mi sono fermata al mio solito distributore e ho dirottato su quello successivo. Chiedo al benzinaio, continuando a restare al telefono, di farmi il pieno. Poi chiudo e scendo per pagare con il bancomat. Entro nel gabbiotto e quello mi fa “Aho, n’artri du metri e te fermavi”. E io “Scusi?!?”. E lui “Aho stavi a annà a aria, ma nun ce l’hai la spia?!?”. L’ho messo a fuoco meglio e mi sono accorta che mi guardava divertito con un bel sorriso aperto e che, nonostante il modo rude, la sua era una raccomandazione affettuosa. Gli ho spiegato che la spia (come il resto dell’auto!) deve avere dei problemi perché si accende all’ultimo secondo utile e che vedrò di farci caso la prossima volta. L’ho salutato e sono ripartita felice di continuare ad ispirare, nonostante gli anni che passano, reazioni confidenziali. E’ prassi che a donne della mia età si dia del “Lei” e ci si avvicini con un atteggiamento più formale da parte degli interlocutori. Per quanto mi riguarda ci rinuncio proprio volentieri. Per un sorriso aperto come quello, capace di riscaldare una mattina, ne vale davvero la pena.

Buongiorno in ritardo!

Lei

Oggi sono uscita dall’ufficio per una visita medica e tornando sono stata pesantemente insultata mentre ero ferma ad un semaforo da una donna in motorino che dopo avermi bussato al vetro del finestrino pretendeva mi stringessi a destra, più di quanto la strada strettissima permettesse, per farla passare. Lei che era a sinistra, ben oltre la mezzeria, contromano. Di solito non mi concedo mai all’alterco automobilistico: perché non so mai chi potrei trovarmi davanti ma soprattutto perché non so chi potrebbere trovarsi davanti l’altro se mi lasciassi prendere la mano. Oggi però mi è sembrato davvero troppo. Nonostante la pioggia ho tirato giù il finestrino e le ho indicato con determinazione la striscia bianca. Solo a quel punto la signora mi ha lanciato un sonoro “Lei è veramente una testa di c…o… non conosce il codice della strada… chissà come ha preso la patente”. Solo un secondo, poi l’ho guardata, ho chiuso le portiere (non si sa mai!) e mi sono messa a ridere di cuore. Silvio ormai vive dentro di noi: si dicono cazzate senza paura di essere smentiti, se qualcuno ci prova parte l’insulto e la macchina del fango ma il “Lei” è immancabile. Pure a Roma. Pure nell’era dello “YOU”.