Il buongiorno del 27 dicembre

Sono passati 4 giorni dal mio ultimo post e sono stati giorni così pieni che mi sembra siano passati mesi. Sono tornata a casa dal mio breve e intenso viaggio in tempo per la vigilia. Mi sono cambiata rapidamente, ho preso l’auto in garage e sono andata a prendere i miei per andare a festeggiare da mio fratello e mia cognata. Siamo stati da loro anche il giorno dopo quando ho avuto con me anche Marco. Un Natale caldo, bello, piacevole. Leggero. Di cappelli da Babbo Natale la sera e di chiacchiere da palestra il giorno. Di conto alla rovescia autogestito per scartare i regali da parte dei piccoli. Di imperversare di novelli campanelli augurali con messaggi di affetto vicini anche se lontani. E a volte lontani anche se vicini. Di addobbi piumati eleganti, di verde, di luce. Di cibo allegro e abbondante. Di sorrisi. Di risate. Un Natale imprevisto. Tante preoccupazioni passate in un bel calice di vino rosso, alzato in occasione di un momento felice. In famiglia. In una famiglia allargata per una volta non da me. In cui io per una volta non accoglievo ma sono stata accolta, come gli altri. Quello di cui avevo inconsapevole bisogno.
Ieri poi, dopo il bagno di folla, sono rimasta da sola a casa, nel silenzio rotto solo dalla TV. Dai film di Natale. Irrinunciabili compagni del Santo Stefano. Quest’anno, non per scelta ma con serena accettazione, da sola e soprattutto senza avanzi. Ho perso a causa di un ritardo senza tempo un appuntamento il pomeriggio e poi in catena gli altri. Ho dormito tanto. Ho recuperato. Stamattina voglio andare a camminare. Poi a fare la spesa. Poi forse ho un impegno. Poi stasera forse pure. Forse no. Due giorni e torna il mio piccolo tzunami a casa. E addio a queste giornate che si srotolano lentamente e senza programmi.
È ora del caffè… Forse.
Buongiorno.

Il buongiorno del 9 dicembre

Sono passati pochi giorni dal mio ultimo post ma mi sembrano secoli. Sono passati, infatti, giorni che non mi sono sembrati di 24 ore come tutti gli altri. Giorni densi ma trasparenti. Pesanti pur se leggeri. Lunghissimi anche se piacevoli. Giorni di camminate nel caos di questi giorni di festa e poi nella pace di luoghi non battuti. Rumore e silenzio. Giorni di donne e di bambini di quelle che non si imbarcano per prima sulle scialuppe quando c’è allarme ma di quelle che remano. Con forza e col sorriso. Giorni di forni dall’odore di pane caldo, di statue bellissime e di sculture inquietanti. Notti di email, di chiacchiere, d’istanti distanti e vicinissimi. Sere di cene abbondanti, di cuoche generose che offrono un vantaggio di giorni al sovrappeso. Di amori finiti. Di amori iniziati. E poi giorni di alberi e presepi. Di puntali e nastri. Di cuccioli. Di ravioli buonissimi anche senza parmigiano. Di ritorni a casa. Di domani si ricomincia. Di domani.
Buongiorno alla nuova piccola settimana e a tutti i personaggi di questo week end. Che c’erano prima o meno, che ci saranno poi. Tutti meno quelli del presepe che alla fine anche quest’anno è saltato. Ma questa è un altra storia…

