Il buongiorno del 10 ottobre

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Ieri ad un corso si parlava di coraggio. È un bel tema quello del coraggio che ho già affrontato parlando di uomini e di storie d’amore (https://paroledimaru.com/2014/06/01/il-buongiorno-del-1-giugno/).
Ieri l’accezione era, ovviamente (!) un’altra. Si parlava del coraggio che muove, che traghetta fuori da situazioni di stallo, che consente di proporre soluzioni creative. Il coraggio di opporsi con argomentati ‘non mi piace’ o di supportare soluzioni che altri non vedono neanche possibili. Il coraggio di cambiare. Il coraggio di accettare un fallimento. Di non nasconderlo e ricominciare da là. Il coraggio di rialzarsi. Il coraggio della dissonanza. Il coraggio di restare fuori dal coro. Il coraggio non l’incoscienza. La dissonanza non lo spirito di contraddizione.
Il coraggio è un valore altissimo ma non in auge. Prova ne è che, negli ultimi tempi, sempre più spesso e da più parti, si senta l’esigenza di richiamarne l’importanza. L’ha fatto addirittura il Papa in più occasioni. Ma pubblicizzarlo e parlarne in termini positivi non è sufficiente per diffonderlo. Perché entri a far parte del DNA di una comunità, infatti, l’agire un valore deve essere premiante soprattutto in termini di riconoscimento e di appartenenza.
E non sfugge a nessuno che, in Italia, a tutti i livelli i comportamenti attualmente premiati siano assolutamente in contrasto con il coraggio. Parlo a titolo di esempio del sapersi muovere, del saper vivere, del non esporsi, del manifestare comunque e ovunque l’assenso, del non mettersi contro quello o quell’altro, dell’andare d’accordo con tutti. Che la figura di riferimento, per capirci, non sia più l’eroe leggendario ma il simpatico paraculo.
Il coraggioso, per completare il concetto, o si configura come pesante, polemico, rompiscatole, che non gli va mai bene niente; o come un povero Don Chisciotte incapace di guardare la realtà, ‘uno che prima o poi, vedrai, si arrenderà pure lui’, ‘uno che se continua così chissà dove lo manderanno’. Uno che diciamocela tutta, con le dovute eccezioni di nicchia, non riscuote certo un apprezzamento sociale. Che c’è, forse, solo per i più famosi e solo post mortem, quando tutti si sbracciano, sull’onda emotiva, a dichiarare di averli sempre considerati dei grandi.
Quando ero più giovane pensavo che chi non si ribellava a ciò che non gli piaceva, fosse un pusillanime. E di fatto lo penso tuttora. Oggi, però, sono arrivata alla conclusione che ci possa anche essere qualcuno fra questi che non agisca il coraggio, non perché codardo, ma perché lo ritenga totalmente inutile se non sprecato. Pur comprendendo, continuo a dissentire. Ma questo perché voglio che la mia vita sia un film memorabile, non un cinepanettone. E continuo a preferire l’eroe di azione o di pensiero al simpatico paraculo (peraltro la maggior parte non è neanche così simpatica!). E mi piace pensare che il coraggio tornerà di moda. E mi piace pensare che ci siamo quasi.
Buongiorno ottimista!

