Ti amerei se solo non avessi altro da fare

  Mai incontrato nessuno che vi giura amore sempiterno e poi vi mette in coda anche rispetto al disbrigo pratiche?

Da quando la De Filippi ha sdoganato il rimorchio della terza età, quelli della seconda età hanno la sensazione di avere ancora tutta la vita davanti. Che se è bello dal punto di vista poetico, non lo è dal punto di vista pratico. Perché andare troppo alle lunghe può  presentare rischi non banali anche di tenuta fisica. 

Il mondo maschile, in questo senso, è sicuramente meno consapevole della fatale umana scadenza. 

Ci sono quelli che, a ridosso dell’età da casa di riposo, hanno ancora paura di perdere la libertà. Si sentono ancora nel fiore degli anni e non sono ancora pronti per fare una scelta. Non hanno ancora incontrato la donna della loro vita. Probabilmente non è ancora nata. Forse è per questo che la ricerca si sviluppa costantemente su un target almeno a -20 rispetto alla loro età anagrafica. Sono quelli che finiscono per perdere la testa per la badante.

Poi ci sono quelli che, dopo storie matrimoniali o giù di lì in cui si sono sentiti stretti, non vogliono più rinunciare ai loro interessi. Guai a chiamarli non solo durante una partita di calcio ma anche durante la replica dell’ultima competizione di golf. Alzano il telefono distratti, sbagliano il tuo nome, insomma l’unica possibilità per vederli è regalargli due biglietti per la Champions col rischio che ti ringrazino e ti dicano che ci vanno con #Gigichenonvedoloradidirglieloseiunagrande.

Poi ci sono i romantici. Quelli che si innamorano di te ma potrebbero innamorarsi, con la stessa passione, anche di una scarpiera. Hanno bisogno di un oggetto non di un soggetto a cui rivolgere i loro pensieri. Pensieri. E a tempo determinato. Se ti capita di chiamarli fuori dagli schemi, senti voci incredule che annaspano. Sono sul lavoro o a fare la spesa e tu lì che c’entri? Ti amano ma il carrozziere ha la priorità.

Ovvio che non sono tutti così, ci sono pure quelli che ti fanno sognare. Quelli che appaiono di notte e la mattina quando apri gli occhi non ci sono più. 

Buonanotte!😜

Pronta ed efficace rappresentazione del buon Roberto.

Il buongiorno del 25 novembre

cinderellaCi sono giornate in cui si accumulano episodi che riuscirebbero a far stare male anche solo se accadessero uno per volta e diluiti nel tempo. E che tutti insieme provocano un dolore così profondo da non riuscire più neanche a sentirlo. Come le ustioni più gravi che distruggono le terminazioni nervose. Perché di fronte alla mancanza di attenzione, di rispetto, di considerazione; di fronte all’essere una questione secondaria da sacrificare rispetto a più alti personali obiettivi; di fronte all’indifferenza nei confronti degli altrui sentimenti; di fronte alla mistificazione messa in atto per salvare inutili reputazioni; di fronte all’ingratitudine; di fronte per dirlo in una parola alla cattiveria – che se non è volontaria è anche peggio perché vuol dire fare del male a qualcuno senza un obiettivo ma per ignavia – anche una come me, che non la regala mai, va al tappeto e ci resta tramortita. E non gli va più di alzarsi. E sente addosso non una frustrazione ma la più grande delle incazzature. Quella di essere costretta ad interpretare senza soluzione di continuità il ruolo di Cenerentola. Ma non nella fase della catarsi. Sempre e solo nella fase pavimenti da lavare che prima o poi il ballo arriva. Quella che fa pena perché insiste e non se ne fa una ragione. Quella che è una povera illusa. Quella che pensa che prima o poi le cose cambieranno. Quella ridicola che si rialza ogni volta come uno di quei giochini a molla di quando eravamo piccoli.
Sono forte, lo so e me lo dicono in tanti. Mi alzerò anche questa volta come sempre. Ma ogni volta mi fa sempre più fatica. E lo ammetto, il sogno di farcela comincia a lasciare il posto a quello in cui qualcuno mi dica, ‘non ti preoccupare, d’ora in poi a te ci penso io . Con un gran finale, comprensivo di colonna sonora, alla ‘Ufficiale e gentiluomo’.
Non so se quest’ultima idea di romanticismo alla Baglioni sia più facilmente realizzabile di quella dello sturm und drang. A occhio e croce direi di no. Ma devo ammettere che in queste notti mi tiene compagnia più della seconda.

