Ho voglia di disegnare

Ieri sera mi è arrivato un messaggio di Roberto che mi diceva: ho voglia di disegnare. Sarà il caso che tu riprenda a scrivere.
Ha ragione, è tanto che non scrivo. Forse perché, nonostante la complessità del vitale incedere, sono, e a tratti sempre più lunghi, felice. A tratti sempre più lunghi, confermo. Perché che la felicità sia solo un attimo non è affatto vero. Può durare molto di più se quell’attimo te lo porti dietro e lo riaccendi di tanto in tanto durante la giornata. Come si fa con una di quelle candele per profumare e riscaldare l’aria. 

E la felicità, per tornare alla mancata scrittura, non è mai foriera di ispirazione come tutto il macerarsi che di solito la precede. 

Ho pianificato al millesimo i miei ultimi 3 anni per ricostruire e meglio. Come fanno dopo un terremoto i virtuosi. Ovviamente con aggiustamenti in corsa. E sono abbastanza soddisfatta dei risultati. Non ho ancora tutto sotto controllo e credo, a questo punto, che mai ce lo avrò. Ma forse è meglio così. Perché la stabilità blocca la creatività e non è arrivato ancora il momento di pensionarla. Anzi.

Certo sono stanca e a volte vorrei ancora fuggire ma ciò che mi trattiene oggi, è nettamente più forte. E ho scoperto che restare, se è una scelta e non rassegnazione, può essere anche più avventuroso che andare via.

E ho scoperto che anche la felicità va costruita. Arriva se la si cerca. La si desidera. Si ha chiaro come sia. E se si è pronti a rinunciare a mezze felicità. Che non sono mai meglio di niente. Lasciamole a chi ce le consiglia.

Buona giornata Roby. Buona giornata a tutti.

 

Il buongiorno del 2 ottobre

 Per quasi due anni ho scritto ogni mattina il buongiorno. Poi ho smesso. Per mancanza di tempo, forse, ma soprattutto perché il mio cervello ad un certo punto è stato travolto da altro. Dal nuovo. Si è rimesso in moto ad un livello diverso. E ha avuto, e forse ha ancora, necessità di un periodo di adattamento per ritrovarsi. Stamattina mi sono svegliata in questo albergo di provincia, su una statale che ha cominciato a prendere vita da qualche ora impedendomi di realizzare il desiderio di dormire un po’ di più e, dopo aver letto un po’, tra libri e documenti di lavoro,  mi sono detta che forse meritava condividere anche un momento come questo. 

Ultimamente mi capita più spesso di viaggiare per lavoro ma cerco sempre di fare tutto in giornata. Resto fuori solo per necessità vera e nel caso incastro tutto con il giorno che Marco sta con il padre. Anche perché quella sera a settimana infrasettimanale, due se ci passa pure il we, sono importantissime per recuperare. E ficcarci il lavoro non è una buona idea. Anche se amo questo lavoro. Anzi proprio per questo. 

Nel frattempo qua fuori c’è uno che urla al telefono che è uscito a parlare fuori dalla stanza perché la moglie sta dormendo e non vuole svegliarla. La sua delicatezza è stata colta da tutto il resto dell’albergo.

Stavolta è andata così, ho dormito una notte fuori, ma ho il we tutto per me e già sto pregustando di sistemare la lampada che si è rotta, di finire di stirare 5 cose, le stesse da mesi, che rimangono in fondo al cesto – perché finisce l’acqua del ferro e che ce la rimetti per due cose? – ed è tornata la loro stagione; fare la spesa e rallegrare la dispensa; andare dal parrucchiere che ogni volta che ci salutiamo è come se non ci vedessimo da mesi anzi senza come; se riesco, andare anche dall’estetista, ma figurati se trovo posto di sabato senza aver preso appuntamento; pianificare la settimana entrante; cucinare in anticipo e sistemare anche la posta del lavoro che non so quante mail sono riuscita a non leggere e sono perseguitata dall’ansiogeno warning ‘hai la casella di posta quasi piena’ da almeno due giorni. 

Fortunatamente il lunedì arriva presto. 

La felicità a volte non è nell’inizio ma nella fine. Anzi più spesso. 

Il buongiorno del 15 dicembre

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A volte la felicità ci sfiora. Ci inebria. Ci stravolge. Ci fa correre a perdifiato. Ci porta sulle nuvole. E per un attimo. Un brevissimo attimo guardiamo tutto da lassù. E ogni cosa del mondo ci sembra piccola a piacere. Nulla ha più la dimensione di prima. Tutto é governabile. Ed è bello sottrarsi alle vertigini spegnendo gli alert celebrali che ci vorrebbe al sicuro. Sorridiamo allegri come bambini. E il cuore sembra ci scoppi dentro. Ma basta un rumore, anche solo un piccolo rumore, a ricordarci il pericolo di stare seduti così in alto, in una posizione precaria dalla quale cadere sarebbe davvero rovinoso, per tornare con i piedi per terra ad accontentarci di altro. Di meno. Di essere, nel peggiore dei casi, tristi ma non disperati. Di essere, nel migliore dei casi, sereni ma non felici. È credo che questo sia forse l’effetto più devastante di un passato di fallimenti sentimentali. La paura che ti si attacca addosso come l’odore di cibo speziato sui vestiti. Che non se ne va e mantiene costante il ricordo del dolore che è stato. Che ti tira indietro. Che ti impedisce di vivere al 100%. Che forse un giorno passerà ma il tempo stringe. E chissà se ci sarà il tempo.
Bella comunque la felicità che ci sfiora. Ci inebria. Ci stravolge. Perché ci dice che c’è. E che quello che manca è solo il coraggio. Che non è un evento ma qualcosa di noi.
E che, paradossalmente, per stare sulle nuvole ce ne vuole molto più che per stare con i piedi per terra. E io non lo avrei davvero mai detto.

Felice e non sereno buongiorno. Almeno sugli auguri puntiamo in alto.

Immagine presa dal web.