Il buongiorno del 19 settembre

Credo nelle sensazioni. E ho imparato più che a riconoscerle a tenerne conto. Fino a poco tempo fa, infatti, ho dato più importanza alle dichiarazioni che alle sensazioni. Pensando che le prime tradissero meno delle seconde. E mi sono accorta di quanto non sia affatto così. Non si può giudicare di pancia ma almeno mettere sullo stesso piano pancia e cervello sì, si può. E dare fiducia ai propri sensori può aiutare, spesso, ad evitare situazioni spiacevoli. Ma per dare fiducia ai sensori ci vuole coraggio. Ovviamente non parlo di fare come quelli che chiamano sensazioni i pregiudizi. Parlo di ascoltare chi ci è accanto e quello che ci dice con tutti i sensi, non solo con l’udito. Di mettere in discussione le parole che ci vengono dette, più di quello che proviamo. Non è facile. Non solo perché gli altri si camuffano. Ma anche perché ci sono parole di cui abbiamo bisogno e, in certi momenti, pur di sentircele dire siamo disposti a credere a chiunque. Soffocando con determinazione qualsiasi vocina cerchi di metterci in guardia. E questo non vale solo per l’amore. Vale per tutto.
Mettersi in ascolto completo all’inizio è più faticoso ma, man mano che ci si allena, diventa naturale. O meglio torna ad essere naturale. E riserva sempre sorprese. Anche bellissime. Perché le parole possono coincidere con i fatti e perché funziona anche al contrario. Silenzi o parole distanti possono nascondere tesori inaspettati.
Buongiorno a chi si sveglia presto e a chi lo fa con più comodo.

Il buongiorno del 27 agosto

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Il clima relax è giunto al top. Dopo 10 giorni abbondanti di gite quotidiane ieri, spesa a parte, siamo rimasti a casa tutto il giorno. E dopo pranzo c’è stato anche il ‘pennichella time’. Eh sì, perché quando sei in un posto nuovo, specie se a più di 7 ore di macchina da casa, ti sembra brutto non sfruttare tutto il tempo a disposizione per visitare tutto il visitabile. Vedere ogni angolo segnalato. Cercare l’enoteca che ti hanno raccomandato o il ristorante imperdibile. Ed è così che la vacanza diventa sicuramente interessante ed istruttiva ma poco riposante. Che è vero che riposi comunque la testa ma, almeno a me non basta, visto che ho bisogno di far riposare anche tutto il resto. Ed è così che vista anche la richiesta dei ragazzi di poter rimanere a casa un giorno a giocare fra loro, a me e Carla è bastato uno sguardo per accettare e tuffarci, subito dopo pranzo, nell’azzurro e nel rosa delle lenzuola dei rispettivi giacigli.
Poi al risveglio chiacchiere estive e meno estive senza tempo. Poi di nuovo nel vivo del clima vacanziero. E quindi barbecue ma stavolta con il resto del gruppo. Due coppie, una bambina e tre adolescenti maschi che mi piace guardare come un trailer del film che vedrò l’anno prossimo.
Marco ed io siamo gli ultimi arrivati. PAnche qui non conoscevamo nessuno prima. Ma ci buttiamo. Sono tutti molto accoglienti e sorridenti. Si mangia, si parla, si ride. Si apprezza il fresco della terrazza. Nonostante le differenze di età i ragazzi dopo cena giocano tutti insieme. Ci salutiamo molto tardi con un appuntamento ad un orario per oggi assolutamente non sfidante. E mi piace. Mi piace molto. Perché vacanza, a veder bene, vuol dire che non c’è . Che non c’è impegno, orario, consueto ritmo. Che non c’è devo fare. Si stacca per un po’ da tutto anche da quello che sarebbe meglio. Soprattutto da quello. Qui internet è a singhiozzo e spesso non c’è neanche linea (mi sta abbandonando anche quella fisica, sigh!). E anche il cellulare si sta riposando. Ne aveva bisogno anche lui.
Stamattina guardo fuori e c’è il sole. Dormono tutti e c’è un gran silenzio ovunque. È il suono della vacanza. Mi piacerebbe restare qui per sempre. A scrivere guardando il mare. Mi dico che ho ancora qualche faccenda da sbrigare nella mia esistenza ma che succederà prima o poi.
Buongiorno a chi ha sogni nei cassetti ma anche e soprattutto a chi li ha nelle valigie!

