Il buongiorno del 26 novembre

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Riflettevo sul fatto che ieri ho ricevuto da ovunque moltissimi messaggi di incoraggiamento e di affetto. Anche e soprattutto perché, per chi mi conosce live, vedermi abbattuta non è ordinario. Perché il mio modo di affrontare la vita è essenzialmente ridere. E non c’è occasione che, per me, non sia buona. Da sempre sono convinta che la serietà non c’entri nulla con l’essere seriosi. E anche grazie ad una dote naturale ereditata da mia nonna paterna, ho capito, nel tempo, che ho passato più concetti con una battuta che con ore di discorsi.
Tornando a ieri, insomma, mi sono resa conto che in tanti mi vogliono bene e fanno il tifo per me. Anche insospettabili. Uno che non conosco neanche bene mi ha fermata per dirmi ‘Che hai fatto? Quando non sorridi sei brutta. Oggi non sei tu’. Che magari pensava che così mi sarei sentita meglio. Tutti a fare il tifo ma nemmeno uno che mi abbia detto ‘Ci penso io’. Anche solo per finta. Anche solo per sentirsi rispondere ‘Grazie. Mi piacerebbe ma sono tutte cose che devo sbrogliare da sola!’. Il perché l’ho capito parlando con un amico che così si espresso: ‘Quando hai dei momenti difficili sono dispiaciuto per te ma mai preoccupato. Tu sei una che riesce sempre a trovare la strada per uscirne. È sempre e solo una questione di tempo’. Una doccia fredda che mi ha tonificato ma mi ha anche tolto per sempre la speranza che a qualcuno passi anche solo l’idea di proteggermi. E che ogni tanto io possa mollare. Anche solo ogni tanto.
E vabbè torna il tema che ci sono donne che ti viene di proteggerle (le cosidette donne di ceramica) e donne che ti mette pensiero anche solo chiedergli se hanno bisogno di una mano. E se appartieni alla seconda categoria, va bene provare qualche volta a vedere se l’aria è cambiata, ma, predisporsi alla rassegnazione, aiuta sicuramente a non crearsi false aspettative.
E se è così per noi, consoliamoci all’idea di cosa debba essere per Samantha Cristoforetti!

Buongiorno a noi donne che ce la caviamo sempre e soprattutto buongiorno a Samantha e al suo bellissimo sorriso tra le stelle!

La vignetta é comunque un regalo di Roberto. Stavolta non sua ma ci sta bene! 🙂

Il buongiorno del 12 agosto

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Stamattina avevo cominciato a scrivere di quanto è bello sapere che paroledimaru sta girando il mondo insieme agli amici che lo leggono dai luoghi di vacanza vicini ma anche lontanissimi, quando dalle news della TV ho appreso della morte di Robin Williams. E ho cambiato idea. Perché il mio film preferito è da sempre L’attimo fuggente e perché se c’è un attore che ho amato nel profondo questo è proprio Robin Williams. Capace di far piangere e far ridere. Non uno che aveva scelto di interpretare ruoli di un tipo piuttosto che di un altro ma uno che sapeva interpretare la vita. Che di questo è fatta. Un uomo capace di conquistare l’anima e rendere indimenticabili tanti personaggi dal primo Mork, a Capitan Uncino ad Adrian di Good morning Vietnam, a Patch Adams. L’ultima volta al cinema l’ho visto un paio di settimane fa che interpretava il prete in Big Weddings , un piccolo ruolo ma come sempre memorabile. Mi piace il cinema ma dimentico facilmente i nomi dei film e non sempre riesco a riconoscere gli attori. Con lui era impossibile. Mi piace salutarlo con l’incipit della poesia di Whitman che ha recitato salendo sui banchi nell’Attimo fuggente e che con un’immagine ha reso giustizia a tutti quegli insegnanti capaci di trasmettere la profondità del sapere. Quelli che ti rimangono nel cuore, ma anche negli occhi e nelle orecchie, come quelli che ho avuto la fortuna di avere io. Quelli che non ti insegnano una poesia ma la poesia. E lui per me è stato, a suo modo, uno di loro. Mi mancherà.

Oh! Capitano, mio Capitano, il tremendo viaggio è compiuto,
La nostra nave ha resistito ogni tempesta: abbiamo conseguito il premio desiderato.
Il porto è prossimo; odo le campane, il popolo tutto esulta. (…)

Buongiorno, ma senza aggettivi stamattina.

