Il buongiorno del 1^ agosto

Stamattina il figlio parte con il padre ed è molto contento. Sono sicura che starà bene ma a me un po’ dispiace che vada. Più di quando è andato al soggiorno estivo. Perché lì c’era un progetto educativo, qui c’è solo l’alternanza genitoriale dovuta ad una sentenza di tribunale che vuole che entrambi si passi del tempo con il figlio durante le vacanze. E se uno si è separato, per quanto possa apprezzare l’altro come genitore non lo apprezzerà mai del tutto come persona. Altrimenti logica vorrebbe che ci stesse ancora insieme (concetto totalmente reciproco). Lo dico perché anni di psicologia da giornale, da ombrellone (quest’anno da ombrello!) e da discussioni a tavola inducono a farti sentire in colpa se provi un seppur minimo giramento quando consegni il sangue del tuo sangue, nel mio caso, al padre. Detto che sono consapevole che il pargolo abbia bisogno di entrambi i riferimenti per crescere e che mai mi verrebbe in mente di privarlo dell’altro oltre a me, il punto è che non posso essere totalmente contenta a che passi del tempo con uno con cui io ho deciso di non passercene più. Ed anche sto far finta di essere entusiasti all’idea mi sembra una follia. Meglio essere più misurati e sinceri per il bene di tutti. Anche per non creare confusione in queste creature. Che potrebbero dirti se lo trovi così figo perché non vieni pure tu?!? Perché se è vero che puoi riconoscere all’altro di essere un ottimo genitore, è altrettanto vero che se non ci stai più insieme in ballo ci sono valori diversi e un diverso modo di vedere la vita. E se non hai trovato una sintesi prima, sarà difficile trovarla dopo. L’unica è non influenzare e lasciare che sia il figlio a scegliere la sua strada. E accettare, poi, la sua scelta. Talmente difficile che mettersi pure a recitare la falsa gioia mi sembra veramente troppo.
Quindi come sempre lo saluterò dicendogli che sono sicura che si divertirà e che starà bene, che mi mancherà e anche che approfitterò della sua assenza per riposarmi un po’. Ma non gli dirò che sono contenta. Ometterò solo che mi dispiace. Perché dirgli che sono contenta non sarebbe un gesto d’amore, come ti dicono i sedicenti esperti, ma solo una bugia e neanche buona. Una bugia e basta.
Buongiorno soprattutto alle mamme e ai papà che sanno di che parlo!

Il buongiorno del 19 marzo

Tutti possono diventare padre, anzi direi che c’è maggiore possibilità per gli irresponsabili che per gli altri.
Non tutti, invece, possono esserlo.
E oggi mi piace pensare che si festeggino solo questi ultimi. Quelli che ti stanno accanto, ti sostengono, fanno il tifo per te anche quando sanno che non hai nessuna chance. Indipendentemente dal fatto che tu sia nato da un loro momento di felicità e passione o si sostituiscano a qualcuno che non c’è più o non c’è mai stato.
A partire proprio da quel San Giuseppe che mi ha fatto, da sempre, un’immensa simpatia. Un uomo che per il figlio, e non per Dio, è stato capace di mettersi da parte ed accettare una situazione a dir poco scomoda.
Non ho mai pensato a mio padre come al mio eroe, come in tante dicono di aver visto o di vedere il proprio padre. Forse perché non c’è mai stato bisogno di metterci della fantasia per esaltarne il valore. Non è perfetto. A volte è pesante e permaloso. Spesso ci discuto ma so di poterci contare. E non perché si sia abnegato per me e mio fratello (eterno e da me invidiato figliol prodigo) ma perché, tra le mille cose a cui gli piace dedicarsi, cerca e trova sempre spazio da darci.
Si chiama Giuseppe e quindi oggi festeggia doppio. Non poteva che essere così!
Auguri al mio papà e anche a tutti gli altri che se li meritano. Tra tutti, per primo quello di mio figlio.

Il buongiorno del 19 gennaio

Ieri sono stata al funerale del papà di un mio collega. Sono entrata in chiesa ed il mio collega era là sull’altare con la chitarra al collo ad accogliere cantando la bara di suo padre insieme a tutta la comunità, stretta, anche visivamente, intorno a lui e alla sua famiglia. Mi sono commossa profondamente. È stato sicuramente un uomo buono e molto amato suo padre. Un uomo che nel suo anonimato ha lasciato un segno profondo. Uno capace di vivere bene e di morire lasciando serenità in chi è rimasto. Un migliore che, come dico sempre, se ne va ma resta. È stato bello partecipare a questo saluto e conoscere l’eredità che ha lasciato e fino a quando sono entrata non avrei mai detto che avrei vissuto un’esperienza tanto forte. Mi aspettavo un momento triste di morte e invece ha prevalso la vita. Poi ovviamente, non ho potuto non cogliere anche cose stridenti. Importanti anche queste, però, per ricordarci che tutto questo è davvero capitato nel mondo reale. Come un canto durato per 13 minuti (una sorta di ”Fiera dell’est”) mentre tutti erano in piedi che ha stroncato più di una vecchietta (quella davanti a me all’ultima ripresa di ritornello si è lasciata andare sulla panca stremata) e poi l’annuncio del celebrante con la possibilità di richiedere l’ostia per celiaci al momento della comunione che, come dire, ha rotto la spiritualità del momento. Io non credo più ma ieri, note di colore a parte, quel rispetto che ho sempre avuto per chi continua a farlo si è sicuramente irrobustito. Non posso non riconoscerlo. Buongiorno e buona domenica.