Reale fine settimana 

  
E poi arrivo alla stazione convinta di poter anticipare il treno, di poter arrivare a casa ad un’ora decente ed invece no. I treni sono tutti pieni e sono costretta a passare più di due ore alla stazione. 

Dopo aver passato al setaccio tutti i negozi, cercando di ingannare il tempo, stramazzo su una delle sedie di metallo della galleria adiacente i binari, dove facce stanche, valigie, buste e zaini si susseguono senza soluzione di continuità. Mi guardo in giro, cercando di trovare qualcosa che mi distragga. Che mi tolga da dosso questo dolore dagli occhi gonfi di stanchezza e di lacrime senza successo.

I momenti di calo della tensione sono i peggiori. Ti costringono a fare i conti, tutti, quando sei talmente a pezzi che non riusciresti a vedere rosa neanche una vincita al Superenalotto, figurati un periodo complicato come questo.  Mi sa che qualcuno mi ha sentito dire che mi piacciono le sfide e deve avermi presa un po’ troppo sul serio. A questo punto rettifico: mi piacciono le sfide ma anche sorprese e regali.

A proposito di sorprese e regali ieri quando sono arrivata nella mia camera in albergo, ho trovato 3 rose rosse. Pensavo al solito (😜?!) ammiratore e invece no. Due persone speciali avevano pensato di spedirmi il loro affetto. E sono sicura che neanche loro avrebbero mai potuto immaginare quanto quel gesto mi avrebbe fatto piacere. Ed il tortino al cioccolato, con cui ho concluso la cena solitaria, ha fatto il resto. 
 

Mi viene in mente quando ho iniziato a viaggiare per lavoro e detestavo cenare da sola. A volte preferivo evitare piuttosto che stare li, imbarazzata, a mangiare senza nessuno con cui condividere quel momento. Quanta tenerezza a ripensarci. Oggi mangerei pure in mezzo ad un crocevia come Calindri ai bei tempi del Cynar.

La settimana si è conclusa con tanti sentimenti ed emozioni contrastanti. Alti e bassi senza passare dai medi.  Pensieri che affollano la testa senza pietà. Passo dalla didattica innovativa al cambio di stagione, dal treno da prendere lunedì alla ricetta per far fare le analisi a Marco, da questo viaggio di ritorno pesante e faticoso, e non solo per la stanchezza, alla spesa da fare. 

Il treno è pieno di bambini che frignano, si lamentano, urlano. Per evitare effetti da sindrome di Erode mi sono presa un bicchiere di prosecco, ho buttato la testa indietro e sto provando a rilassarmi. Magari mi addormento. Magari russo. Magari vinco io.

    Il buongiorno del 21 dicembre

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    Ieri sera dopo l’ennesima cena di pre-festeggiamento del Natale sono crollata. Serata piacevolissima ma ci sono arrivata talmente stanca che anche godersela non è stato facile. Tornata a casa ho immediatamente chiuso gli occhi ma mi sono trovata già sveglia alle 5. Senza motivo. Probabilmente perché, come mi dico sempre, il coma ristora più del sonno normale. Ma considerato che alle 9:30 dovrò di nuovo essere fuori di casa per accompagnare Marco ad una gara sociale, mi viene da piangere (non figurato!).
    Fortunatamente lunedì sarà il mio ultimo giorno di lavoro prima di un abbondante periodo di ferie. E questo mi rincuora non poco. Oggi pomeriggio sarà dedicato a finire tutti i pacchetti, a preparare la borsa di Marco che passerà qualche giorno con il padre e ad organizzare anche un programma per evitare di portare i compiti all’ultimo giorno utile. E, con questo, anche oggi sarà finito.
    ‘Prenderei un treno e… ‘ quante volte l’ho pensato e quante l’ho detto. Stavolta lo faccio. Ho deciso. Vado. E torno per la vigilia. Mi faccio questo regalo. Una piccola follia per riprendere fiato. Mescolarmi alla frenesia di chi parte, chi aspetta e chi arriva per prendere le distanze da ciò che non mi appartiene. Perché anche le metafore vanno aiutate. E perché ne ho maledettamente bisogno. Una sera, solo una sera, con il mondo fuori. E poi, il giorno dopo, un bellissimo viaggio di ritorno.
    Di abbracci. Di bentornata (figurato e non!).

    Buongiorno a chi parte e a chi arriva. A chi vuole andare ma sempre e solo per tornare. A volte anche solo in sé.

    Auguri alla mia nipotina che oggi compie gli anni e a cui voglio sempre un mondo di bene. Perché le parentele del cuore non cessano mai di esistere.❤️

    Il disegno è un regalo del mio fantastico amico Roberto.

    Il buongiorno del 24 settembre

    Ieri, dopo mesi, mi sono arrabbiata (e tanto!) per una questione in ufficio. Bellissimo. Cosa c’è di bello? Che la guarigione della mia anima si è compiuta o comunque è vicina. Perché tornare ad utilizzare le emozioni per la normalità della vita, è il segnale che quel viaggio al centro di noi stessi, necessario ma che ci ha fatto tanto soffrire, è finito o, quanto meno, sta per finire. E checché ne dicano, solo il Dalai Lama, dopo un percorso di questo tipo, riesce anche ad avere il giusto distacco dalle cose del mondo. Noi umani, se usciamo vivi dalla centrifuga che tocca subire a chi decide di cambiare percorso per non sopravvivere ma vivere, grasso che cola se la possiamo raccontare. E quando arriva il giorno che si rompe la lavatrice ed invece di piangere a dirotto per la caducità che ci circonda, decidiamo di chiamare il tecnico, venuto un mese prima, e dirgliene quattro, dobbiamo festeggiare alla grande. Vuol dire che siamo tornati.
    Per quanto mi riguarda, immagino che ci sarà ancora qualche strascico.
    Ci sono cose a cui, nonostante tutte le riflessioni profonde dedicate, non sono venuta ancora a capo. E le indagini non si fermano. Perché, cosa, come… Ieri, per esempio, dopo lo stranimento lavorativo, ho pensato all’operazione rimandata e ai programmi saltati e poi, per non farmi mancare nulla, ho regalato un morso di approfondimento anche all’ultima delusione. Ma solo perché dopo avevo una riunione, altrimenti sarei risalita indietro, episodio dopo episodio, fino magari ai tempi del liceo. O come dice una mia cara amica, fino a quello stronzo di Adamo.
    Non devo avere fretta: ho imparato che il dolore non si salta e, peraltro, non credo me ne sia rimasto molto da processare.
    Ieri sera ho letto un articolo di un blogger che parla del vento forte che avvolge le persone che non si accontentano. Mi è piaciuto. Perché parla anche di uomini. Se vi va, vale la pena: http://pinocchiononcepiu.com/2014/09/08/unaltra-giornata-di-vento-forte/

    Buongiorno!