Il buongiorno del 20 ottobre

La nuova settimana inizia in ritardo. Ho sentito la sveglia, l’ho spenta e sono tornata a dormire. Mai avuto bisogno della sveglia negli ultimi tempi. E una volta che la metto non la considero. Da scriverci trattati se non fosse davvero molto semplice da spiegare. Si tratta solo di stanchezza fisica. Che non è casuale ma voluta. Quella che mi serve e provoco per riallineare il cervello. Ieri, tra mattina e pomeriggio, ho camminato più di 3 ore. Altre volte ho ribaltato casa pulendo. Altre ancora ho fatto il cambio di stagione con un dettaglio che solo da H&M .Oppure mi sono offerta per aiutare qualcuno in lavori pesanti (solo per evitare richieste sono anni che non utilizzo questa modalità!). Ogni tanto mi serve. Che non è la camminata per scaricare energie negative in eccesso e caricare endorfine. È proprio portare a terra la batteria. Svuotarmi completamente. Andare a dormire con la voglia di farlo e non riuscire a pensare ad altro. Che è qualcosa che non mi capita mai quando la stanchezza è quella di testa. In quest’ultimo caso, infatti, pur cadendo sul letto come fossi abbattuta da un cacciatore, mantengo comunque la forza di pensare al risveglio e ai progetti della giornata successiva. Ieri sera, con il fisico provato invece, l’unico programma a cui ho pensato è stato svegliarmi. E non ha neanche avuto successo. Quindi? Quindi molto bene. Missione compiuta. Affaticando il corpo ho spento il cervello. Cosa che non mi è facile. E tenerlo sempre acceso, a veder bene, oltre che inutile è anche pernicioso. Credo moltissimo nel fatto che ogni tanto sia necessario trovare il modo di andare in modalità off. Senza paura. Si deve avere il coraggio di abbandonarsi e non essere presenti a se stessi. Per ritrovarsi meglio di prima. E si possono scoprire cose interessanti. Tipo che il mondo, avvezzo ai tanti che quotidianamente girano con il cervello su off, neanche se ne accorge.

Buongiorno con i km azzerati! Via alla nuova settimana…

Il buongiorno del 14 ottobre

Ci sono giorni molto più faticosi di altri. Sono quelli che io chiamo del 99mo cancello.
C’è una storiella che racconta di Pierino in prigione che per evadere deve scavalcare 100 cancelli e giunto al 99mo dice al compagno di avventura ‘Sono troppo stanco, torno indietro!’. Fa ridere ma nemmeno tanto. Perché a pensarci bene, ognuno di noi conosce questo tipo di stanchezza. Che offusca l’obiettivo, guardato da lontano e poi vicino, e rischia non solo di fartelo bucare ma di metterti in condizioni ben peggiori se decidi di tornare indietro invece che di andare avanti. Stanchezza ma non solo. Stanchezza ma anche e soprattutto paura che tutto quello che hai affrontato per arrivare fin là non valeva la pena e che dopo quell’ultimo ostacolo tu possa trovare una situazione che ti porti a dire che alla fine era meglio restare dove eri. Quello che ho pensato stamattina appena sveglia, dopo essermi addormentata con questo pensiero e aver dormito male tutta la notte, è che per iniziare un percorso ci vuole coraggio e passione, per portarsi avanti fatica e determinazione. Ma che per terminarlo ad un metro dalla linea di arrivo, non ci vuole niente. Proprio niente ci vuole rispetto a quello che abbiamo già fatto. Basta solo evitare di inciampare. Ma ad un metro, dovesse pure succedere, ci si riesce a trascinare anche a braccia. È per questo che la storiella fa ridere.

Arrivati alla quasi fine non ci vuole nulla. È oggettivamente così. Anche se non sembra. E al di là c’è sicuramente qualcosa di meglio. Se non altro, noi stessi. Con una consapevolezza in più: 100 cancelli superati. E una storia da raccontare.
Buongiorno al sapore di 100mo cancello!

