Il buongiorno del 19 novembre

À la recherche du temps perdu. Un profumo, un sapore, un’immagine e si torna, in un secondo, indietro nel tempo. A distanza di anni ancora ricordo quella lezione di letteratura francese che mi aprì le porte al concetto di macchina del tempo. E ho scoperto da poco che, a volte, quel viaggio scatenato dai sensi può anche riportare indietro non solo ricordi dolci a cui abbandonarsi ma anche ricordi che continuano, in barba a chiusure dichiarate, a fare male. E poi ci sono sensazioni fisiche che rimandano a eventi standard. Non legati a emozioni uniche ma, per così dire, ricorrenti. Ci pensavo ieri sera dopo una cena di lavoro, una volta uscita dal ristorante per tornare a casa.
Stanchezza. Leggero stordimento da mezzo bicchiere di vino in più, che a me me ne basta già mezzo per attivare il Carnevale di Rio. Le scarpe alte che fanno male specialmente camminando sui sanpietrini. Il freddo da sbalzo di temperatura dentro/fuori del locale. E per me è stato subito Capodanno. E a completare la ricostruzione ci hanno pensato le luminarie che incartano già da qualche giorno le strade in barba al caldo tropicale.
Entro in macchina e penso all’anno che è stato e a quello che sarà. Mi fanno fatica entrambi. Immagini del primo mi tornano negli occhi come in un film mentre il secondo è ancora senza aspettative e speranze concrete. Una macchina si accosta e mi suona. È una mia collega. La saluto e le rinnovo gli auguri (!). Arrivo velocemente nei pressi di casa. Sono vicina. Il tempo di attraversare il fiume e girare intorno alla Piramide. Porto la mia auto in garage. Il solo pensiero di camminare di nuovo, di affrontare la rampa con quei tacchi mi fa venire da piangere. Mi trascino. Arrivo al portone. Apro la porta. Mio figlio, prima di andare dal padre, ha lasciato tutto (e il concetto di tutto non è estensivo) in giro che sembra ci siano passati i ladri. Non ce la faccio neanche ad arrabbiarmi col pensiero. Mi tolgo il soprabito, le scarpe e mi abbandono sul letto. Solo 5 minuti per riprendermi. Solo 5 minuti. Ripasso mentalmente tutto quello che devo fare prima di lasciarmi andare al sonno contro cui sto lottando disperatamente. Devo struccarmi, lavarmi i denti, prepararmi per la notte, sistemare il sistemabile… Lavarmi i denti…
Apro gli occhi. Devono essere passati più di 5 minuti Ho lasciato qualche luce accesa. Guardo l’orologio sono le 6. Mi guardo addosso, sono ancora vestita. Ho voglia di lavarmi i denti. Voglio un caffè. Ho mal di testa. E soprattutto non è Capodanno.
Giornata in salita. E stasera anche il teatro. Sembra proprio la settimana delle feste natalizie durante la quale si coglie, chissà perché, l’occasione per uscire di più e fare più cose. Ma è ancora solo novembre. E sono già provata come al 2 gennaio.

È novembre ed oggi è il compleanno di Ester donna, dal sorriso e dall’abbraccio accogliente, che cucina mescolando agli ingredienti il suo immenso amore per gli altri e per la vita. E che rende immensamente felice chi siede alla sua tavola e attraversa i suoi giorni. Auguri Ester!

Buongiorno e tanti cari auguri anche agli altri, che pure se non è Capodanno fanno sempre comodo.

17 pensieri riguardo “Il buongiorno del 19 novembre

  1. Quei maledetti/benedetti 5 minuti…. 🙂
    Buongiorno alla tua giornata in salita, Maru! Spero che a quest’ora la prospettiva sia migliorata ed il percorso sia meno ripido del previsto.
    Buongiorno davanti a un caffè e ad un cielo con tratti di azzurro intenso, tra nuvole bianche ed un’aria decisamente fresca (2 gradi)…. Bacio.

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    1. Purtroppo la prospettiva non è affatto migliorata. Oggi è una giornata parecchio difficile e non solo per la stanchezza. Andrei a casa ma ho ancora una riunione e alcune cose da fare qui in ufficio. Resisto.

      Anche guardare il cielo di Parigi con i tuoi occhi è bello.

      Baci (due)

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      1. La stanchezza inizia a farsi sentire anche qui. Sono giornate di lavoro lunghissime ed il fiato è sempre più corto. La nebbia dell’ora di pranzo si è diradata, riportando una visibilità accettabile, ma anche temperature in picchiata.
        Ci vorrebbe un bel tè caldo, uno di quelli 3.0, in compagnia di belle persone… 🙂

        Baci (tre)

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      2. Sono tornata a casa un po’ prima. Ho un braccio livido e dolorante a causa di un brutto versamento, conseguenza delle analisi di sabato scorso. Troppo stanca e malmessa anche per il teatro. Resto a casa. Mangio e me ne vado a letto o mangio direttamente a letto, vediamo…. 🙂 come la vedi questa cena 3.0 e poi un bel film?

        Baci (tanti)

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      3. La vedo benissimo…Come direbbero gli Inglesi…molto ‘cosy’! Poi il film lo scegli tu.. 🙂
        Mi spiace per il tuo braccio! Fai bene a riposarti, ne hai bisogno. Io sono appena rientrato in hotel e tra poco vado a mangiare. Poi mi aspetta la revisione di una traduzione…ma dubito di farcela…credo che crollerò prima sul letto, esattamente come te ieri sera 🙂

        Ricambio i baci (tutti)

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  2. Solo cinque minuti, cinque minuti dove dentro ci passa un’intera fetta di vita.
    Una cena di lavoro, il ristorante, trampoliere ostaggio dei sampietrini, il primo freddo di uno strano autunno, le lucine di Natale che spingono fuori un’emozione, il caos ad oltranza regalato dall’adorato figlio, la macchina da parcheggiare, le scarpe da far volare, il trucco da rimuovere, la memoria che occhieggia al Capodanno, il compleanno di Ester che s’affaccia e il sonno che non vuole più aspettare … dammi solo cinque minuti e la torta della vita ha adesso una fetta in meno!
    Scambiamoci gli auguri, non fanno male e fanno sempre comodo. Hai ragione Maru. Io metto gli auguri accanto ai miei prossimi cinque minuti, in fondo accanto a una torta stanno sempre bene! 😉
    ti abbraccio
    Affy

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  3. Buon Anno, dunque! Un frullatore. Ti sei infilata in un frullatore. Spero che stasera tu possa metterti il pigiamone felpato alle 18h00 e accocolarti sul divano a mangiare schifezze, bivaccando fino all’ora di andare a dormire… Ehi! Ma forse è solo qello che vorrei fare io 😉
    Buona serata!

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