Il buongiorno del 5 ottobre

Mi sono svegliata alle 4, troppo presto per alzarmi se voglio arrivare viva alla fine della giornata ma non c’è verso di riprendere sonno. In questo periodo il fine settimana non mi basta per recuperare la settimana lavorativa. Non riesco in due giorni a spegnere completamente il cervello. il da farsi è talmente tanto che anche quando faccio cose divertenti e rilassanti la mia testa fugge al dovere. Casa, famiglia, lavoro. Ogni ambito ha la sua lista che si ripopola senza soluzione di continuità ogni volta che mi sembra di essere giunta a buon punto. Effetto Penelope. Con la differenza che non sono io a disfare quanto prodotto e non aspetto nessuno. Sono semplicemente vittima di fenomeni paranormali. In casa si sta ribellando ogni cosa, dall’elettricità all’acqua, alla porta. Mio figlio è stato sicuramente rapito dagli extraterrestri che in cambio me ne hanno lasciato un altro a cui non sta bene nulla: dalla sua stanza, all’alimentazione, ai tempi di studio e di relax, con una propensione al dibattito che neanche nei migliori anni ’70. Per arrivare al lavoro in cui mi capita, invece, più o meno la stessa cosa di quando entro dal parrucchiere  sicura di necessitare di una semplice messa in piega e invece mi convincono che sono indispensabili un trattamento alla keratina, un nuovo colore, mèches, shatush e acconciatura da cerimonia.

Nonostante ciò, sta iniziando un’altra settimana ed è comunque, sempre, senza alcun dubbio una gran bella notizia. 

Mai dimenticarlo. 

Mirandola

Ieri ero a Mirandola un nome che sa di favola e forse non a caso.

E ieri ho avuto il privilegio di conoscere delle persone straordinarie che hanno saputo trasformare un evento catastrofico in una opportunità. Che hanno saputo pianificare la ripresa con fatica e determinazione ed oggi guardano, fieri, a quello che non hanno semplicemente ricostruito, ma costruito meglio. E, aggiungo perché degno di nota, con il piglio di chi non ha finito: che sa che c’è sempre qualcosa che si può fare di più e meglio. Un’Italia del fare in silenzio di cui non si parla abbastanza e che invece dovrebbe davvero diventare l’icona del ‘ce la possiamo fare’. Un modello da sposare per ripartire.

Tornando a casa, ieri, ho pensato che questa storia è anche una bellissima metafora della vita. Ognuno di noi può subire terremoti. Vedere la sua vita andare in pezzi per mille ragioni. E di fronte alla macerie si può restare immobili a lamentarsi per il destino infausto, decidere di raccattare i pezzi e rimetterli insieme esattamente come erano, o cogliere l’occasione per tentare qualcosa di completamente nuovo. La terza è la strada più difficile perché apparentemente si resta per un po’ sospesi nel tempo: senza passato e senza futuro. Ed è quella che in pochi decidono di percorrere. Ma, a guardare bene, è l’unica che può consentirci di vivere a pieno il presente senza dimenticare da dove veniamo e guardando con fiducia a dove stiamo andando.

A Mirandola la via dove risiede il nuovo polo didattico è intitolata al 29 maggio, il giorno del terremoto. Al dolore di ciò che hanno perso hanno dedicato la rinascita.

Una grande lezione davvero. E pensare che ero andata lì, solo con l’intento di conoscere qualcosa in più su un nuovo laboratorio di robotica applicata al settore biomedicale.

Il buongiorno del 29 novembre

Ho sempre creduto possibile l’amicizia tra uomo e donna e in quest’ultimo periodo oltre ai semprepresenti, mi è capitato di vedere vecchi amici che non sentivo da tempo o che comunque non vedo spesso o anche nuovi amici che sono entrati da poco nei miei giorni. Lo trovo un punto di vista privilegiato da cui osservare l’altra metà del cielo ‘nature‘. Perché in questi incontri non c’è bisogno di mettere in campo barriere, di difendersi, di attuare reciproche strategie e ci si scambia ciò che si vede da punti di osservazione diversi. Riguardo al lavoro, a ciò che si è costruito, a dove si è arrivati, all’amore e al futuro. Ci si trova uguali e diversi ma allo stesso tavolo con la voglia di capirsi. E di capire, attraverso il testimone amico, il genere a cui non si appartiene. Mi piace ascoltarli guardandoli negli occhi. Fargli domande, sottoporgli questioni. Perché sentendoli parlare, il trasporto è tale che in certi momenti mi viene da pensare che siamo noi donne a non capirci o ad averci capito nulla. Ma non è così. Anche grazie a queste piacevoli sessioni sono arrivata alla conclusione che non ci sono situazioni sbagliate ma solo aspettative sbagliate. Perché non pretendibili in assoluto o anche solo in quella circostanza o da una persona in particolare. Che vale per tutto. Per il lavoro, per l’amicizia e per l’amore.

E a proposito di amici ce n’è uno per me molto speciale che oggi compie 50 anni ma sembra un ragazzino. Perché non ha mai smesso con determinazione di esserlo. E questo oltre a non impedirgli di raggiungere il successo, non gli ha mai impedito di essere un Uomo. Gli voglio bene da 35 anni e anche se non ci sentiamo spesso e non ci vediamo quasi mai, sappiamo di esserci reciprocamente. E ogni anno il giorno del suo compleanno è tradizione che gli ricordi da quanti anni gli faccio gli auguri. Tradizione che anche quest’anno sono felice di essere riuscita a reiterare.

Buongiorno a lui e a tutti in questo sabato che questa settimana ho aspettato con tutta me stessa.