Il buongiorno del 25 settembre

Il mercoledì Marco sta con il padre. Ed io ho la serata libera. E in quella serata ci infilo, o meglio cerco di infilarci, tutto quello che vorrei ma non posso gli altri giorni. E quindi il teatro, il cinema, la camminata, l’uscita… A volte il niente. Perché anche questo gli altri giorni è impossibile.
Questo è uno dei pochi vantaggi della separazione. Hai dei momenti tuoi. Hai del tempo tuo, solo tuo. A dire la verità ne avevo anche durante il matrimonio ma era diverso. Qui non torno e devo recuperare. C’è chi è convinto che se si sta bene in famiglia non ne hai bisogno. Sarò strana io ma di spazi miei, solo miei, ho sempre avuto bisogno. Perché ho sempre pensato e sostenuto che prima di essere noi si è io. E se quell’io si abnega o non si cura non può contribuire degnamente a quel noi.
E quel noi da valorizzare vale anche per me e mio figlio.
Ho visto tante madri tristi, per una storia finita o anche in piedi ma infelice, abbarbicarsi alla vita dei figli per dare un senso alla propria. E quei figli soccombere ad un senso di colpa immotivato ad ogni moto di felicità.
La cultura del nostro paese di mamme senza identità, senza desideri, di Madonne di cartone intoccabili e perfette ha fatto danni incommensurabili. Ha creato mostri e ha finito talvolta per sfasciare proprio quella famiglia tanto cara.
Per Marco non sarà così. Questa è l’unica cosa di cui sono certa. Lui ha una mamma imperfetta, che non sa cucinare, di solito allegra, a volte triste ma che lo vuole felice sul serio. Perché la sua mamma pensa che la felicità sia davvero importante. Ne è prova che non ha mai smesso di investirci. Quando è con lui ma anche quando lui non c’è.
Felice buongiorno!

Il buongiorno dell’11 settembre

IMG_5200.JPG
Tutti ricordano questa data per la tragedia dell’attentato alle Torri Gemelle. Io invece per il mio matrimonio. Che fu un venerdì di 16 anni fa. Un venerdì, certo, perché una come me, al detto che “Né di Venere, né di Marte non si sposa, non si parte né si da principio ad arte”, figurati se ci crede. Come anche all’altro, visto che piovve, che recita “Sposa bagnata, sposa fortunata”. Pure a credere a tutto, possiamo dire che noi siamo arrivati prima del più noto 11 settembre e che i detti si sono annullati. Come dire che, nel nostro caso, non c’è alcun dubbio che abbiamo fatto tutto da soli. Non ci sono influenze cosmiche a cui poter risalire che alleggeriscano, in qualche modo, il nostro fallimento.

Mentre scrivo mi rendo conto che ricordo ogni momento di quel giorno. E a rivederlo ora c’era già scritto tutto. Ma mi ci sono voluti anni per capirlo. Anni in cui abbiamo fatto anche cose belle. Un figlio ma, sono sicura, non solo. Ora non riesco a ricordarne neanche una, oltre a Marco. Detto che sarebbe sufficiente, sono sicura che prima o poi me ne torneranno in mente altre. Ci vuole tempo anche per questo. E in questa festa di luoghi comuni mi verrebbe da dire che l’unica é dare tempo al tempo. Anche se, secondo la mia esperienza, far trascorrere il tempo senza spenderlo non serve a nulla. E quindi farò, ancora una volta, a modo mio. Magari già l’anno prossimo riuscirò a rivedere l’album dei ricordi con un occhio più oggettivo. E visto che non si tratta di una speranza ma di un obiettivo, è anche facile che succeda.

Perché ogni storia merita di essere raccontata, prima di tutto a noi, con tutte le sue sfumature. Anche quelle che finiscono. Anche la nostra.

Buongiorno di pioggia. Anche quest’anno di pioggia.

Foto dal sito mirto e fiori d’arancio

Il buongiorno del 17 agosto

Ieri è stata giornata di preparativi. Di quelle in cui compri le ultime cose tipo… la valigia. Eh sì, perché se ti ricordi solo all’ultimo momento che nella divisione delle cose il set di valigie è toccato all’ex marito o ti prepari a partire con 4 trolley da imbarco aereo, di quelli che vanno bene per tutte le compagnie, , che ti ritrovi in quantità industriale o te ne compri una. Una cosa estremamente facile di sabato pomeriggio 16 di agosto. Dovevo andare da sola ed invece la cara amica, con cui ero andata al mare, si è offerta di accompagnarmi dicendo: ‘Che sai fare da sola non c’è dubbio ma in due è meglio, non ti pare? Ti accompagno’. Non nego di essere rimasta piacevolmente sorpresa. Perché sono frasi che aspetti di sentire da una vita. E quando finalmente te lo senti dire, ti rendi conto che non è davvero il caso di fare la schizzinosa. Perché il fatto che non si sia trattato di una voce maschile non inficia in alcun modo il calore del gesto. E, a dirla tutta, se fosse stato un uomo sarebbe stata da inaugurare con un viaggio a Medjugorje.
Per farla breve, partiamo ed entriamo nell’unico negozio aperto di una strada commerciale comunque presa d’assalto dal passeggio pomeridiano indifferente ai cartelli indicanti il periodo di chiusura. Ci mostrano due tipi di valigia. La prima si apre a metà. Ha un lato in policarbonato e uno in stoffa, l’altra tutta in stoffa ha invece un’apertura a scatoletta di tonno. Mentre io sto pensando al colore, la mia amica indicandomi la prima mi dice: ‘Non te la comprare si apre a cavolo, prendi l’altra!’. La signora, che sa il fatto suo, la sente e dice:‘In realtà può essere molto comoda perché durante la vacanza una parte può servire per mettere man mano i vestiti sporchi tenendoli separati da quelli puliti’ e la mia amica ‘Signora ha ragione, ma per tenerla aperta serve una piazza d’armi, lo vede si apre come una cozza’. La signora non solo condivide la ragione della mia amica ma ammette anche di non averci mai pensato. Non c’è più storia, la mia amica sorride tronfia di aver vinto – grazie al mitile esempio – la battaglia sulle motivazioni di vendita, io decido il colore e usciamo con una scatoletta di tonno da un quintale ridendo come due matte. Al punto che non so se addurre al deserto dei tartari o al presunto effetto eccitante dell’acquisto l’essere stata fermata da ben due persone per chiedermi dove l’avessi presa. Tornata a casa sto cercando di farci entrare tutto quando mi citofona un’altra amica, la cui visita non era prevista, che in un secondo mi finisce di fare i bagagli mentre io stiro due cose che ho deciso all’ultimo momento di portare.
E pensare che c’è chi mi chiede ‘Ma dopo la separazione sei ancora sola?’

Buongiorno! Tra poco si parte…