Il buongiorno del 18 ottobre

Oggi non ho programmi. La giornata si farà. E mi sono alzata con quella sensazione di piccola gioia che ti viene quando apri gli occhi e prendi coscienza che non hai nulla da fare. Che hai una giornata davanti e puoi decidere la qualunque anche rimanere a letto (Marco ha dormito con me ma poi va con il papà). Che puoi inserire la modalità ‘staiserena’ e non ti devi catapultare e uscire. Ed è sabato, non c’è neanche il garage che chiude e devi comunque mettere fuori la macchina. Solo un piccolo sforzo per controllare che Marco abbia preso tutto quello di cui ha bisogno e salutarlo prima di rituffarmi di nuovo sotto le lenzuola. Alzo la serranda, chiudo la tenda e il giorno entra ma tutto il resto rimane fuori. E mi piacciono quei rumori della piazza attutiti dalla finestra chiusa. Perché riproducono esattamente quello che sento in questo momento. Io qui e tutto lontano da non riuscire a sentirlo. E ogni tanto, per una manciata di ore, ci vuole.
Una sera della scorsa settimana ho cenato con un amico di vecchia data che mi diceva ‘A Marù, soli si sta male!. Gli ho risposto che aveva ragione ma che per me il periodo della solitudine era finito. Che negli anni passati mi ero sentita sola in tanti momenti ma che ora non mi accadeva più da un pezzo. Perché la solitudine non è uno status, è un sentirsi. E a volte avere qualcuno accanto può peggiorare la situazione.
Il mio sentirmi oggi è piacevole. È pieno. È frizzante. A volte mi sento stanca, affaticata, preoccupata ma sola no. Sola non mi ci sento più. E se c’è qualcosa che mi fa paura pensando di innamorarmi di nuovo è proprio avere a che fare, ancora una volta, con la solitudine. Perché il mio amico ha ragione, soli si sta male.

Buongiorno alle voci del mondo filtrate dai vetri e a questo sabato che si farà!

Il buongiorno dell’8 agosto

20140808-062047-22847238.jpg‘Maru, sei libera! L’unico a cui devi rispetto è tuo figlio ma per il resto puoi fare tutto quello che vuoi. Non devi rendere conto a nessuno! Sei libera. Uscire da un progetto di vita è difficile. Ci sono tanti momenti di solitudine e di sofferenza. Ma c’è una contro partita che ti devi godere a pieno: la libertà, Maru. Fai quello che ti fa stare bene e non ti curare di quello che pensano gli altri. Non li riguarda. Riguarda solo te. E tu sei libera!’

Il punto di partenza di questo affettuoso tzunami da parte di Danilo, in rigoroso dialetto casertano*, neanche me lo ricordo. Quella che mi è rimasta addosso, invece, è sicuramente la carica vitale che mi ha regalato. E anche quel calore che, solo quando qualcuno parlandoti ripete più volte il tuo nome, ti arriva netto e ti riscalda. Perché non ci sono dubbi che stia parlando proprio a te.

Un altro punto di vista da raccogliere e su cui riflettere. La conferma che mettersi in ascolto riserva davvero delle belle sorprese pur essendo davvero molto faticoso. Al punto da ammettere che in certi momenti rimpiango le comode certezze in cui ho vissuto per buona parte della mia vita. Perché non c’è dubbio che vivere in perimetri definiti presenti comunque dei vantaggi.

Vantaggi spesso apparenti ma per i quali in molti decidono di restarci. Per paura di dover affrontare il mondo da soli. O, come dice Danilo, da liberi. Che a pensarci bene è anche più difficile. Perché se gli effetti della solitudine sono tristi ma noti, quelli della libertà non lo sono affatto.
Come dire ‘Sono mia’ e anche subito dopo ‘E ora che ci faccio?’.
Buongiorno a tutti e in particolare, stamattina, a Danilo da Roccamonfina che mi dovrà un follow up al ritorno dalle ferie!

*mi dispiace non conoscere il casertano da poterlo riprodurre. L’effetto sarebbe stato, di sicuro, migliore.

Il riposo del guerriero

Oggi mi sono dedicata a sistemare dei documenti per mio padre, ho fatto lavatrici, ho preparato dei dolcetti per il figlio, ho letto libri, notizie, messaggi. Uno di questi meraviglioso al punto che avrei voluto fosse mio. Ascoltato musica e dormito. Non sono voluta uscire. Ho preferito restare a casa per godermi la solitudine. E scrivere. Perché dopo le corse, gli affanni, la raccolta di emozioni, siano esse positive o negative, è necessario fermarsi e riposare. Per poi tornare ad immergersi nello stesso mare. Perché il mare, si sa, è sempre lo stesso. Siamo noi che decidiamo se nuotarci, pescare o farci la guerra. Io, per esempio, nuoto ma non conosco tutti gli stili, pescare mi annoia e mi piace tanto fare la pace. Sarà per questo che mi stanco tanto.