Il buongiorno del 19 dicembre

Ieri all’ora di pranzo sono andata con un mio collega a fare una commissione in centro. Un quarto d’ora ed eravamo immersi nel traffico da festa del lungotevere. Un gran cielo e un sole di quelli che quando c’è ti fa sentire bene. Staffetta tra la mia macchina e una Smart Car2go e siamo magicamente entrati nella zona a traffico limitato. Ara Pacis, piazza Agusto Imperatore, via del Corso pullulavano di gente. La sensazione è stata quella di salire su una giostra. Non so se per la dimensione della macchina o per la guida spiritosa del collega, passare per quei vicoli tra i palazzi è stato davvero divertente. Guardare le vetrine, le facce felici dei turisti, gli sguardi affaticati dei corrieri. Uomini in giacca e cravatta con la pizza fumante in mano sulle strisce per attraversare accanto a muratori con scala e cazzuola e studenti ‘cuffiati‘ persi in chissà quale dimensione musicale. Siamo arrivati dove dovevamo arrivare zittendo il navigatore e abbiamo comprato quello che ci serviva. Poi, prima di ritornare alla base, ci siamo fermati a mangiare qualcosa parlando dei programmi per il Natale. Una pausa diversa dal solito. Che a chiamarla pausa, a guardare bene, ci vuole davvero coraggio. Ma che ha interrotto una giornata pesante. Perché a volte basta poco. Uscire, guardare il cielo e il sole e sentirsi fortunati.

Buongiorno alla città eterna che non smette mai di regalare emozioni e a noi che non smettiamo mai di stupirci.

Il buongiorno del 15 novembre

Stamattina alzataccia per andare a fare le prove allergiche. Ieri sera avevo mandato un messaggio a Carla che abita lì vicino per invitarla a fare colazione insieme a cose fatte. Invece prima delle 8 me la sono vista arrivare mentre ero in fila per pagare. Sono andata allo sportello e l’ho chiamata per farle vivere live cosa significhi avere il mio nome e farci due risate. Alla prima l’addetto, gentilissimo e sorridente, non lo capisce. Dopo il mio consueto spelling, M-A-R-U-S-S-I-A, lo digita e poi mi dice ‘Ma è già venuta qui? Non la trovo!’ Cerco di vedere cosa abbia scritto e poi gli dico ‘Mi scusi, Marussia è il nome non il cognome!’Segue da copione ‘È la prima volta che lo sento…’ Guardo Carla con la faccia di quella che, invece, sono 47 che se lo sente dire e scoppiamo a ridere come due sceme. Mi reco ai prelievi e Carla va a casa a fare un’altra lavatrice. Ci diamo appuntamento per il caffè quando finisco. Dopo il prelievo vado in una sala per i prick. La finestra è aperta. Fuori tre pini di un verde freddo e intenso su uno sfondo azzurro chiaro attraversato da qualche frezza bianca e sotto i tetti spioventi color mattone. Guardo l’infermiera e le dico d’istinto ‘Ma non trova questa vista bellissima anche lei?’ Lei mi guarda sorpresa e mi dice ‘Sì, è bellissima forse solo un po’ freddo. Chiudo?’ Mi prepara per il test e nel mentre si lamenta del cellulare su cui non le funziona più whatsApp. Le dico che se vuole gli do un’occhiata. Mi piace la tecnologia. E su problemi semplici me la cavo. Ha solo la memoria piena di libri, di musica e immagini. Glielo dico e lei ‘Io non viaggio, lo faccio con i libri e la musica. Non posso rinunciarci’. Le chiedo che libri legga e mi risponde ‘Di tutto. In questo momento ho ritrovato la religione e leggo molto anche di questo.’ La guardo e le dico che la spiritualità è importante anche per me. Che non sono religiosa ma cerco di nutrire da qualche tempo costantemente lo spirito. Lei mi sorride e mi dice ‘Mi aiuta ed io sto bene’. E si capisce che è vero. Mi lascia, devo aspettare l’effetto delle sostanze potenzialmente allergizzanti sulle braccia. La seguo con gli occhi che si muove rapida e morbida con altri pazienti. È accogliente, sorride. Le persone ricambiano. Il clima è decisamente caldo. Poi torna da me e mi dice se posso dare un’occhiata anche al cellulare di una sua collega. Non mi sottraggo. Arriva anche l’altra e mi dice che purtroppo non ce l’ha dietro. Le dico che tanto dovrò tornare a ritirare le analisi fra qualche giorno e magari ripasso. Mi ringrazia.
Ho finito il test, nessuna reazione. Passo dalla dottoressa che me lo conferma. La ricerca continua.
Prima di andare via incontro di nuovo la simpatica coppia che mi saluta con la mano. Ricambio e mi dico che basta proprio poco per sentirsi vicini e che se è possibile con qualcuno che vedi per la prima volta, sarebbe tanto più facile con chi frequenti ogni giorno. E chissà perché, non è così. È tornata Carla. Facciamo colazione di corsa che poi lei mi dice di averne un’altra con la sorella e la mamma. Le dico che stamattina, pensando alle file da fare, quella della colazione con lei non l’avrei mai messa in conto e invece…. Risate e appuntamento ad un generico dopo.
Sono le 11. Reazioni allergiche non pervenute. Reazioni alla vita parecchie. La giornata promette bene.

