Il buongiorno del 27 ottobre

In due giorni la stagione è cambiata senza dare a me il tempo cambiare i vestiti nell’armadio. Il fine settimana scorso stavo a maniche corte e questo l’ho passato col piumino e la mantella. E avendo impegnati sia sabato che domenica non ho potuto tirare fuori qualche vestito più adatto al nuovo clima. Con la conseguenza che passerò la settimana a studiare sovrapposizioni di cotone per uscire di casa senza rischiare l’assideramento. Su questo tema esistono diversi tipi di comportamento. Ci sono quelli che il 23 di settembre entra l’autunno e anche se ci sono 40 gradi li vedi girare con gli stivali di camoscio. Quelli pigri che ci mettono due mesi ad allinearsi. Tirano fuori un maglione alla volta e finiscono il cambio a ridosso della primavera. E poi ci sono quelli come me che sono per il cambio a richiesta. Cambiano in un giorno alla bisogna. Ma quel giorno deve essere libero. E se non è così passano quella settimana con la frustrazione di non aver centrato l’obiettivo.
Il cambio di stagione è un momento peraltro che detesto. Perché ne approfitto di solito per pulire a fondo la qualunque. Buttare o regalare, a seconda dello stato, tutto ciò che non è stato movimentato per almeno due anni di seguito. Mettere in ordine ogni dove. Lo detesto perché è faticoso. E perché ti dice che il freddo è arrivato sul serio. E che tra poco sarà veramente Natale. Cosa che, nonostante i panettoni girino nei supermercati da quasi un mese, avevo potuto ignorare finora.
E non c’è dubbio che io preferisca il cambio estivo. Ugualmente faticoso ma con ben altre prospettive. Il caldo. Le vacanze. La libertà che parte da quel vestirsi che ci metti un attimo. Che non devi partire dalle calze per arrivare al cappello e alla sciarpa.
Il cambio di Marco è più facile. Si va direttamente al negozio. Dall’anno scorso ha messo su un numero di centimetri e di chili incompatibili con qualsiasi indumento precedente. E quest’anno sceglie lui. Io sono diventata out. E su questo ha perfettamente ragione non ho mai seguito molto il fashion. Non per spocchia ma per distrazione. E non vedo l’ora che anche la mia presenza (e il mio bancomat!) diventino out… Ma credo che per questo dovrò aspettare ancora parecchio.
Per finire la domanda vera è, ‘Ma oggi che mi metto?’… Spero nell’ispirazione da caffè. Vado.
Buongiorno freddino….

Il buongiorno del 20 settembre

Ieri sera con Marco ci siamo fermati a cena con i ragazzi con cui fa sport e con le loro mamme (e anche con qualche papà). Il venerdì, quando sta con me, capita sovente. Lui sta bene e pure io. Ieri era la prima volta dopo le vacanze. Sul tavolo-mamme sono stati allegramente toccati, in poco più due ore, un numero di argomenti inumano. Tutto in superficie senza poter o voler approfondire. Quando ci si rivede dopo l’estate, in qualunque contesto preveda socializzazione, il tempo sembra sempre poco per riallinearsi e le conversazioni si snodano confuse e sincopate. Si passa velocemente dal nuovo orario delle lezioni al ‘chi sta con chi’ in squadra, all’auto nuova da comprare o alla vecchia da tenere che poi si vedrà. Dalle nuove scuole, in cui i figli sono appena approdati, a quelle da cambiare, subito, senza ripensamenti. Dall’incapacità di ritrovare il ritmo invernale, perché fa troppo caldo, a qualche racconto su come si sono passate le ferie. Dai buoni propositi alle diete che funzionano (subito!). E immediatamente dopo, alle ricette delle crostate tutte burro, zucchero e marmellata da allungare con il rhum. Da cani da far accoppiare che scatenano divertenti e umane assonanze, a nuovi colori dei capelli e ad una coerenza cromatica da non sottovalutare per evitare distonie in chi ci guarda. Dalle borse, ‘che chissà se trovo ancora quella che ho visto e mi piaceva’, alla luce pulsata, alle pulsioni, alle pulsazioni. Risate. Occhi attenti. Occhiate complici. Sorrisi. Risate.
Conversazioni di frontiera ancora abbronzate. Ci sarà tempo per i ‘Come stai’ veri. Per le chiacchiere più serie. Per le confidenze più intime. Per le incomprensioni e i chiarimenti. Il nuovo anno è appena iniziato. Ieri è stato solo il primo giorno di scuola. E se il buongiorno si vede dal mattino, sarà un successo pure stavolta.

