Il buongiorno del 29 maggio

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Passi una vita ad essere una donna forte. Una su cui si può sempre contare. Una che non cade. Una con il sorriso in tasca. Una che una soluzione vedrai che la trova. Una che non la smuovi. Poi succede qualcosa che mette a nudo la tua fragilità. Ti senti persa. Tutto sembra crollare, soprattutto tu. Ti viene da piangere e versi tutte le lacrime che per anni non hai versato. Ti spaventi e spaventi chi non ti ha mai visto così. Hai paura di non riuscire ad uscirne. Non sei abituata ad abitare un baratro e piangi anche per questo. Opponi resistenza, ti ribelli. Non è uno stato che ti appartiene. E più ti opponi più scendi giù. E ti terrorizza il fantasma della depressione. Poi qualcuno ti dice che il dolore, da dovunque provenga, va accolto. E che è bello scoprire di non essere invincibile. Che è bello scoprire che puoi fermarti. Che non succede nulla. Anzi succede, solo, che scopri di avere una rete di protezione che non avresti mai immaginato. Che non c’è patologia ma sei triste perché c’è, semplicemente, un motivo per esserlo. O anche solo perché hai bisogno di lavare, con lacrime liberatorie, tutto il lungo percorso che hai fatto e hai colto un’occasione. Ma che in ogni caso si tratta di tristezza intensa perché di qualità. Quella di chi ha deciso di vivere ed è tornato a farlo. Assumendosi anche il rischio di sentirsi, talvolta, morire.
Sentirsi, non morire.
Se è così, non durerà molto.
Buongiorno bello e impossibile!

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