Buongiorno di sole (già) tornato!

Il buongiorno del 13 novembre

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Ieri sera mi arriva a sorpresa una mail di Roberto con oggetto “Rosetta” che recita così: ‘la Sonda è atterrata sulla cometa!… che bello!!!… come vorrei essere lassù!!! …Fantastico…’.

Mi viene l’idea di intervistarlo su questo desiderio surreale e gli rispondo con una serie di domande a cui spero mi darà una risposta. E lui non si sottrae al gioco. Di seguito il nostro breve e leggero botta e risposta. Malinconico e divertente. Come il suo tratto di matita.

M. – Perché vorresti andare lassù?
R. – Perché potrei vedere meraviglie fino ad oggi solo immaginate e, forse, l’unico vero scopo del vivere è proprio quello: vedere il più possibile di quanto c’è di bello

M. – E come te lo immagini vivere su una cometa?
R. – Non vorrei viverci, la cometa sarebbe solo il primo passo di una lunga serie…

M. – E cosa porteresti con te?
R. – Il mio gatto…sarebbe l’unica creatura con la quale condividere quella infinita solitudine

M. – Cosa ti mancherebbe della terra?
R. – L’affetto degli amici, quello fatto di uno sguardo complice, di un abbraccio, di occhi umidi…

M. – E come saluteresti i tuoi amici?
R. – I miei amici basterebbe salutarli con un abbraccio, loro capirebbero…

M. Sei sicuro che il tuo gatto sarebbe felice?
R. – Il gatto è un amico silenzioso che mi seguirebbe per non lasciarmi solo…

E poi ovviamente mi ha mandato un disegno che parla più del resto.

Quando l’ho visto l’ultima volta mi ha detto che da quando ha finito di lavorare ama passeggiare per Roma senza una meta. Guardando di tanto in tanto verso il cielo per vedere, dal basso, quella parte della città dove finiscono le case ed inizia l’azzurro. Che quando ti muovi in macchina non vedi perché hai su un tetto che ti protegge ma ti limita la vista. Da quando me l’ha detto e cammino a piedi, mi capita spesso di provare ad alzare lo sguardo. E ha ragione lui, è proprio bello. Riempie gli occhi, i polmoni e il cuore.

Deve essere a forza di fare questo esercizio che è riuscito ad arrivare al pensiero della Cometa come destinazione meravigliosa. Non so. Tra i miei desideri di viaggio la puntata stellare non c’è. Anch’io avrei bisogno di silenzio ma non di un silenzio così silenzio. Mi basterebbe, ora, quello animato di un bosco (anche senza cercare funghi!) e se avessi ancora la mia cagnolina porterei lei. Perché anche in questo ha ragione Roberto. Gli animali condividono con noi le emozioni su un piano sensoriale in cui le parole sono inutili. Sono gli unici che sai che ti amano anche se non te lo hanno mai detto. E che sanno dirti con uno sguardo quello che serve. L’essenziale. Nulla di più.

E voi che dite? Vi attirerebbe la Cometa? E chi o cosa portereste?

Buongiorno di viaggi, con partenza o meno, che fanno sognare!