Si avvicina Natale

Si avvicina Natale. Lo vedi dal traffico, dall’ansia di iniziare/finire di comprare i regali, dagli incastri da trovare per festeggiare in anticipo con colleghi, amici, connessi in vario modo ai figli (scuola, sport, community varie…), dalla preoccupazione di ingrassare, dai pensieri tristi per chi passerà giorni più difficili di altri per un dolore fresco, per solitudine o povertà. Lo vedi dall’aria che diventa più frizzante, dalla voglia di chiudere ogni cosa prima della fine dell’anno, dai bilanci che attraversano i pensieri, dalle liste di cose ancora da fare, dal tempo ordinario che si ferma per lasciare il passo ad inutili urgenze che sovrascrivono la serenità delle cartoline di neve e camini. Lo vedi dalla conta delle ferie da prendere, dai buoni propositi, dalla stanchezza che ‘adesso ne approfitto e mi riprendo’, dal parlare e ascoltare programmi.


C’è stato un tempo in cui amavo il Natale. Poi l’ho detestato. Oggi lo vivo come un’occasione per godermi la famiglia e gli affetti senza ansia da performance. Per frizzare momenti di gioia e conservarli per riscaldare gli inverni del cuore come si fa con il sole chiuso nella passata di pomodoro. E mi piace. E pur non  possedendo certo tutto, non ho proprio bisogno di altro. 

Grazie Roby!

Questo nuovo anno

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Tutti gli anni nuovi si portano dietro propositi e aspettative. Questo è iniziato da 3 giorni e l’unica cosa che ho in mente è che le ferie stanno per finire e che tra poco tornerò alla vita vera. Quella del dovere, dei programmi stringenti, delle pianificazioni al secondo, delle corse, dei nodi da sciogliere rimandati. Del costante ritardo. Del perdermi sempre qualcosa. Quella da vivere con la prospettiva del week end dove poter passare un po’ di tempo con mio figlio o in alternativa riposarmi. Quella in cui, così come è fatta, non c’è tempo per altro. In queste vacanze mi sono fermata. Ho lasciato che si dispiegassero con lentezza. Senza impegni definiti. Ho lasciato che i giorni si riempissero naturalmente e sono rimaste fuori tante cose che avrei voluto fare. Non tutte fortunatamente. Ma ora che stanno terminando so bene che non potrò recuperare. Che chissà quando avrò più tempo a disposizione per farle. Ed il problema, credo, sia tutto qui. Ho costruito una vita che ha bisogno di vacanze, brevi o lunghe, per vivere il piacere. E non va bene. E non va bene neanche pensare di dover soccombere ad una vita siffatta in silenzio perché in molti vorrebbero averli questi problemi da “ricchi” possessori di lavoro. Me ne sono accorta guardando la mia ma anche quella di molti che mi stanno intorno. E che osservo con attenzione e con affetto. E in cui mi specchio. Il mio impegno per il 2015, quindi, sarà quello di non rientrare rassegnata nella routine ma di ridisegnare la mia vita per renderla più soddisfacente ogni giorno. Di non soccombere la sera a stanchezza e frustrazione e aspettare un tempo definito per potermi riposare o fare quello che desidero. Voglio impegnarmi nel progetto più importante di sempre. A qualsiasi costo. Anche a lavorarci in gruppo.

Buon anno!

Primo disegno dell’anno di Roberto. Grandissimo non si smentisce!👏

Il buongiorno del 22 novembre

Primo caffè. Me lo sono preparato e sono tornata a letto per godermelo con calma. Ieri sera abbiamo fatto tardi e stamattina sono tramortita. Ho davanti un tranquillo week end ‘da‘ paura da passare con Marco. Quelli già descritti che ti fanno apprezzare il lunedì lavorativo. Momenti in cui ti rendi conto che i figli bisogna farli in più giovane età. Perché se ci metti anche tutto il resto, il lavoro, la casa e tutti gli altri impicci, superati i 45, una volta al mese stramazzi sicuro. E quel giorno, piangi, ti disperi, vedi tutto nero e senza speranza. Vorresti prendere un treno e non tornare più. Immagini parenti e amici che ti cercano a Chi l’ha visto? e tu che chiami la fantomatica redazione e dici a tutti che ora sei felice e di dimenticarti per sempre. Un fiume in piena che dopo lo sfogo, la cui durata varia da persona a persona, si placa. Ti addormenti con la faccia bagnata dalle lacrime, ma quando ti svegli stai meglio. Ti riprendi e ricominci. Come se nulla fosse. Ovvio che acquisendo consapevolezza puoi ottenere buoni risultati con il riposo preventivo ma non sempre ci si riesce. E non sempre è possibile. L’importante è sapere che il giorno della tragedia non è grave. Colpisce un po’ tutte e se anche sembra impossibile da superare al momento, passa tutte le volte. E dopo, solo dopo, a ripensarci fa anche ridere. Una sorta di esaurimento di qualche ora, puntuale che ogni tanto arriva perché la testa ha l’energia di vent’anni prima ma tutto il resto no. E ogni tanto abbandona.

Ho cominciato a leggere un libro bellissimo che mi ha regalato Occhi belli (vedi post di qualche tempo fa) e mi piacerebbe restare a casa ad affondarci occhi e naso ma non si può. Magari me lo porto dietro con la speranza di avere qualche momento morto. Alle brutte avrà cambiato aria. Sarà sicuramente alle brutte!

Buongiorno a chi, protagonista o meno, sa di cosa parlo.