Il cimitero acattolico tra musica e poesia


La visita al Cimitero Acattolico non ha tradito le mie aspettative ed è stata proprio una gran bella esperienza.

Due ore tra le tombe ad ascoltare storie di vite straordinarie. Con raggi di sole tra le nuvole ad illuminare il contrasto tra i marmi e il verde lucido delle foglie e del prato e la sensazione del privilegio di abitare in una città che possiede simili tesori.

La poesia come ponte tra gli uomini che unisce Lee Masters alla Pivano, a Cesare Pavese fino a De Andrè.

 La commozione di fronte alla  lapide del giovane Keats che ormai alla fine manda in giro per Roma il suo fidato amico a cercare un luogo adatto per la sua sepoltura.

Il racconto divertente di uno Shelley che si occupa delle faccende casalinghe per lasciare sua moglie a scrivere Frankestein. Altre vite meno note ma belle come favole.

Poi il  ricordo di Amelia Rosselli, figlia di Carlo, morta suicida e la sua idea della speranza come danno irreparabile. Poi la tomba di Dario Bellezza, amico di Amelia dispiaciuto di non essere riuscito a confortarla  e morto in povertà.

E infine Gramsci e il suo odio verso gli indifferenti. Il suo essere partigiano. La sua voglia estrema di parteggiare.

Tanta più vita là dentro che altrove.

 

Per quanti fossero interessati, la visita tra musica e poesia è organizzata dall’Associazione Ancient Aperitif e vale davvero i 20€ del biglietto. Plauso a questi giovani che sanno trasmettere la loro passione per la cultura, la musica e la poesia. Cervelli eroici che non sono fuggiti.

Il buongiorno del 29 settembre

Ieri sono rimasta a casa in totale relax e ho evitato scambi vocali, con amici e parenti, fino a sera. Ci sono momenti, rari ma ci sono, che ho bisogno di isolarmi per evitare di far dilagare ciò che sento. Momenti in cui la solitudine verbale è l’unica strada per evitare di iniziare a piangere a fontana e abbassare la guardia. Nel pomeriggio sul tardi poi, dopo una giornata di sciopero di parole forzato, mi sono messa le scarpe da ginnastica ai piedi, le cuffiette alle orecchie e sono andata a scaricarmi con una bella camminata veloce nel verde di un parco vicino a casa. Ogni volta che sono tesa, mi girano o la tristezza mi prende alla gola, mi viene in mente, ormai in automatico, il suggerimento di Giacomo di uscire e buttare sudore sulla strada per riacquistare, passo dopo passo, il buon umore.
E funziona sempre. È per questo che, come mi è già capitato di dire, mi piace cominciare la giornata camminando. Ma questo della camminata secondo necessità, è qualcosa di più. E se potessi farlo ogni volta che ne sento il bisogno la mia vita ne avrebbe reali benefici. Se non altro perché, senza nulla togliere al sentire un privilegio l’avere un lavoro o forse proprio per questo, durante la settimana intervallata dalle strisciate del badge sarebbe più il tempo che starei a girovagare all’aria aperta che quello alla scrivania. Farlo, poi, non al mattino, nel deserto che precede il risveglio, ma quando la città è viva e vivace, presenta l’ulteriore vantaggio di poter assorbire energia umana da quelle ali di folla allegra e colorata che si aprono al nostro passaggio o al passaggio di altri, davanti a noi, che tengano un passo sostenuto. Folla fatta di fratellini che si rincorrono in bicicletta e di ragazzi e cani che giocano a frisbee. Di giovani adulti che parlano appassionati tra loro, di coppie di ogni età e di passeggini con piccoli principi e principesse che si godono la pacchia e i complimenti di chi passa e resta colpito dai loro regali sorrisi. Di famiglie di figli, nipoti, nonni e zii che si muovono in gruppo con la sincronia di un manipolo. Di eleganti invitati ad un matrimonio nella vicina chiesa che camminano sicuri, sfoggiando vestiti freschi e svolazzanti, accanto a sudati e disfatti giocatori di pallone della domenica che si spingono con fatica verso il parcheggio. Folla di cani, di tanti cani: piccoli, medi, grandi. Spettinati, di velluto, ricci, lisci. Silenziosi o con l’abbaio e il ringhio facile. Con la pallina in bocca in attesa di nuovi giochi o sdraiati sul tappeto d’erba morbida accanto ai loro padroni. Mentre si impone, prepotente, la musica ritmata dei balli di gruppo dal vicino centro anziani e l’eco di allegre risate senza tempo.
L’idea iniziale era quella di un paio di giri, massimo 30 minuti. E invece sono rimasta più di un’ora e mezza. Perché ogni volta è davvero come andare al cinema. Con un nuovo film, nuovi personaggi, nuove colonne sonore. Quelle che scelgo certo ma, da ieri, anche quelle che trovo. E quando sono tornata a casa ero nuovamente l’io che mi piace di più. E soprattutto di nuovo in modalità ‘on’. Provare per credere. Come dice mia cugina Patrizia, ha anche il vantaggio di essere gratis.

Buongiorno! Oggi non vi dispiacerà se oltre ad augurarvelo, lo auguro anche e soprattutto a me! (Mi sa che ho camminato davvero troppo…)

Il buongiorno del 4 settembre

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Sono uscita di casa per andare a camminare. Da quando sono tornata non ho saltato un giorno. Mettere un passo dietro l’altro sempre più velocemente è ciò che mi serve per prepararmi al rientro nella vita quotidiana. Sviluppa magiche endorfine (dicono!) e mi da la possibilità, messe le cuffiette alle orecchie, di isolarmi dal mondo e di mettere in ordine le mie idee e le cose da fare. Di vedere il mondo scorrere davanti a me ogni mattina con una colonna sonora diversa. Quella che spetta solo a me scegliere. La mia mente comincia a vagare, a pensare alle storie che ci sono dietro ogni faccia che incontro. A guardare ogni padrone e il suo cane alla ricerca del perché il primo abbia scelto proprio quella razza o proprio quel cane. E se quel cane sia felice di essere stato scelto da uno così. Ad intravedere mentre attraverso la strada, al di là del vetro, gli automobilisti che hanno conquistato la prima fila al semaforo, cercando di capire se sono già stressati. Che parlano, fumano, dirigono gli occhi intorno o li hanno fissi mentre aspettano il cambio di colore. Chissà cosa stanno pensando e chissà dove stanno andando. Loro prigionieri di quelle scatole colorate, anche bellissime, ma comunque prigionieri. Mentre io sono libera con le mie vecchie scarpe argento e viola con le quali mi sembra di volare. Mi sento leggera. Mi sento fortunata. Ed è davvero un bel modo per iniziare la giornata.
Spero, una volta tornata in ufficio, soprattutto quando le mattine saranno più fredde e meno invitanti, di non perdere questo appuntamento. Si chiamano buoni propositi. E quest’anno ne ho molti. Che è il solo modo perché qualcuno, data la legge dei grandi numeri, ne resti in piedi.
Stamattina buongiorno zumbero!