Il buongiorno di oggi, però, è per Pier Paolo e per il suo papà che ci ha salutato un paio di giorni fa. Quando l’ho chiamato al telefono per abbracciarlo virtualmente, mi ha detto che il fatto che il papà fosse anziano e non stesse benissimo non rendeva la perdita meno dolorosa perché uno li vorrebbe sempre immortali. Ci ho pensato. Vero. Anche se va aggiunto che i genitori questo desiderio di immortalità da parte dei figli se lo guadagnano faticosamente sul campo. Non è scontato. Non è gratis. Mai. Onore a chi se lo guadagna. Onore a papà Roberto.

La baia dei vecchi ragazzi

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Sotto la strada del paese c’è un’insenatura ritagliata negli scogli che circonda una bellissima piscina naturale. Marco vuole fare il bagno e scende rapido tra i sassi. Io lo seguo o meglio cerco di seguirlo scendendo giù in modo indecoroso, utilizzando tutti gli arti, come un ragno. Non riesco a stare in piedi e cedo ad ogni passo. Mentre sto lì concentrata mi supera un gruppo di uomini e donne avanti con l’età. Rapidi, sanno dove mettere i piedi. Arrivano sulla punta e si tuffano eleganti. Poi nuotano felici e scherzano fra loro parlando dei vecchi tempi e del cibo che solo qui mantiene quel sapore. Non abitano più qui ma ci sono nati. Sono tornati per le vacanze ma si vede che quel posto gli appartiene. Li guardo con i loro capelli bianchissimi e i corpi impreziositi dal tempo e provo ad immaginarli ragazzi. Che giocano, ridono e si schizzano. Che si tuffano abbronzati spingendosi giù dagli scogli con quella confidenza nata allora e rimasta intatta nel tempo. Provo ad immaginarli e mi sembrano uguali ad oggi.
Anzi no, a guardare bene oggi sono molto più belli.

Il buongiorno del 14 agosto

Sono finalmente in vacanza ma partirò per la Puglia con mio figlio e un’allegra brigata, su cui mi dilungherò prossimamente, solo fra qualche giorno. E visto il tempo di oggi forse ci scappa anche una sistemata a casa. Prova che basta aspettare l’occasione buona. Una giornata di tempaccio da occupare con attività casalinghe, prima o poi, capita. Non vale sciupare giornate di sole (la mia nuova filosofia ha risvolti nuovi ogni giorno che passa!).
Ieri sera tornata a casa ho avuto un momento di malinconia. È incredibile come l’imprinting scolastico renda anche la pausa estiva una sorta di traguardo, di fine anno, di momento di bilanci. E così ti accorgi che, al pari di un’azienda, sono due i momenti dell’anno in cui sei chiamata a tirare le somme. Che c’é pure la semestrale, non c’è solo dicembre. C’è anche il pre-vacanza. E che dire? Che questi primi mesi dell’anno sono stati molto faticosi ma di quella fatica che sai ti porterà da qualche parte. Come quando compri una casa in cui ti hanno lasciato tutto e sei tu che devi decidere cosa tenere e cosa lasciare. Osservi, tocchi, butti subito quello che non ti interessa, metti da un lato quello che ti piace e aspetti di capire per altro ancora. Mentre immagini come sarà, una volta finito e rivisto, quel posto. Quando sarà solo tuo davvero. La malinconia ti assale perché non puoi tenere tutto. Perché per rinnovare devi lasciare andare qualcosa. Spesso anche un pezzo che ti ha colpito molto ma che, almeno finché non hai chiare le idee, occupa troppo spazio e impedisce i cambiamenti radicali che desideri.
Il bilancio di questi primi mesi dice che ho scelto solo da dove partire. E non è poco. Ora è tempo di cominciare i lavori di ristrutturazione. Sono pronta.
Mi è capitato con due diversi amici, un uomo e una donna, di parlare di vite che sono in salita più di altre. Ci ho riflettuto e ho capito che il problema non risiede nel destino ma nelle destinazioni che si scelgono. Basterebbe restare in pianura e tutto sarebbe molto facile. Perché le destinazioni non sono assegnate. Se si vuole arrivare a guardare il mondo da angolazioni più sfidanti, non c’è altra via che salire. Faticosamente salire. E se qualcuno, mentre noi andiamo a piedi, ci passa avanti con un SUV è perché lui, al suo livello, ha scelto la pianura. Altrimenti non avrebbe percorso una strada che, anche se non facile, può essere percorsa anche senza mezzi.
Per essere il primo giorno di vacanza la sto facendo troppo complicata. Meno male che da domenica il ‘gioco aperitivo’ mi aiuterà a staccare sul serio il cervello. Soprattutto se lo vincerò!
Buongiorno di nuvole e aspirapolvere….

