Le donne so’ diverse….

Al mare c’è poca gente. Mi godo il sole sdraiata sul lettino. Da dietro arrivano le chiacchiere di due uomini. ‘A Mario a ‘n omo je piace ave’ tante amiche, ‘na donna è diversa se se innamora de ‘n artro la lascia la famija. Mica ce tiene come ‘n omo!. (Traduzione per gli extra GRA: Mario, ad un uomo piace avere tante amiche. Una donna è diversa, se si innamora di un altro è capace di lasciare la famiglia. Dimostrazione che non tiene alla famiglia quanto un uomo!

Il buongiorno del 29 maggio

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Passi una vita ad essere una donna forte. Una su cui si può sempre contare. Una che non cade. Una con il sorriso in tasca. Una che una soluzione vedrai che la trova. Una che non la smuovi. Poi succede qualcosa che mette a nudo la tua fragilità. Ti senti persa. Tutto sembra crollare, soprattutto tu. Ti viene da piangere e versi tutte le lacrime che per anni non hai versato. Ti spaventi e spaventi chi non ti ha mai visto così. Hai paura di non riuscire ad uscirne. Non sei abituata ad abitare un baratro e piangi anche per questo. Opponi resistenza, ti ribelli. Non è uno stato che ti appartiene. E più ti opponi più scendi giù. E ti terrorizza il fantasma della depressione. Poi qualcuno ti dice che il dolore, da dovunque provenga, va accolto. E che è bello scoprire di non essere invincibile. Che è bello scoprire che puoi fermarti. Che non succede nulla. Anzi succede, solo, che scopri di avere una rete di protezione che non avresti mai immaginato. Che non c’è patologia ma sei triste perché c’è, semplicemente, un motivo per esserlo. O anche solo perché hai bisogno di lavare, con lacrime liberatorie, tutto il lungo percorso che hai fatto e hai colto un’occasione. Ma che in ogni caso si tratta di tristezza intensa perché di qualità. Quella di chi ha deciso di vivere ed è tornato a farlo. Assumendosi anche il rischio di sentirsi, talvolta, morire.
Sentirsi, non morire.
Se è così, non durerà molto.
Buongiorno bello e impossibile!

Il buongiorno del 18 aprile

Difficile sentire del suicidio di una donna. Tanti piccoli imprenditori, dirigenti, padri di famiglia ma non ricordo di donne. Sarebbe facile attribuire una maggiore forza a queste ultime, e forse è anche così. Credo, invece, che questo sia il pegno da pagare per l’appartenenza ad una società maschilista che se attribuisce all’uomo un ruolo di comando contestualmente lo aggrava di un ruolo sociale in cui il lavoro e poi il successo professionale sono elementi necessari per essere riconosciuti. Il primo direte lo è per tutti. In realtà non è così. Il lavoro nobilita l’uomo. Ad una donna si pone ancora oggi, in modo naturale, la domanda ‘tu lavori?’ Mentre mai a nessuno verrebbe in mente di chiederlo ad un uomo. Una donna che lavora, una donna che ottiene successo nel suo campo affronta mille difficoltà per affermarsi su percorsi disegnati per gli uomini ma non subirà mai la pressione sociale riservata a questi ultimi. Un uomo che perde il lavoro, un uomo che non ottiene un riconoscimento o un avanzamento di carriera subisce un danno economico ma ancor di più morale. Deve darne conto. Una donna subisce il primo ma mai o quasi mai il secondo. Questo per dire che una società asimmetrica non è mai dannosa solo per una parte. E mai solo per la parte che sembra più debole. Condivisione, corresponsabilità, riconoscimento reciproco. Finché non li faremo nostri non staremo bene. Forse bisognerebbe proprio ricominciare da qui.
Buongiorno.