Il buongiorno del 7 marzo

Dopo giorni di battaglie ieri sera, finalmente, ho passato una bella serata con il figlio. Mi ha raccontato di sé, mi ha dato un suo punto di vista su alcuni argomenti e mi ha fatto ridere di cuore. Sta crescendo. I suoi pareri sono i suoi ed il confronto, quando non arriva allo scontro (spesso), è anche divertente. È stata una boccata d’aria che ha restituito, per due ore, tenerezza e soddisfazione al mio ruolo di madre. In questo periodo, infatti, mi sembra spesso di vivere con un estraneo in continua sfida. Uno che critica chi sei, che fai e soprattutto cosa vuoi per lui. A partire dalla merenda. Purtroppo l’adolescenza è una brutta bestia e se hai figli la vivi due volte. E non saprei dire da quale parte sia meglio.
Tenero buongiorno! (siamo arrivati a venerdì)

Ridere insieme

Ognuno di noi, quando pensa alla sintonia con l’altro, sa esattamente quali siano le caratteristiche che ritiene necessarie perché si concretizzi.
Per me la prima ed irrinunciabile è sicuramente ridere delle stesse cose.
Non ho amici, che ritengo tali, con cui non sia così. Lo stesso vale per i colleghi con cui lavoro meglio e anche e soprattutto per gli uomini che mi hanno conquistato.
Sono convinta che ridere avvicini le anime più che piangere. E sono altrettanto convinta che non ci sia nulla di più intimo e complice, nulla che ti faccia sentire più vicino a qualcuno che trovarsi in una situazione dove non sia opportuno ridere, guardarlo fisso negli occhi e sapere che in quel preciso istante sta pensando alla stessa cosa che ti mette allegria e pregustare il momento in cui sarà possibile verificarlo e sfogarla. Insieme.
Con un uomo c’è solo una cosa che forse, dico forse (!), conduce allo stesso livello di corrispondenza. In tutti gli altri casi non c’è. Ne sono certa.

Ormoni

Ieri l’altro e molto di più ieri, il pianto mi ha sopraffatto. Mi sono commossa alla fine di un libro e poi salutando mio figlio prima di affidarlo al padre. Ho pianto a dirotto al telefono con un amico (almeno lo era prima che gli facessi questa telefonata 😃) mentre gli raccontavo tutta una serie di sofferenze causatemi da persone che sulla carta avrebbero dovuto volermi bene.

In questo contesto, mio figlio che, nonostante i miei sforzi, si era accorto, durante il saluto, della lacrimuccia che scendeva senza controllo, abbracciandomi e sorridendomi prima con gli occhi che con i suoi meravigliosi denti argentati mi aveva detto: ‘Non ti preoccupare mamma, è una questione di ormoni‘.

Premesso che:
1) pur non mancandomi materia per stare male, non riuscivo neanche io a capacitarmi di tanta carica emotiva;
2) non so dove abbia sentito questa frase e se ne conosca davvero il significato;
3) un figlio è l’unico uomo che può farti ridere dicendo una cosa del genere;

era proprio così. Aveva ragione lui. Non mi dovevo preoccupare.

Primo pensiero del mattino

Il mio pensiero di questo mattino vacanziero è per le mie amiche. Quelle che occupano, come una manifestazione non organizzata, il mio cuore. Quelle che spuntano e mi fanno ridere, che si affacciano e vedendo la lacrimuccia mi fanno proprio scoppiare a piangere. Quelle che sono sempre nei miei pensieri anche se non riesco sempre a chiamarle. Quelle che non si spaventano delle mie intemperanze e dei miei eccessi. Quelle che mi provocano le maggiori arrabbiature della vita. Quelle a cui non posso mentire e che mi capiscono al volo. Quelle che se non ci fossero sarei davvero sola.

Il buongiorno del 15 dicembre

Ieri sera a cena tavolo tripartito: uomini da un lato, donne nel centro e bambini dall’altro. Vino rosso a fiumi, olio nuovo, carne toscana da brivido. Poi il racconto di una storia d’amore contrastata su cui parte il dibattito e diventa, nella nostra porzione di tavolo, un modo per conoscerci, riconoscerci e ridere insieme, tanto, tantissimo. Al punto da isolarci e accorgerci solo a fine serata che le altre due ali del tavolo, ma anche gli altri ospiti del ristorante (!), ci stanno guardando con occhi sorpresi ma anche contagiati da tanta allegria.
Stamattina sveglia all’alba. Occhiali da sole anche con nebbia. La giornata sarà lunga ma molto meno faticosa del solito. Ne sono certa. Allegro buongiorno!