Il buongiorno del 5 agosto

Non so perché ma ogni anno la settimana prima di quella di Ferragosto mi si riempie di impegni personali e di lavoro che neanche a giugno o a ottobre. Ho una lista lunghissima di cose da fare prima di venerdì che vanno dalla revisione completa di una soluzione che avevamo individuato in ufficio, alla macchina da portare in officina perché è uscito un rumore che è meglio far vedere prima di partire. Da un paio di visite da finire del check up, all’appuntamento con l’idraulico per la perdita del piano di sopra, al ritiro del telepass. E anche il parrucchiere… E ci scappa anche un cinemino e una cena di saluto pre-vacanze (che a forza di salutare, prima di partire io, dovrò ricomprarmi il costume. E senza bisogno di prova…)
Ma il bello è che con Roma semivuota ci si mette un attimo a fare qualsiasi cosa. E in questi giorni hai la perfetta contezza di quanto la nostra vita, anche con tante cose da fare, potrebbe essere più vivibile abitando in una città normale.
E capisci chi si prende, potendolo fare, le ferie a luglio o a settembre per godersi la città agostana. Anche perché non è più come un tempo che chiudeva tutto e chi restava doveva prepararsi frigo e dispensa come prima della Guerra dei mondi. Con la crisi nessun negozio o quasi chiude più un mese. E quella che resta è una città più leggera, non più fantasma.
Chiude invece per tutto agosto (o meglio ci daremo il cambio e quindi se ne riparla a settembre) il bar sotto casa mia. Anzi sotto le mie finestre. E questa è una di quelle piccole cose che ti dice che la felicità esiste e non ha sempre le sembianze del cuore. A volte anche delle orecchie.
Buongiorno ai vacanzieri di mare e di montagna ma anche a quelli di città.

Il buongiorno del 2 agosto

Strana estate questa estate che si fa aspettare come una sposa indecisa all’altare. Nella mia testa l’immagine è quella di una Chiesa addobbata con tantissimi fiori e piena di ospiti con vestiti colorati e grandi cappelli. Brusio ovunque e soventi movimenti di corpi e teste verso la porta di ingresso in attesa di un segnale che faccia intendere che si comincia. E delusione ad ogni falso allarme. Anche le previsioni possibili su quello che potrà accadere si adattano molto a questa circostanza. Altamente improbabile che una sposa non si presenti ma possibile.
Se arriverà, con un ritardo così importante, non sarà più la stessa cosa. Quell’incertezza avrà comunque intaccato la magia dell’evento e tutto apparirà meno allegro. A meno che la sposa non sia così brava da convincere tutti che non ci sono più dubbi.
Se non arriverà, visto che il pranzo è stato comunque pagato, lo sposo proporrà di andare comunque a mangiare ma ovviamente il tutto prenderà un altro senso. E in molti non se la sentiranno.
Certo è che dopo i sacrifici per entrare in quell’abitino che ci piaceva tanto se non arriva andremmo noi volentieri a prenderla a casa. E così vale anche per questa strana estate. Che vedi gente al mare che dopo un anno di palestra e dieta sta coi brividi ma non si riveste. Che prende le misure per stare sotto l’unico raggio di sole che trapela e rassicura tutti che l’abbronzatura si prende pur con le nuvole. Che se comincia a piovere non si mette al riparo che so’ du’ gocce e mo’ finisce! .
Io a che arrivi però ci credo ancora. Una donna che abbia trovato uno che la sposi, deciso la data, affrontato lo stress della preparazione di un matrimonio e rinunci all’ultimo secondo non s’è mai vista. Si pentirà forse dopo ma lì arriverà sicuro. Trafelata ma arriverà. Sento già la marcia nuziale….
Buongiorno a chi inizia le vacanze e a chi le ha finite e a chi ha ancora qualche giorno da aspettare, come me. Che quest’anno, alla fine, è anche una gran fortuna.

