Rimedi naturali

Stamattina mi sono svegliata riposata.

Per un intero weekend ho staccato la spina. Due giorni di incontri facendo cose che mi hanno consentito di superare un venerdì degno, e anche di più, di una settimana faticosa e difficile.

Sabato sono andata dal parrucchiere con un’amica che non vedevo da tempo. Ci siamo abbracciate forte forte e poi, mentre il colore agiva sui capelli, ci siamo raccontate le puntate perse e soprattutto i progetti. E ci siamo lasciate dandoci un appuntamento vero per una delle prossime sere che per tutte e due, con prole a carico, è obiettivo sfidante ma non da rinunciarci. 

Sono tornata a casa col pensiero dell’ormai mitologico cambio di stagione. Ho tirato giù ogni cosa, poi una salvifica telefonata mi ha ricordato il programma della ormai tradizionale camminata in centro con una mia amica che a questo giro, già deciso ma da me dimenticato, vedeva variante caffè anche con altra, scomparsa dalla circolazione da tempo. Non ci ho pensato neanche un attimo a rifiutare. Un secondo per infilarmi la tuta e le scarpe da ginnastica e sono uscita lasciando una situazione che avrebbe fatto effetto, entrando, anche a ladri professionisti. Pochi minuti e poi Circo Massimo, Colosseo, Campidoglio, Piazza Navona, Corso Vittorio con in lontananza Castel Sant’Angelo. Cielo azzurro, sole tiepido, chiacchiere allegre, bussole per individuare il nord e il sud, slalom tra i turisti, caffè e poi di nuovo verso casa. E senza più la brutta ruga sulla mia fronte. Li chiamano rimedi naturali. 
Tornando prendo una brutta storta e salta, anzi si rimanda, la serata danzante. Anche il cinema, barattato con una telefonata rilassata in pigiama da entrambi i lati del filo. Mi addormento presto (sul divano visto il letto invaso dai vestiti) con l’idea di svegliarmi presto e chiudere la faccenda. 

La domenica mattina mi sveglio senza più alcun dolore alla caviglia, Pur tuttavia pensando ‘mamma mia e adesso’? E adesso, mamma mia. Dopo anni, depongo il profilo #nonhobisognodinientemelacavo e chiedo aiuto. Vado a prendere mia madre e cominciamo. A fine mattina, nel pieno delle grandi manovre, passa un amico a portarmi dei funghi porcini (spettacolari!). Apro una falanghina ci facciamo un aperitivo davanti alla finestra della cucina che è il mio angolo preferito. Parliamo di figli, lavoro, futuro e poi se ne va. Cucino una pasta per me e mia madre, ci riposiamo un po’ davanti ad un film fino all’invasione di Marco che in un secondo tra doccia, cambiarsi e litigare con me per non mettersi la giacca, mi rimette in versione on. Lui esce noi finiamo il lavoro, la riaccompagno, torno a casa, mi appoggio sul letto a vedere Report e svengo fino ad ora.

Morale 1: la vera fortuna della vita non è non avere difficoltà, ma avere vicino persone che ti offrono un altro punto di vista. 

Morale 2: nessuno ci ricorderà per un cambio di stagione, o per qualsiasi altra faccenda domestica, ben fatti. Diamogli il tempo e l’importanza che meritano. 

Buona giornata. Mi auguro lo sarà anche per me.

Il buongiorno del 27 ottobre

In due giorni la stagione è cambiata senza dare a me il tempo cambiare i vestiti nell’armadio. Il fine settimana scorso stavo a maniche corte e questo l’ho passato col piumino e la mantella. E avendo impegnati sia sabato che domenica non ho potuto tirare fuori qualche vestito più adatto al nuovo clima. Con la conseguenza che passerò la settimana a studiare sovrapposizioni di cotone per uscire di casa senza rischiare l’assideramento. Su questo tema esistono diversi tipi di comportamento. Ci sono quelli che il 23 di settembre entra l’autunno e anche se ci sono 40 gradi li vedi girare con gli stivali di camoscio. Quelli pigri che ci mettono due mesi ad allinearsi. Tirano fuori un maglione alla volta e finiscono il cambio a ridosso della primavera. E poi ci sono quelli come me che sono per il cambio a richiesta. Cambiano in un giorno alla bisogna. Ma quel giorno deve essere libero. E se non è così passano quella settimana con la frustrazione di non aver centrato l’obiettivo.
Il cambio di stagione è un momento peraltro che detesto. Perché ne approfitto di solito per pulire a fondo la qualunque. Buttare o regalare, a seconda dello stato, tutto ciò che non è stato movimentato per almeno due anni di seguito. Mettere in ordine ogni dove. Lo detesto perché è faticoso. E perché ti dice che il freddo è arrivato sul serio. E che tra poco sarà veramente Natale. Cosa che, nonostante i panettoni girino nei supermercati da quasi un mese, avevo potuto ignorare finora.
E non c’è dubbio che io preferisca il cambio estivo. Ugualmente faticoso ma con ben altre prospettive. Il caldo. Le vacanze. La libertà che parte da quel vestirsi che ci metti un attimo. Che non devi partire dalle calze per arrivare al cappello e alla sciarpa.
Il cambio di Marco è più facile. Si va direttamente al negozio. Dall’anno scorso ha messo su un numero di centimetri e di chili incompatibili con qualsiasi indumento precedente. E quest’anno sceglie lui. Io sono diventata out. E su questo ha perfettamente ragione non ho mai seguito molto il fashion. Non per spocchia ma per distrazione. E non vedo l’ora che anche la mia presenza (e il mio bancomat!) diventino out… Ma credo che per questo dovrò aspettare ancora parecchio.
Per finire la domanda vera è, ‘Ma oggi che mi metto?’… Spero nell’ispirazione da caffè. Vado.
Buongiorno freddino….

Il buongiorno del 23 maggio

Oggi sono a casa in solidarietà. Obiettivo: cambio di stagione, nel mio armadio e in quello del figlio. Ho tempo fino alle 17 orario dal quale inizierà il mio sfidante weekend dietro al piccolo mostro. Un’agenda fitta di impegni, per lui, che lasceranno però anche a me qualche ritaglio per riposarmi. Un po’ come gli autisti che riescono a leggersi il giornale in macchina tra una tratta e l’altra. Ma va bene pure così. Mi sono resa conto che corro da metà marzo e questo è il primo weekend che, cambio di stagione a parte, avrò un po’ di tempo per me. Poco ma irrinunciabile. In questi giorni di grandi manovre cerebrali ho davvero bisogno di fermarmi. E ancora una volta mi viene in mente il mio caro amico Roberto che mi dice di non trattenere nulla perché il segreto per stare bene è lasciare fluire. Sarà pure così ma ci sono dei momenti che in quest’ultimo periodo ho frizzato, proprio per tenerne memoria. E che non voglio assolutamente lasciare andare. Perché, come i souvenir, posso tirarli fuori ogni volta che vorrò riportare in quel luogo la mente e il cuore. Ma non per rimpiangere il passato. Per continuare a credere che le cose succedono. Senza programmi e quando meno te lo aspetti. Probabilmente tutto ciò ha poco a che fare con la filosofia indiana. Ce ne faremo una ragione entrambe.
Buongiorno di pioggia solidale con il mio cambio di stagione!