Concetta

Questo mese tanti bei compleanni. 

Oggi è il compleanno ufficiale di Concetta. Ufficiale perché di fatto non nacque il 14 ma il 13 giugno di 50 anni fa, in casa, ed ebbe in regalo questo giorno dal padre che ne registrò l’esistenza con 24 ore di ritardo. Un giorno di anticipo sulla vita che non ha mai perso. Perché lei arriva sempre prima (a parte la mattina che continua a non riuscire a svegliarsi). Prima al punto da risultare spesso incompresa dal mondo di mediocri che la circonda. Mediocri che si illudono di essere migliori solo perché dalla parte privilegiata della barricata. Mediocri che si illudono. Punto. 

Perché una come lei non si rassegna. Una come lei resiste. Una come lei combatte: #finoallafine. E non ce n’è per nessuno.
Cara Conc fai bene a festeggiare. Ancora una volta stai solo portandoti avanti. 
Buon compleanno! ❤️

Il buongiorno del 13 marzo

Ieri sera torno a casa e trovo Marco dolorante. Una scheggia gli era entrata nel piede il pomeriggio a scuola e all’uscita il padre, io non potevo, era dovuto andare a prenderlo per portarlo a casa non riuscendo, a sua detta, a fare a piedi neanche i 200 metri che ci sono dalla scuola al portone di casa. Lo aveva preso e lasciato a riposo, non prima di essersi accertato della non gravità della questione. Ma, colpo di scena, solo dopo pochi minuti dal saluto a quest’ultimo, il dolore era cresciuto e diventato forte a tal punto da determinare una raffica di telefonate e messaggi a me diretti (non al padre che era uscito dall’ufficio e quindi più vicino per dargli soccorso) tali da indurmi, ad un certo punto, a lasciare tutto e a tornare per verificare se il piede fosse da amputare. Arrivo trafelata e non faccio in tempo ad aprire la porta che mi chiede di portarlo al Pronto Soccorso. Lo calmo e prendo tempo. Gli pulisco meglio la zona incriminata, verifico che non ci sia più traccia di corpi estranei, gli metto una pomata e gli do una tachipirina per il dolore, che sono certa sia determinato più dalla paura che da altro. E contratto con lui di aspettare una mezzoretta prima di decidere se andare da un medico. Dopo 10 minuti tutto sembra tornato nella normalità. Il piede gli fa ancora male ma si riesce ad alzare. Preparo la cena, mangiamo e poi dopo aver sistemato (io!), ci mettiamo a letto a vedere Italia’s got Talent insieme. Mi chiede di abbracciarlo perché ha freddo. Mi trovo ‘sto salamone, ormai alto quanto me, addosso che si gode il suo riparo. Che in me, che lo abbraccio, si sente sicuro e garantito. E guardandolo pacioso penso a quanto sia più facile da piccoli trovare pace e serenità. E a chissà cosa darei per provare di nuovo quella sensazione assoluta. È un attimo perché subito dopo mi viene invece in mente quanto sia altrettanto meraviglioso poterla donare quella sensazione. Alla magia che, nonostante tutte le incertezze, le cadute, le fatiche quotidiane non sempre ben portate, ci rende per i nostri figli, quando sono in difficoltà, il migliore dei rifugi. Anche se due secondi prima ti hanno detto che non capisci nulla e/o anche che non li capisci e/o sei la peggiore delle madri. A quell’abbraccio che ti fa sentire che quel bambino cresciuto, che a volte neanche riconosci e disconosci, ha bisogno di te. Anche se non sembra. Anzi di più, quando non sembra proprio. E che te lo devi ricordare anche quando vorresti metterlo in collegio o chiedere un risarcimento danni al Telefono Azzurro che, sindacalizzando ‘sti ragazzini dalla più tenera età , ha finito per minare alle basi il concetto stesso di autorità genitoriale. Che per lui, anche se ti contesta, tu sei e sarai sempre la sua casa. Lo so, in alcuni momenti non è affatto immediato ricordarcelo. Segnamocelo.

Buongiorno di abbracci da ricordare. 

Il disegno rappresenta il ‘salamone’ visto dal mitico Roberto. 

Il buongiorno del 2 dicembre

Ieri sera mi sono infilata nel letto intorno alle 8 dopo aver cenato con Marco. L’antistaminico mi ha ucciso e ho combattuto tutta la giornata con la palpebra che si chiudeva. Marco invece doveva ancora finire i compiti. ‘Mamma fatti abbracciare e baciare’. È entrato sotto il piumone e mi ha stretto forte. E io dopo avergli stampato un bacio sulla guancia morbida gli ho detto ‘Faresti qualunque cosa per non studiare!‘ E lui senza neanche pensarci ‘Esatto!!’. Siamo scoppiati a ridere. Ultimamente gli fa più fatica del solito studiare e io non la prendo affatto bene. Gli dico, in continuazione, che deve fare solo quello e non sta che non lo faccia al meglio. Lo minaccio di punirlo. Lo punisco. Lo sgrido. Provo a parlarci con dolcezza.
Ieri sera dopo i baci e le risate pensandomi ammorbidita trova il coraggio di confessarmi che sta scambiando i compiti di spagnolo con quelli di geometria e quindi ha praticamente finito. Ricomincia la solfa da capo. Lui alla fine capitola e va a terminare di fare i compiti. Da lì non ricordo più nulla. Devo essermi addormentata in un intervallo della lite. Mi sono svegliata a mezzanotte. L’ho trovato sul divano con il libro sulla aperto sulla pancia. Spero con tutto il cuore che lo abbia letto e non usato per coprirsi. Ma potrebbe essere tranquillamente anche la seconda. Glielo chiederò fra poco. Incrocio le dita.
Ha tuonato e piovuto tutta la notte e come sempre succede quando mi addormento troppo presto, alla 3 ero già di nuovo, dopo la puntata di mezzanotte, con gli occhi aperti.
Il silenzio amplifica il precipitare dell’acqua. E penso che anche oggi sarà in salita se non riesco a riaddormentarmi almeno un’oretta. Fortunatamente questa settimana sarà corta e poi avrò un lungo ponte. Ci penso e per una volta capisco quello che deve provare Marco pensando alla scuola. Devo partire da qui, da questa sensazione, per dargli una mano. Ci penso.

Buongiorno alle illuminazioni che speriamo siano quelle giuste! (Sul prendere l’antistaminico la sera e non la mattina era facile e ci potevo arrivare pure prima!)