Buongiorno alle Cenerentole (e ai Cenerentoli) soprattutto a quelle/i ribelli. Buongiorno alle matrigne e alle sorellastre che tanto si sa che fine fanno. Ai Re e alle Regine. Buongiorno ai ciambellani e ai cavalli bianchi che a mezzanotte tornano sorci. Buongiorno a noi che nessuno ci ha detto che i sogni appartengono alla fantasia più delle favole e che non ci arrendiamo a vederli realizzati. Tutti. Che è l’unico modo per portarne a casa qualcuno.

 

Regalino di Roberto Luciano per farmi sorridere (e come al solito c’è riuscito!)

Il buongiorno del 28 settembre

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Nel corso della vita ci sono anni più importanti di altri. O forse, meglio, ci sono anni che ospitano eventi importanti e che per questo ricordiamo a memoria e senza fare conti. Eventi felici ma anche tristi. Eventi che, in ogni caso, hanno dato un indirizzo nuovo alla nostra vita. Ognuno ha i suoi e anche se alcuni coincidono come quello del matrimonio o del primo lavoro, altri sono del tutto personali perché sarebbe anche difficile spiegare cosa ci sia di così speciale a chi non li abbia vissuti. A questa categoria appartiene, per me, il 2014. Che seppure non ancora finito, grazie alla sua densità, si è già guadagnato un posto tra le milestones della mia esistenza.
In sostanza, quelli che ricordiamo sono quelli che c’è un prima e poi c’è un dopo. E apparentemente ci sono dopo col segno ‘+’ (più) e dopo col segno ‘-‘ (meno). Apparentemente, perché tutti abbiamo la possibilità di trasformare quei meno, quelle assenze o quelle perdite, in qualcosa di speciale. Farne altro e migliorarci. Dargli un senso. Utilizzarne il superamento per ricominciare, rinascere. Per avere un nuovo orizzonte davanti da ammirare o a cui tendere. Ovviamente i dopo col segno positivo sono più facili. Ma anche lì, per quelli che fanno la differenza, la fatica probabilmente c’è stata prima. Non si scappa. Perché ovviamente io parlo di quello che conosco. E per me e per chi mi circonda la vita è bella ma faticosa. Le nostre vite sono state regalate alla nascita ma poi ce le siamo dovute guadagnare giorno dopo giorno. Ovviamente siamo pur sempre dei privilegiati, rispetto a tanti nel mondo che si guadagnano non di vivere ma di sopravvivere, ma come dire nella scala della fatica c’è comunque qualcuno che non ci è salito mai. E non sono pochi quelli che la fatica non sanno neanche dove sta di casa. Quelli che è tutto facile. Tutto regalato. La nascita e il prosieguo. Ma alla fine nulla di invidiabile davvero. Perché qui si sta parlando di prima e di dopo. Di vite emozionanti, di successi sudati, di gioie piene perché di pieno si conosce pure il dolore, di allegria che viene dallo stesso cuore in grado di ospitare tristezze profonde. Di talenti del cambiamento. Di uomini e donne degni di questo nome. Di alti e bassi. Di funzioni matematiche che creano grafici complessi ma affascinanti. Mica stiamo parlando della costante K. Quella che associa sempre ad ogni variabile lo stesso valore. Ho sempre detestato la costante K, facilissima da rappresentare ma senza carattere. Senza un prima e un dopo. Noiosa. Come quelli che non si giocano la vita perché qualcuno l’ha già giocata per loro. Certo, ognuno di noi ha desiderato, almeno una volta, di poter vivere così, almeno per un po’. Per riprendere fiato. Si chiamano sogni. E anche quelli ce li abbiamo solo noi. E non è poco.
Buongiorno di sole caldo e luminoso!

Il disegno è un regalo di Roberto Luciano a ricordarmi che in realtà c’è una costante nella mia vita che amo davvero e sono gli amici come lui.