Il buongiorno del 28 settembre

IMG_5290-0.JPG
Nel corso della vita ci sono anni più importanti di altri. O forse, meglio, ci sono anni che ospitano eventi importanti e che per questo ricordiamo a memoria e senza fare conti. Eventi felici ma anche tristi. Eventi che, in ogni caso, hanno dato un indirizzo nuovo alla nostra vita. Ognuno ha i suoi e anche se alcuni coincidono come quello del matrimonio o del primo lavoro, altri sono del tutto personali perché sarebbe anche difficile spiegare cosa ci sia di così speciale a chi non li abbia vissuti. A questa categoria appartiene, per me, il 2014. Che seppure non ancora finito, grazie alla sua densità, si è già guadagnato un posto tra le milestones della mia esistenza.
In sostanza, quelli che ricordiamo sono quelli che c’è un prima e poi c’è un dopo. E apparentemente ci sono dopo col segno ‘+’ (più) e dopo col segno ‘-‘ (meno). Apparentemente, perché tutti abbiamo la possibilità di trasformare quei meno, quelle assenze o quelle perdite, in qualcosa di speciale. Farne altro e migliorarci. Dargli un senso. Utilizzarne il superamento per ricominciare, rinascere. Per avere un nuovo orizzonte davanti da ammirare o a cui tendere. Ovviamente i dopo col segno positivo sono più facili. Ma anche lì, per quelli che fanno la differenza, la fatica probabilmente c’è stata prima. Non si scappa. Perché ovviamente io parlo di quello che conosco. E per me e per chi mi circonda la vita è bella ma faticosa. Le nostre vite sono state regalate alla nascita ma poi ce le siamo dovute guadagnare giorno dopo giorno. Ovviamente siamo pur sempre dei privilegiati, rispetto a tanti nel mondo che si guadagnano non di vivere ma di sopravvivere, ma come dire nella scala della fatica c’è comunque qualcuno che non ci è salito mai. E non sono pochi quelli che la fatica non sanno neanche dove sta di casa. Quelli che è tutto facile. Tutto regalato. La nascita e il prosieguo. Ma alla fine nulla di invidiabile davvero. Perché qui si sta parlando di prima e di dopo. Di vite emozionanti, di successi sudati, di gioie piene perché di pieno si conosce pure il dolore, di allegria che viene dallo stesso cuore in grado di ospitare tristezze profonde. Di talenti del cambiamento. Di uomini e donne degni di questo nome. Di alti e bassi. Di funzioni matematiche che creano grafici complessi ma affascinanti. Mica stiamo parlando della costante K. Quella che associa sempre ad ogni variabile lo stesso valore. Ho sempre detestato la costante K, facilissima da rappresentare ma senza carattere. Senza un prima e un dopo. Noiosa. Come quelli che non si giocano la vita perché qualcuno l’ha già giocata per loro. Certo, ognuno di noi ha desiderato, almeno una volta, di poter vivere così, almeno per un po’. Per riprendere fiato. Si chiamano sogni. E anche quelli ce li abbiamo solo noi. E non è poco.
Buongiorno di sole caldo e luminoso!

Il disegno è un regalo di Roberto Luciano a ricordarmi che in realtà c’è una costante nella mia vita che amo davvero e sono gli amici come lui.

