Il buongiorno del 18 aprile

Difficile sentire del suicidio di una donna. Tanti piccoli imprenditori, dirigenti, padri di famiglia ma non ricordo di donne. Sarebbe facile attribuire una maggiore forza a queste ultime, e forse è anche così. Credo, invece, che questo sia il pegno da pagare per l’appartenenza ad una società maschilista che se attribuisce all’uomo un ruolo di comando contestualmente lo aggrava di un ruolo sociale in cui il lavoro e poi il successo professionale sono elementi necessari per essere riconosciuti. Il primo direte lo è per tutti. In realtà non è così. Il lavoro nobilita l’uomo. Ad una donna si pone ancora oggi, in modo naturale, la domanda ‘tu lavori?’ Mentre mai a nessuno verrebbe in mente di chiederlo ad un uomo. Una donna che lavora, una donna che ottiene successo nel suo campo affronta mille difficoltà per affermarsi su percorsi disegnati per gli uomini ma non subirà mai la pressione sociale riservata a questi ultimi. Un uomo che perde il lavoro, un uomo che non ottiene un riconoscimento o un avanzamento di carriera subisce un danno economico ma ancor di più morale. Deve darne conto. Una donna subisce il primo ma mai o quasi mai il secondo. Questo per dire che una società asimmetrica non è mai dannosa solo per una parte. E mai solo per la parte che sembra più debole. Condivisione, corresponsabilità, riconoscimento reciproco. Finché non li faremo nostri non staremo bene. Forse bisognerebbe proprio ricominciare da qui.
Buongiorno.

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