Questo nuovo anno

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Tutti gli anni nuovi si portano dietro propositi e aspettative. Questo è iniziato da 3 giorni e l’unica cosa che ho in mente è che le ferie stanno per finire e che tra poco tornerò alla vita vera. Quella del dovere, dei programmi stringenti, delle pianificazioni al secondo, delle corse, dei nodi da sciogliere rimandati. Del costante ritardo. Del perdermi sempre qualcosa. Quella da vivere con la prospettiva del week end dove poter passare un po’ di tempo con mio figlio o in alternativa riposarmi. Quella in cui, così come è fatta, non c’è tempo per altro. In queste vacanze mi sono fermata. Ho lasciato che si dispiegassero con lentezza. Senza impegni definiti. Ho lasciato che i giorni si riempissero naturalmente e sono rimaste fuori tante cose che avrei voluto fare. Non tutte fortunatamente. Ma ora che stanno terminando so bene che non potrò recuperare. Che chissà quando avrò più tempo a disposizione per farle. Ed il problema, credo, sia tutto qui. Ho costruito una vita che ha bisogno di vacanze, brevi o lunghe, per vivere il piacere. E non va bene. E non va bene neanche pensare di dover soccombere ad una vita siffatta in silenzio perché in molti vorrebbero averli questi problemi da “ricchi” possessori di lavoro. Me ne sono accorta guardando la mia ma anche quella di molti che mi stanno intorno. E che osservo con attenzione e con affetto. E in cui mi specchio. Il mio impegno per il 2015, quindi, sarà quello di non rientrare rassegnata nella routine ma di ridisegnare la mia vita per renderla più soddisfacente ogni giorno. Di non soccombere la sera a stanchezza e frustrazione e aspettare un tempo definito per potermi riposare o fare quello che desidero. Voglio impegnarmi nel progetto più importante di sempre. A qualsiasi costo. Anche a lavorarci in gruppo.

Buon anno!

Primo disegno dell’anno di Roberto. Grandissimo non si smentisce!👏

Il buongiorno del 27 ottobre

In due giorni la stagione è cambiata senza dare a me il tempo cambiare i vestiti nell’armadio. Il fine settimana scorso stavo a maniche corte e questo l’ho passato col piumino e la mantella. E avendo impegnati sia sabato che domenica non ho potuto tirare fuori qualche vestito più adatto al nuovo clima. Con la conseguenza che passerò la settimana a studiare sovrapposizioni di cotone per uscire di casa senza rischiare l’assideramento. Su questo tema esistono diversi tipi di comportamento. Ci sono quelli che il 23 di settembre entra l’autunno e anche se ci sono 40 gradi li vedi girare con gli stivali di camoscio. Quelli pigri che ci mettono due mesi ad allinearsi. Tirano fuori un maglione alla volta e finiscono il cambio a ridosso della primavera. E poi ci sono quelli come me che sono per il cambio a richiesta. Cambiano in un giorno alla bisogna. Ma quel giorno deve essere libero. E se non è così passano quella settimana con la frustrazione di non aver centrato l’obiettivo.
Il cambio di stagione è un momento peraltro che detesto. Perché ne approfitto di solito per pulire a fondo la qualunque. Buttare o regalare, a seconda dello stato, tutto ciò che non è stato movimentato per almeno due anni di seguito. Mettere in ordine ogni dove. Lo detesto perché è faticoso. E perché ti dice che il freddo è arrivato sul serio. E che tra poco sarà veramente Natale. Cosa che, nonostante i panettoni girino nei supermercati da quasi un mese, avevo potuto ignorare finora.
E non c’è dubbio che io preferisca il cambio estivo. Ugualmente faticoso ma con ben altre prospettive. Il caldo. Le vacanze. La libertà che parte da quel vestirsi che ci metti un attimo. Che non devi partire dalle calze per arrivare al cappello e alla sciarpa.
Il cambio di Marco è più facile. Si va direttamente al negozio. Dall’anno scorso ha messo su un numero di centimetri e di chili incompatibili con qualsiasi indumento precedente. E quest’anno sceglie lui. Io sono diventata out. E su questo ha perfettamente ragione non ho mai seguito molto il fashion. Non per spocchia ma per distrazione. E non vedo l’ora che anche la mia presenza (e il mio bancomat!) diventino out… Ma credo che per questo dovrò aspettare ancora parecchio.
Per finire la domanda vera è, ‘Ma oggi che mi metto?’… Spero nell’ispirazione da caffè. Vado.
Buongiorno freddino….

Il buongiorno del 20 settembre

Ieri sera con Marco ci siamo fermati a cena con i ragazzi con cui fa sport e con le loro mamme (e anche con qualche papà). Il venerdì, quando sta con me, capita sovente. Lui sta bene e pure io. Ieri era la prima volta dopo le vacanze. Sul tavolo-mamme sono stati allegramente toccati, in poco più due ore, un numero di argomenti inumano. Tutto in superficie senza poter o voler approfondire. Quando ci si rivede dopo l’estate, in qualunque contesto preveda socializzazione, il tempo sembra sempre poco per riallinearsi e le conversazioni si snodano confuse e sincopate. Si passa velocemente dal nuovo orario delle lezioni al ‘chi sta con chi’ in squadra, all’auto nuova da comprare o alla vecchia da tenere che poi si vedrà. Dalle nuove scuole, in cui i figli sono appena approdati, a quelle da cambiare, subito, senza ripensamenti. Dall’incapacità di ritrovare il ritmo invernale, perché fa troppo caldo, a qualche racconto su come si sono passate le ferie. Dai buoni propositi alle diete che funzionano (subito!). E immediatamente dopo, alle ricette delle crostate tutte burro, zucchero e marmellata da allungare con il rhum. Da cani da far accoppiare che scatenano divertenti e umane assonanze, a nuovi colori dei capelli e ad una coerenza cromatica da non sottovalutare per evitare distonie in chi ci guarda. Dalle borse, ‘che chissà se trovo ancora quella che ho visto e mi piaceva’, alla luce pulsata, alle pulsioni, alle pulsazioni. Risate. Occhi attenti. Occhiate complici. Sorrisi. Risate.
Conversazioni di frontiera ancora abbronzate. Ci sarà tempo per i ‘Come stai’ veri. Per le chiacchiere più serie. Per le confidenze più intime. Per le incomprensioni e i chiarimenti. Il nuovo anno è appena iniziato. Ieri è stato solo il primo giorno di scuola. E se il buongiorno si vede dal mattino, sarà un successo pure stavolta.

Il buongiorno di oggi, però, è per Pier Paolo e per il suo papà che ci ha salutato un paio di giorni fa. Quando l’ho chiamato al telefono per abbracciarlo virtualmente, mi ha detto che il fatto che il papà fosse anziano e non stesse benissimo non rendeva la perdita meno dolorosa perché uno li vorrebbe sempre immortali. Ci ho pensato. Vero. Anche se va aggiunto che i genitori questo desiderio di immortalità da parte dei figli se lo guadagnano faticosamente sul campo. Non è scontato. Non è gratis. Mai. Onore a chi se lo guadagna. Onore a papà Roberto.