Immagine presa dal web

Il buongiorno del 29 settembre

Ieri sono rimasta a casa in totale relax e ho evitato scambi vocali, con amici e parenti, fino a sera. Ci sono momenti, rari ma ci sono, che ho bisogno di isolarmi per evitare di far dilagare ciò che sento. Momenti in cui la solitudine verbale è l’unica strada per evitare di iniziare a piangere a fontana e abbassare la guardia. Nel pomeriggio sul tardi poi, dopo una giornata di sciopero di parole forzato, mi sono messa le scarpe da ginnastica ai piedi, le cuffiette alle orecchie e sono andata a scaricarmi con una bella camminata veloce nel verde di un parco vicino a casa. Ogni volta che sono tesa, mi girano o la tristezza mi prende alla gola, mi viene in mente, ormai in automatico, il suggerimento di Giacomo di uscire e buttare sudore sulla strada per riacquistare, passo dopo passo, il buon umore.
E funziona sempre. È per questo che, come mi è già capitato di dire, mi piace cominciare la giornata camminando. Ma questo della camminata secondo necessità, è qualcosa di più. E se potessi farlo ogni volta che ne sento il bisogno la mia vita ne avrebbe reali benefici. Se non altro perché, senza nulla togliere al sentire un privilegio l’avere un lavoro o forse proprio per questo, durante la settimana intervallata dalle strisciate del badge sarebbe più il tempo che starei a girovagare all’aria aperta che quello alla scrivania. Farlo, poi, non al mattino, nel deserto che precede il risveglio, ma quando la città è viva e vivace, presenta l’ulteriore vantaggio di poter assorbire energia umana da quelle ali di folla allegra e colorata che si aprono al nostro passaggio o al passaggio di altri, davanti a noi, che tengano un passo sostenuto. Folla fatta di fratellini che si rincorrono in bicicletta e di ragazzi e cani che giocano a frisbee. Di giovani adulti che parlano appassionati tra loro, di coppie di ogni età e di passeggini con piccoli principi e principesse che si godono la pacchia e i complimenti di chi passa e resta colpito dai loro regali sorrisi. Di famiglie di figli, nipoti, nonni e zii che si muovono in gruppo con la sincronia di un manipolo. Di eleganti invitati ad un matrimonio nella vicina chiesa che camminano sicuri, sfoggiando vestiti freschi e svolazzanti, accanto a sudati e disfatti giocatori di pallone della domenica che si spingono con fatica verso il parcheggio. Folla di cani, di tanti cani: piccoli, medi, grandi. Spettinati, di velluto, ricci, lisci. Silenziosi o con l’abbaio e il ringhio facile. Con la pallina in bocca in attesa di nuovi giochi o sdraiati sul tappeto d’erba morbida accanto ai loro padroni. Mentre si impone, prepotente, la musica ritmata dei balli di gruppo dal vicino centro anziani e l’eco di allegre risate senza tempo.
L’idea iniziale era quella di un paio di giri, massimo 30 minuti. E invece sono rimasta più di un’ora e mezza. Perché ogni volta è davvero come andare al cinema. Con un nuovo film, nuovi personaggi, nuove colonne sonore. Quelle che scelgo certo ma, da ieri, anche quelle che trovo. E quando sono tornata a casa ero nuovamente l’io che mi piace di più. E soprattutto di nuovo in modalità ‘on’. Provare per credere. Come dice mia cugina Patrizia, ha anche il vantaggio di essere gratis.

Buongiorno! Oggi non vi dispiacerà se oltre ad augurarvelo, lo auguro anche e soprattutto a me! (Mi sa che ho camminato davvero troppo…)

Il buongiorno del 17 settembre

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Girano tanti test su Facebook volti ad illuminarci su quale animale più ci somigli, quale personaggio dei fumetti ci sia più caratterialmente affine, su quale colore più ci connoti, sul QI che possediamo, su quale sia per noi la città perfetta in cui vivere. Su quale sia la canzone o il film che meglio descrive la nostra vita. O dulcis in fundo su quale sia l’età del nostro spirito in barba a quella anagrafica. Ho pensato che, gioco per gioco, sarebbe molto più divertente chiedere agli altri come ci vedono, identificandoci con un animale, un auto, un colore… Perché sono sicura che se lo si facesse arriverebbero risultati di pancia e non filtrati che potrebbero nascondere poco quello che gli altri pensano di noi. E, viceversa, noi di loro. Con il rischio – risvolto meno divertente – che molte amicizie, virtuali o meno, potrebbero non reggere l’impatto..
Leoni in pectore che si sentirebbero offesi se associati ad un cane anche tra gli animalisti più convinti. Connessi al marrone a chiedersi il perché per giorni, e a dirsi che in fondo è anche il colore del tronco degli alberi. Fiat 500 che si affretterebbero a chiedere se si intenda il modello vecchio o quello nuovo. Immagino poi la faccia di chi senta la propria vita rappresentata come uno stornello perché ritenuta così basica da non poter neanche arrivare al titolo di una canzone. E anche cosa potrebbe succedere con quotazioni di età o di Quoziente di Intelligenza. Certo è che questo gioco potrebbe essere molto utile anche per sciogliere dubbi sull’interesse dell’interlocutore nei confronti del sottoposto a giudizio. Per capirci meglio, se uno di che ti piace ti dicesse che la città ideale in cui dovresti vivere è Tallin, il segnale sarebbe oltre modo chiaro.

Troppo. Meglio il test. Si può sempre dire che non funziona. Che esce sempre lo stesso risultato. Che è pilotato. La sincerità può aspettare.

Buongiorno leoni appena svegli, delfini curiosi e gazzelle sempre di corsa una nuova giornata ci aspetta! E se oggi incontrate una iena non vi arrabbiate, fatevi una risata al pensiero di quale animale si senta, lei, di essere.