Il buongiorno del 16 ottobre

Mai dire mai. Fino al liceo ero una di quelle sempre sicura che questo o quello non l’avrei mai fatto. Che a me questo o quello non sarebbe mai successo. Che io questo o quello non l’avrei mai detto. Poi una sera, un’amica di mio padre invitata a cena da noi col suo compagno, di fronte alla mia ennesima dichiarazione di intenti senza se e senza ma mi disse chiara, con una voce ferma ma dolce ‘Cara, mai dire mai. Ricordati di quello che ti dico. Ti accorgerai vita facendo che non è detto. Che anche a te accadrà di dire o fare cose che ora non ti passerebbero neanche per l’anticamera del cervello’. E la prima volta che è successo mi sono immediatamente ricordata di quella donna che una sera tanti anni prima mi aveva lanciato l’anatema come Maleficient ad Aurora, la principessa de ‘La bella addormentata nel bosco’. Nonostante ciò, a me a differenza della rosicona, le certezze di chi muove ora i primi passi nella vita continuano a piacermi tantissimo. Molto meno quel disincanto a quale quella sera volle introdurmi per decretare il mio ingresso a pieno titolo tra gli adulti tristi che però la sanno lunga.
Ma io ho un segreto. Che da questo momento sta per non esserlo più. Sebbene sappia che ‘mai dire mai’ sia affermazione purtroppo degna di considerazione, ho un piccolo paniere di cose e situazioni per le quali continuo a pensarla come a 14 anni. E sulle quali mi piacerebbe incontrare quella signora e dirle che non ha affatto ragione lei. ‘Mai’ si può dire eccome. Una per tutte non perderò ‘mai’ il rispetto di me stessa. A qualsiasi costo. Potrò vivere momenti difficili ma quello mai. Non abbandonerò ‘mai’ chi amo. Potrò distrarmi un attimo ma quello mai. Non mi piaceranno ‘mai‘ le persone arroganti che non hanno peraltro neanche i contenuti a sostegno di quel sentirsi meglio di altri. E non dirò ‘mai‘ ad una ragazzina di 14 anni ‘Mai dire mai’ se non per invitarla a inseguire i suoi sogni. Ad introdurla al disincanto ci penserà la vita. O magari a lei non succederà e glielo auguro di cuore, anche se a me è successo. Nessuno possiede verità assolute. Anche in questo caso.
Buongiorno ma solo ai mai dire mai che fanno volare.

L’uomo ideale

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Ispirata dal titolo di un articolo su uno dei blog che leggo, mi chiedevo ieri chi sia o se esista il mio uomo ideale, oggi. Certo oggi. Perché nel tempo cambi tu e cambia anche l’idea di chi ti piacerebbe avere al tuo fianco. Ed è per questo che se lo incontri in gioventù, è convinzione comune che funzioni solo se ci cresci insieme. Oggi, rispetto a più elevate ambizioni del passato, la prima cosa che mi verrebbe in mente di dire su due piedi è qualcuno che sappia amarmi. Come diciamo in tante in buona fede, scottate dall’indifferenza del passato. E in tante, in buona fede, affermiamo il falso.
Perché se così fosse, in fin dei conti, sarebbe facile. Anche nel mio caso. E non perché sia facile amarmi (anche se…!) ma perché – in situazioni non patologiche – il difficile non è mai trovare l’amore ma l’amore di qualcuno che ci piaccia ci ami. Che è già complicato solo da dire. Motivo per il quale è necessario tornare ad un approccio più pragmatico. Perché se è vero che guida la chimica, ognuno di noi conosce i propri elementi inibitori.
Io, per esempio, non potrei mai desiderare un uomo avaro. Perché ho maturato la convinzione che le persone poco generose con il denaro, lo siano a maggior ragione con i sentimenti. E non uscirei la seconda volta con uno che inciampi serialmente nell’uso dei congiuntivi. Non per spocchia ma solo perché consapevole dei disastrosi effetti sul mio desiderio. Pari, in questo caso, solo a quello del cattivo odore da scarsa igiene. Così come, sempre parlando di chimica, ognuno conosce cosa catalizzi la sua attenzione. Io, per esempio, sono attratta da chi conosce la forza delle parole e sa usarla. Mi piace chi sa vivere a pieno la vita. Chi non direbbe mai: ‘è così che ci possiamo fare?’. Mi piace la solidità di chi sa sognare di giorno. Mi piace chi è capace di commuoversi e non si vergogna di farlo. Che continua a pensare, con la forza dei vent’anni, di poter cambiare il mondo e lo fa. Mi piace chi si distingue senza aver bisogno di un ruolo. Mi piace chi ama, ma da dominatore, il buon cibo e il buon vino. Chi ama viaggiare con i treni e gli aerei ma anche con i libri, i film e il teatro. Chi ama ridere e far ridere ma non inconsapevolmente. Chi ha braccia forti in cui perdersi e un sorriso contagioso.
E uno così è sicuramente anche capace di sapermi amare, perché, a guardare bene, gli manca solo di volare.
D’altra parte ci sta. L’ideale è un obiettivo sfidante. C’è solo qualcosa di più difficile. Trovare qualcuno con cui essere felice. Ma questo solo perché la felicità non riguarda lui, ma noi.

Dave il fake

A Dave non piace la sua vita e ha deciso di inventarsene un’altra. Vive nel Kansas, sogna l’Europa. Gli piacerebbe essere uno di quegli ingegneri che lavorano per le compagnie petrolifere. Cercati e pagatissimi. Concentrati per settimane su progetti importanti e poi liberi di viaggiare. Dave è romantico non aggancia le donne per sesso. Sogna l’amore. Una donna da sposare con cui condividere la vita. Con cui invecchiare insieme. Non vorrebbe morire da solo, Dave. È per questo che si iscrive su un sito dove trovare una compagnia virtuale. Amicizia, amore. Sceglie di avere il volto di un uomo normale. Non bellissimo ma gradevole e con un sorriso rassicurante. Attraversa con la rete l’oceano e contatta donne che vivono in città lontane. Città che non ha mai visto e che probabilmente mai vedrà. È dolce Dave, come la sua voce. Racconta la vita che ha scelto di interpretare e che ha costruito con cura. È un vedovo Dave, che ha cresciuto un figlio da solo e che ora vuole tornare ad amare. Cerca un grande amore, non vuole fermarsi con chi ha voglia di giocare o di perdere tempo. Cerca una storia seria. Vuole portarsela in Kansas la donna che sceglierà e che lo sceglierà. E per cercare quella donna Dave non può fermarsi alla sua città, al suo Paese. Vuole attraversare il mondo in lungo e largo.
Ho incontrato Dave e per qualche giorno sono stata la protagonista delle sue visioni oniriche. Avevo bisogno di sognare e Dave mi ha regalato il più bello dei sogni. È stato come vivere un film. Emozionante, appassionato. Romantico. Poi dopo la notte è arrivata l’alba. Gli ho detto che era stato davvero bello il tempo passato insieme ma che a me interessava la vita vera. Una vita vera che sapevo non appartenergli. Scoperto, mi ha chiesto di lasciarlo tornare nel buio. E io l’ho lasciato andare. Proprio come quando finisce un film al cinema. Che quando si accendono le luci e ti è piaciuto ti ci vuole un po’ per tornare alla realtà ma ci devi tornare. E che quando ci torni a quella realtà, ti sembra di aver aggiunto un pezzo alla consapevolezza dei tuoi desideri più profondi. A cui i Dave non appartengono ma tutto quello che ti hanno regalato sì.