Il buongiorno del 29 giugno

Stamattina ho fatto colazione alle 4:30 e mi sono ricordata di quando capitava, una vita fa, di tirare fino a tardi e di prendersi un cappuccino e un cornetto prima di tornare a casa e andare finalmente a dormire. Succedeva una vita fa, forse due.
Oggi alle 4:30 mi ci sono svegliata. Mi succede sempre se ho programmato la sveglia presto che per paura di non svegliarmi comincio a fare le prove di apertura occhi con ore di anticipo. E soprattutto se il dovermi svegliare presto è legato ad un impegno del figlio.
Colazione a letto però, finestra alzata e fuori al buio il quartiere che ancora dorme. Ogni tanto senti arrivare da lontano una macchina ad interrompere un silenzio che non riconosci e ti sembra nuovo. Ogni tanto si sente anche il verso dolorante di qualche uccellino masochista che ha deciso di vivere in città. E ti trovi a pensare come sia davvero bello stare a letto e pensare di poterci stare ancora un po’. Senza la fretta di alzarsi. Senza dover correre. Nel fresco della mattina e delle lenzuola di cotone.
Alle 4:30 stanotte c’è chi sta per andare a dormire e chi si è appena svegliato. E ognuno nel suo pensa che l’altro sia folle. Pure se l’uno un giorno lo farà e l’altro l’ha fatto e se ne è dimenticato. La notte tace. Ci guarda e sorride. Perché lei comunque vada, ha vinto.
Fresco buongiorno!

Il buongiorno del 26 aprile

Cosa fai di speciale in questo weekend? In realtà ho deciso di fare le pulizie di Pasqua in ritardo. Quelle che si fanno per togliere da casa i postumi dell’inverno. Che non sono in realtà solo pulizie. Si riallocano i 50 libri messi sul comodino perché prima o poi li vuoi leggere ma poi la sera finisce sempre che ti addormenti dopo due pagine. Si eliminano tutti gli oggetti raccolti dal figlio che ci accorgiamo essere un accumulatore seriale. Si decide finalmente per la sorte di quella borsa che non mettiamo mai. Si mette nei faldoni dei documenti carta varia appoggiata sulla libreria dell’ingresso da mesi. E mentre lo fai ritrovi un biglietto che ti riscalda il cuore. Una foto che avevi dimenticato. E magari anche una bolletta da pagare che ti fa stare male. Ma il bello è anche che passi tanto tempo in silenzio senza parlare. E pensi in libertà senza disturbi. Un lusso vero. Per oggi ho altri programmi ma domani voglio rinfrescare le librerie. E ci perderò una giornata. Anzi mi ci perderò per una giornata. Li chiamano viaggi virtuali. Nel mio caso senza droghe o mediazioni cibernetiche. Mi basta un’ aspirapolvere, qualche spazzola, stracci e ammoniaca e si parte. E per il prossimo viaggetto si dovrà aspettare il cambio di stagione. Presto.
Buongiorno ordinato e pulito fuori e dentro!

Il buongiorno del 26 febbraio

Qualcuno mi faceva notare che non essere sempre in linea, non rispondere subito a un qualche stimolo di comunicazione scritta può essere oltre che una scelta, un’ottima scelta. Che questo essere sempre disposti al botta e risposta immediato o al confronto mediato da faccine a spiegare meglio i toni e le intenzioni, può essere rifiutato scientemente per dare maggiore valore allo scambio. Che rimandare il confronto ad un istante in cui sia possibile realizzarlo de visu può essere di maggiore soddisfazione. Posizione Interessante. Condivisibile. Anche vera.

Come è vero, però, che questo vale quando ci si conosce reciprocamente. In questo caso l’assenza di parole non imbarazza ed anzi è il termometro dell’armonia che si ha con l’altro. In tutti gli altri casi il silenzio che stronca un approccio o un flusso non parla e, se parla, allontana. E a volte è un peccato (a volte no!). Però voglio provare. Comincio con il ritardo del buongiorno di questa mattina. Un affettuoso buongiorno… in ritardo!

Il buongiorno del 9 gennaio

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Un giorno a settimana mio figlio va dal padre e ho una serata tutta per me. Ieri sera, in alternativa alla proposta di un cinema, ho preferito restare a casa per godermi il silenzio e stirare. Davvero una bellissima idea. La prossima volta devo ricordarmi di provare il cilicio. Un ascetico buongiorno!

Guardare avanti

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C’è un gran silenzio intorno a me rotto solo dal ronzare dei pensieri nella mia testa. Oggi mi manca tanto il mio noioso comfort. Non tornerei mai indietro ma mi manca. Guardare avanti è una bellissima frase ma con implicazioni assai faticose. Usare una sdraia aiuta.