Il buongiorno del 22 maggio

Ieri mattina il figlio, da me sgridato perché disordinato e poco responsabile riguardo ad una serie di temi, mi risponde con l’asso nella manica dei figli dei separati ‘Sono proprio contento che stasera vado da papà. A pensarci bene mi piacerebbe proprio viverci’.
E poi ancora ‘Noi stasera passeremo una bella serata tu invece sarai da sola e dispiaciuta!’.
Purtroppo, separati o no, i genitori che decidono di esercitare il ruolo – come già detto – sono soggetti a contestazione. E ovviamente i piccoli mostri, soprattutto se adolescenti o quasi, sanno affilare i loro strali per cercare di ferire, e di conseguenza arginare, gli interventi educativi più severi.
Sarà che sono certa della mia buona fede nel portare avanti principi rigorosi, sarà che riconosco nel figlio il mio piglio ribelle, sarà che sento quanta fatica fa a dirmi certe cose ma, ad essere del tutto sincera, rilevo che su di me tutto ciò passa senza lasciare traccia. Mi sono solo permessa di rispondergli, col sorriso sulle labbra, credendo da sempre nella maggiore efficacia della commedia rispetto a quella della tragedia ‘Che io possa invidiarti nel passare una serata con tuo padre la vedo dura…. 🙂 per il resto se vuoi parliamone seriamente. Se pensi che vivere con me sia difficile ti prego di riflettere sul fatto che vivere con te non è un privilegio ma al massimo, e perché sono generosa, un faticoso piacere’. Fine. Poi ieri sera, ero ad un compleanno e il figlio mi bombarda di chiamate alla subdola ricerca di complicità, questa volta, contro le posizioni del padre. Come se la mattina non fosse successo nulla. È semplicemente allergico, come tutti i ragazzini della sua età, ai no. È qui che bisogna essere bravi a rispettare e consolidare il ruolo dell’altro genitore. Perché se si cade nella trappola, si perde tutti. Rispondo dopo un po’ alle ripetute chiamate, la cui motivazione avevo dedotto da un provvido sms del padre, e gli dico ‘Sono ad un compleanno. Sei con papà ed è lui che decide stasera, anche per me. Già finito l’idillio pure con lui? Ci vediamo domani. Buonanotte!’
Io credo davvero che amare profondamente i figli voglia dire essere capaci di correre il rischio di farsi odiare se il fine è quello di far passare concetti e principi che gli salveranno la vita. O anche solo li faranno stare al mondo con maggiore decoro. E che la paura di perdere l’amore sia la causa principale degli allontanamenti ‘veri’ tra genitori e figli.
Buongiorno ai nostri piccoli mostri che riempiono e fanno traboccare la nostra vita!

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