Il buongiorno del 13 agosto

Siamo quasi a metà agosto e oggi è il mio ultimo giorno di lavoro,  prima delle ferie (di questo tempi meglio specificare!). Starò fuori dall’ufficio per 25 giorni. Tanti. Non mi fermavo per così tanto tempo da almeno tre anni. Mi dicono che ho bisogno di staccare. Sicuramente ma meno di un tempo. Se c’è una cosa che sto imparando è quella che il segreto dello stare bene parte dal non dividere in modo netto la vita tra fatica e divertimento, alternando i momenti. Il segreto è cercare di occupare sempre il proprio tempo tendendo a quello che più ci piace. E se non è possibile, cercando in quello che stiamo facendo, qualcosa che ci somigli. Ho capito che aspettare il momento giusto per essere felice è maledettamente sbagliato. Ogni momento è quello giusto. Anche mentre sto lavorando. Non posso aspettare il week end, le vacanze o comunque un altro tempo per essere felice (o meno enfaticamente, contenta). Ester l’altra sera mi diceva che, sentendomi parlare con tanto entusiasmo e anche apparentemente libera da sovrastrutture, le ricordavo i suoi 30 anni. Probabilmente è così: la differenza tra 30 e 50 è che sei sempre tu, ma più pesante. Meno orientato a prendere strade alternative e non ancora percorse, sei diventato grande. Se ti accorgi, però, che puoi prendere il buono della tua esperienza e continuare a crescere anche a 50, ti si apre una seconda meravigliosa vita. In cui magari gli errori ti aiutano ad indirizzarti meglio verso il meglio.
Io ci sto provando. È meno difficile di quel che sembra. Individuare strade nuove invece che percorrere sempre le stesse anche se sbagliate. Perché se il primo metodo può fallire, il secondo è fallito in partenza.
Buongiorno di riflessioni e finalmente di riflessi solari!

Il buongiorno del 16 aprile

Provo a invertire la tendenza. Quando la china è in discesa è facile lasciarsi andare. Più facile non opporsi. La stanchezza fa il resto. E in questo caso si arriva in fondo in un momento. Più difficile il colpo di reni. Più difficile ma l’unico in grado di salvare la vita. Ovviamente in senso figurato. Perché, ridimensionando, stiamo comunque parlando di livelli di qualità non di sopravvivenza. Problemi da ricchi.
Stamattina l’augurio è quello di alleggerire il carico, sorridere e lasciarsi andare ma per tornare in cima. Ci troviamo tutti lì stasera.
Buona giornata!

Il buongiorno del 14 aprile

20140414-032921.jpg

Stanchezza. Sonno. Preoccupazioni da stanchezza e che stancano. La sensazione è la stessa di quando si portano occhiali che non correggono completamente l’anomalia visiva. Si vede ma non benissimo. Non sembra di vivere ma di galleggiare. Scoppiano forti mal di testa. E la voglia è quella di infilarsi nel letto e restarci per giorni.
Aggiungerei che iniziare proprio oggi 3 giorni di corso su cosa fare in caso di incendio, a 25 km da casa, non aiutano a partire con il piede giusto. E neanche l’allergia che ti provoca un fastidioso prurito nelle orecchie.
Aggiungerei anche altro ma non ne vedo il motivo. Questo lunedì parte così. Classico. Un classico lunedì per cui aspettare con ansia il martedì. Ma mi sa anche il venerdì. Settimana in salita.
Buongiorno a chi parte male come me!!!

Il buongiorno dell’8 dicembre

L’atmosfera natalizia esalta gli stati d’animo. Chi è felice non potrebbe esserlo di più. Chi è triste rischia il suicidio. Chi, come me sta in mezzo, e’ sopraffatto dalla fatica di tutto ciò che il Natale comporta da stipare nei due giorni del fine settimana. Oggi per esempio è giornata di albero. Archiviato il vecchio con tutti i suoi ricordi, ne vorrei uno piccolo ma cicciotto che non ho ancora trovato. Un albero nuovo con cui ricominciare. Devo uscire a cercarlo. E vorrei anche addobbare casa. E, visto che ci sto, vorrei anche pensare a qualche regalo per i bambini di casa. Abitando a Roma tutto questo si trasforma in una terribile fatica. Da noi chiamarle feste è sovrastimarle di molto!

Buongiorno faticosamente festoso!

20131208-191708.jpg

Il buongiorno del 13 novembre

Non dormire, stanca per l’assenza di riposo ma anche per il superlavoro della mente. La giornata sarà faticosa… soprattutto per gli altri:-) Buongiorno di incoraggiamento!

Il buongiorno del 29 ottobre

Buongiorno leggero a chi fa fatica ad andare avanti, buongiorno di sole a chi non riesce a vedere la luce, buongiorno di abbracci a chi vorrebbe scappare.