Il buongiorno del 5 febbraio

Gli eventi traumatici della vita o ti uccidono o finiscono per renderti più forte e consapevole. La mia separazione, per esempio, ha attraversato i miei giorni come uno tzunami ma oggi a quasi due anni data è solo uno spartiacque. Quello che mi consente di distinguere tra un prima e un dopo. Tra una prima vita e una seconda. E di guardare a questa mia second life con un’attenzione che non ho avuto nella precedente. Nel mio caso la frattura del divenire è stata decisa. Ad altri succede. Nel mio caso più di qualcuno mi ha detto che sono una donna coraggiosa ad aver rinunciato al sicuro per l’insicuro in un’età in cui di solito si pensa all’arrivo della maturità e a godersi le sicurezze, non certo a ricominciare. Ci ho pensato e, detto che non mi sento ancora sulla via del tramonto (!), credo in tutta sincerità che ci voglia più coraggio a restare dove non ci piace più stare che ad andare via. Che ognuno proietti sugli altri il proprio mondo e che mi dispiace, in questo senso, che ci sia chi alla mia età pensi a che l’unica alternativa possibile sia tirare i remi in barca. Al contrario considero un vero regalo questa seconda chance anche perché non è detto ne seguirà, nel caso, una terza. Me la coccolo. Me la costruisco giorno dopo giorno. Decidendo, ove possibile, cosa voglio ci sia e cosa no. Chi voglio dentro e chi no. Con un cinismo che non pensavo mi appartenesse. Contro nessuno. Solo per me. E di conseguenza per Marco.
Mentre scrivo fuori diluvia. Fuori. Fuori tuoni, lampi, scrosci di pioggia. Li sento. E come sempre mi prende una sensazione di incomprensibile timore che combatto riacciuffando la certezza, che sembra ogni volta vacillare, che sono al sicuro e che lo è anche mio figlio. Esattamente come nel quotidiano. Paure da ricondurre e certezze da spolverare. Sorrido. E mi sento felice. Ce la posso fare.

Buongiorno… Oggi il sole fuori stenterà, accendiamo quelli dentro.

Il buongiorno del 9 novembre

IMG_5589.JPG
‘Sono sicura che da qualche parte del mondo ci sia qualcuno a cui possiamo piacere così come siamo’.
‘Sono sicuro che non ci sia nessuno al mondo che potrebbe piacermi’. Lo guardo e lui finisce ‘A parte lei!’.
Un incontro in tuta da ginnastica con qualcuno con cui le formalità non hanno necessità di esistere. Chiacchiere in libertà in una calda serata di novembre per allungare di due ore una giornata di quelle che non vorresti finiscano mai. Che non è il tuo compleanno, il tuo matrimonio o quella in cui è nato tuo figlio. Semplicemente stai bene. C’è stato il sole, tutto si è incastrato. Anche un caffè con cioccolato da 1000 calorie. Qualcuno ha guidato per te, e non solo l’auto. Hai trovato la tua amica in ospedale con il sorriso più bello che le hai mai visto addosso. Sei tornata a casa, ti sei messa comoda. Ti sei accorta di avere fame ma senza voglia di cucinare. E che sono bastati un paio di messaggi per risolvere anche questo. Perché dopo poco sei in moto con un casco degli anni ’60 in testa, allacciata alla schiena di qualcuno con cui le formalità non hanno necessità di esistere. E a cui puoi dire, senza problemi, ‘accompagnami a mangiare un panino’. Qualcuno che, paradossalmente, hai ritrovato con il pane ma senza denti. Che si strugge per un amore che non sa più se sia l’amore giusto ma che continua a volere. Almeno per un altro tempo. Perché la vita finisce e non si ha più tempo. Che provo a convincerlo che non è depresso ma triste. E che per farmi capire che comprende il mio sforzo, sostituisce nella conversazione depresso e depressione con triste e tristezza. Pur se sappiamo entrambi che non ci crede neanche un po’. Che mi riaccompagna a casa e mi dice che aspetta io salga ed accenda le luci. Che gli dico con un sorriso di andare, che non ce n’è bisogno. Perché, pur apprezzando molto quella gentilezza gratuita e genuina, mi piace di più godermi quella riconquistata sensazione di potercela fare da sola che ho addosso. Non gridata o arrabbiata. Semplicemente, pacatamente esistente.

Davvero una bella giornata di riconciliazione con il mondo. Alcuni lo chiamano riprendere fiato.

Buona domenica.

Il disegno è la buona domenica di Roberto. ❤️

Il buongiorno del 20 dicembre

Ultimo giorno in ufficio prima delle ferie. L’atmosfera è quella del pre-vacanza scolastico. I saluti sono cominciati da ieri. Così come l’arrivo delle mail cariche di indirizzi in cui è facile riconoscere le variegate personalità dei mittenti. C’è chi, anche in questa occasione, non riesce a non copiare. Chi esibisce la sua cultura, chi approfitta per raccogliere fondi, chi vuole regalare una risata o anche solo un sorriso. E chi semplicemente vuole dire alle persone con cui divide il quotidiano che gli vuole bene. Da lunedì cominceranno ad arrivare anche gli sms. Per qualche giorno un gran traffico di parole e sentimenti. Bellissimo. Io comunque, cara Branka (così chiamerò la mia lettrice ideale) non sono ancora riuscita a finire di fare i regali 🙂 Buongiorno!