Buongiorno del 16 dicembre

Quest’anno ferie quasi come quelle scolastiche. Una quindicina di giorni a casa. Che non mi pare vero. Che passeranno presto, voleranno. Che mi mi ritroverò al 7 gennaio in un baleno. Con la metà di tutte le cose che pensavo di fare ancora da fare. Che lo so perché succede sempre così ma non la trovo mai una buona ragione per smettere di inzeppare quei giorni di programmi piacevoli. Perché per avere così tanto tempo a disposizione dovrò poi aspettare l’estate. E almeno il tentativo vale la pena di farlo. Soprattutto quello di usarlo per vedere chi non vedo mai. Ma anche per passare del tempo in libertà, senza scadenza, con chi amo. A partire da mio figlio. L’adolescente scatenato. Con il quale di solito, durante le vacanze natalizie, ri-patteggio i termini di una relazione in continua evoluzione. Dall’anno scorso di più. Perché quando si è lontani dalla fatica del quotidiano, è più facile affrontare tutto con il sorriso e l’ironia. Che sono i miei più grandi alleati di sempre. E mi piacciono soprattutto i giorni tra la befana e capodanno. Quelli senza impegni codificati. Ma anche il 26 dicembre. Giorno in cui, passata la festa vera, da qualche anno è tradizione alzarsi tardi, nutrirsi degli avanzi dei giorni precedenti e vedere uno o più film sul divano con la parte giovane della famiglia e un amico di vecchia data. Nuove tradizioni che si affiancano alle vecchie. Che raccontano che il motivo della ripetizione degli eventi non riguarda altro che la ricerca di certezze, di calore, di amore. E che il motivo per cui le vecchie tradizioni
non ci piacciono più così tanto è semplicemente perché questo significato è stato sovrascritto da altro.
Inizia il conto alla rovescia. In fondo sono solo due i giorni difficili. Passano presto. E su quindici si può fare.

Buongiorno di freddo frizzante.

Tanti auguri di buon compleanno a mia zia Barbara. Zia a prescindere. Zia per sempre. ❤️

Il buongiorno del 26 settembre

Stamattina ho aperto gli occhi pensando a quanto, soprattutto in quest’ultimo periodo, io abbia seminato. E anche alla speranza intermittente che accompagna le mie giornate riguardo al raccolto che verrà. Deve essere così che deve sentirsi il contadino negli inverni in cui aspetta di vedere il frutto della sua fatica. E anche lui non può molto, dopo la fatica, se non affidarsi alla bontà degli eventi. E anche per lui, che è un uomo del fare, non deve essere facile fermarsi e aspettare. Guardare a quel cielo ogni giorno sapendo che può decretare il suo successo o rovinarlo. Per me poi che non c’è nemmeno un cielo da guardare, andare avanti con l’idea che qualcosa di positivo succederà, senza neanche sapere di preciso cosa, presenta un grado di complessità in più. Ma, come al contadino, mi salvano le mille cose da fare nel frattempo. Si semina e si attende. E nel frattempo c’è il resto della vita che non si ferma, che non aspetta. Che magari passa a prenderti, proprio in quel frattempo, e ti porta altrove. Chissà perché mi è venuto in mente il contadino. Forse per ricordarmi dell’importanza del frattempo o forse solo perché ho bisogno di linearità, di senso pratico, di stare con i piedi per terra. Di avere certezze antiche. Di avere certezze.
E a proposito di certezze, buongiorno autunnale o quasi…

Il buongiorno dell’8 agosto

20140808-062047-22847238.jpg‘Maru, sei libera! L’unico a cui devi rispetto è tuo figlio ma per il resto puoi fare tutto quello che vuoi. Non devi rendere conto a nessuno! Sei libera. Uscire da un progetto di vita è difficile. Ci sono tanti momenti di solitudine e di sofferenza. Ma c’è una contro partita che ti devi godere a pieno: la libertà, Maru. Fai quello che ti fa stare bene e non ti curare di quello che pensano gli altri. Non li riguarda. Riguarda solo te. E tu sei libera!’

Il punto di partenza di questo affettuoso tzunami da parte di Danilo, in rigoroso dialetto casertano*, neanche me lo ricordo. Quella che mi è rimasta addosso, invece, è sicuramente la carica vitale che mi ha regalato. E anche quel calore che, solo quando qualcuno parlandoti ripete più volte il tuo nome, ti arriva netto e ti riscalda. Perché non ci sono dubbi che stia parlando proprio a te.

Un altro punto di vista da raccogliere e su cui riflettere. La conferma che mettersi in ascolto riserva davvero delle belle sorprese pur essendo davvero molto faticoso. Al punto da ammettere che in certi momenti rimpiango le comode certezze in cui ho vissuto per buona parte della mia vita. Perché non c’è dubbio che vivere in perimetri definiti presenti comunque dei vantaggi.

Vantaggi spesso apparenti ma per i quali in molti decidono di restarci. Per paura di dover affrontare il mondo da soli. O, come dice Danilo, da liberi. Che a pensarci bene è anche più difficile. Perché se gli effetti della solitudine sono tristi ma noti, quelli della libertà non lo sono affatto.
Come dire ‘Sono mia’ e anche subito dopo ‘E ora che ci faccio?’.
Buongiorno a tutti e in particolare, stamattina, a Danilo da Roccamonfina che mi dovrà un follow up al ritorno dalle ferie!

*mi dispiace non conoscere il casertano da poterlo riprodurre. L’effetto sarebbe stato, di sicuro, migliore.