Messaggi vocali

Non so voi ma non riesco a capacitarmi dell’uso dei messaggi vocali. Stamattina sento Marco che ripete due volte la stessa cosa, mi affaccio e capisco che sta registrando. Dopo un po’ sento da lontano che è arrivata la risposta. Secca pure quella. Da quando viaggio di più, mi capita spesso, anche sul treno, di assistere a questa dinamica. Tra ragazzi ma anche tra adulti. Ora, se i primi li capisco sempre poco ma non mi disturba perché mi sono fatta una ragione della distanza generazionale, quando vedo gli adulti comunicare così, resto davvero perplessa. C’è chi ti dice: ‘E’ la stessa cosa di un messaggio ma faccio prima’. E no. Non è la stessa cosa. Un messaggio scritto in alternativa ad una chiamata lo mandi quando non puoi parlare. Se puoi parlare, anche per dire una frase, chiami e senti in la reazione in diretta. Almeno il contatto voce non lo perdi. Quando mi è capitato di riceverne  uno su whatsapp da un amico la mia risposta – rigorosamente scritta – è stata: ‘Ma hai finito il credito?’. Per me non esiste una via di mezzo: o scrivi o parli. Il messaggio vocale lo capisco solo se te ne servi per cantare gli auguri di compleanno. Anche se, personalmente, continuo ad apprezzarli di più se live.

Buon fine settimana e che sia pieno di belle parole, a prescindere dalla modalità di invio.

Il buongiorno del 16 novembre

IMG_5660-0.JPG
Ármati di penna, così dice un vecchio slogan di Amnesty International. E negli anni in cui ne sono stata un’attivista ho toccato con mano quanto possa essere vero. E quanto le parole possano essere davvero armi potenti.
Perché le parole possono offendere o difendere. Esaltare i cuori o umiliarli. Convincere o allontanare per sempre. Possono essere pulite o sporche. Trasparenti come cristallo o dense e impenetrabili come il fango. Possono essere leggere e positive o pesanti come macigni. Possono amare o odiare. Possono essere belle o bruttissime. Possono essere sincere o false. Possono essere scandite o sputate di corsa. Possono far sognare o far cadere nell’incubo più profondo.

Ma soprattutto possono cambiare le cose.

Io ancora ci credo. Ed è per questo che per dare più potenza alle parole, che non ho mai smesso di pronunciare, ho ripreso a scrivere. Ed è per questo che, soprattutto, non smetterò di farlo.

Buongiorno alle parole e ai cuori limpidi che sanno partorirle!

C’è un bel post di Barbara di tuttoilmondoateatro che consiglio di leggere sul tema:
https://tuttoilmondoateatro.wordpress.com/2014/11/15/le-parole-che-parlanouna-nuova-lezione-di-teatro/

Immagine dal web trovata per me da Martin 🙂

Il buongiorno del 19 settembre

Credo nelle sensazioni. E ho imparato più che a riconoscerle a tenerne conto. Fino a poco tempo fa, infatti, ho dato più importanza alle dichiarazioni che alle sensazioni. Pensando che le prime tradissero meno delle seconde. E mi sono accorta di quanto non sia affatto così. Non si può giudicare di pancia ma almeno mettere sullo stesso piano pancia e cervello sì, si può. E dare fiducia ai propri sensori può aiutare, spesso, ad evitare situazioni spiacevoli. Ma per dare fiducia ai sensori ci vuole coraggio. Ovviamente non parlo di fare come quelli che chiamano sensazioni i pregiudizi. Parlo di ascoltare chi ci è accanto e quello che ci dice con tutti i sensi, non solo con l’udito. Di mettere in discussione le parole che ci vengono dette, più di quello che proviamo. Non è facile. Non solo perché gli altri si camuffano. Ma anche perché ci sono parole di cui abbiamo bisogno e, in certi momenti, pur di sentircele dire siamo disposti a credere a chiunque. Soffocando con determinazione qualsiasi vocina cerchi di metterci in guardia. E questo non vale solo per l’amore. Vale per tutto.
Mettersi in ascolto completo all’inizio è più faticoso ma, man mano che ci si allena, diventa naturale. O meglio torna ad essere naturale. E riserva sempre sorprese. Anche bellissime. Perché le parole possono coincidere con i fatti e perché funziona anche al contrario. Silenzi o parole distanti possono nascondere tesori inaspettati.
Buongiorno a chi si sveglia presto e a chi lo fa con più comodo.