Il buongiorno del 1^ agosto

Stamattina il figlio parte con il padre ed è molto contento. Sono sicura che starà bene ma a me un po’ dispiace che vada. Più di quando è andato al soggiorno estivo. Perché lì c’era un progetto educativo, qui c’è solo l’alternanza genitoriale dovuta ad una sentenza di tribunale che vuole che entrambi si passi del tempo con il figlio durante le vacanze. E se uno si è separato, per quanto possa apprezzare l’altro come genitore non lo apprezzerà mai del tutto come persona. Altrimenti logica vorrebbe che ci stesse ancora insieme (concetto totalmente reciproco). Lo dico perché anni di psicologia da giornale, da ombrellone (quest’anno da ombrello!) e da discussioni a tavola inducono a farti sentire in colpa se provi un seppur minimo giramento quando consegni il sangue del tuo sangue, nel mio caso, al padre. Detto che sono consapevole che il pargolo abbia bisogno di entrambi i riferimenti per crescere e che mai mi verrebbe in mente di privarlo dell’altro oltre a me, il punto è che non posso essere totalmente contenta a che passi del tempo con uno con cui io ho deciso di non passercene più. Ed anche sto far finta di essere entusiasti all’idea mi sembra una follia. Meglio essere più misurati e sinceri per il bene di tutti. Anche per non creare confusione in queste creature. Che potrebbero dirti se lo trovi così figo perché non vieni pure tu?!? Perché se è vero che puoi riconoscere all’altro di essere un ottimo genitore, è altrettanto vero che se non ci stai più insieme in ballo ci sono valori diversi e un diverso modo di vedere la vita. E se non hai trovato una sintesi prima, sarà difficile trovarla dopo. L’unica è non influenzare e lasciare che sia il figlio a scegliere la sua strada. E accettare, poi, la sua scelta. Talmente difficile che mettersi pure a recitare la falsa gioia mi sembra veramente troppo.
Quindi come sempre lo saluterò dicendogli che sono sicura che si divertirà e che starà bene, che mi mancherà e anche che approfitterò della sua assenza per riposarmi un po’. Ma non gli dirò che sono contenta. Ometterò solo che mi dispiace. Perché dirgli che sono contenta non sarebbe un gesto d’amore, come ti dicono i sedicenti esperti, ma solo una bugia e neanche buona. Una bugia e basta.
Buongiorno soprattutto alle mamme e ai papà che sanno di che parlo!

Il buongiorno del 31 luglio

Ultimo giorno di luglio. Giornata iniziata dal dentista del figlio. Domani parte con il padre ed era prevista preventiva manutenzione dell’apparecchio. Io resto a Roma. Per me ancora 13 giorni alle ferie. Passeranno presto. Nonostante l’estate o forse proprio per questo, in ufficio il periodo è impegnativo. E non mi dispiace affatto anche se sono stanchissima. Oggi ci sarà la prima ondata di saluti dei colleghi che vanno in vacanza. Ed è un po’ come l’ultimo giorno di scuola. L’aria si riempe di un misto di allegria e malinconia non facile da descrivere ma che se a ripensarci ognuno di noi ricorda bene. Per quanto mi riguarda, i saluti mi rattristano sempre un po’. Anche quelli che riguardano cose belle come le vacanze. E anche se sono io a partire. Mi prende una sorta di magone. E’ come se soffrissi di una sorta di sindrome da abbandono anche quando sono io ad abbandonare. Irreale e inspiegabile ma che mi toglie il fiato. Fortunatamente dura poco. Domani sarà già passata. Ho mille cose in programma prima di fermarmi e non c’è tempo per i pensieri negativi e soprattutto per quelli inutilmente negativi. Oggi poi c’è anche il sole…
Buongiorno a chi parte. Buongiorno a chi resta.

Il buongiorno del 21 giugno

E dopo un anno di pioggia, oggi inizia finalmente l’estate. E con l’estate anche lo scambio di notizie sui programmi vacanzieri. C’è chi ha prenotato da tempo, c’è chi, come me, ha più o meno un’idea ma ancora da concretizzare, c’è chi non ci ha ancora pensato. C’è chi non potrà andare. Perché ha qualcosa o qualcuno che non può lasciare. O semplicemente perché non può. L’estate, dopo il Natale con la storia del dove si passa e dei regali, è sicuramente uno dei periodi più stressanti dell’anno. Solo nel periodo che precede la partenza se vanno bene. Prima, durante e per il resto dell’anno se vanno male.
E’ noto che io ami i social e la condivisione. C’è solo una cosa bellissima che con i Facebook e gli Instagramm non è più possibile. Perdersi di vista per qualche settimana e ritrovarsi alla fine dell’estate, abbronzati o meno, ma pieni di racconti e foto con cui riempire allegre serate tra amici. Ora quelle conversazioni di settembre sono tutte inframmezzate da ‘sì l’ho letto…’, ‘sì l’ho visto…’, ‘ma non c’era anche….’ e lo scambio non è più così interessante come un tempo.
La mia proposta, per non bruciarci quelle belle cene da ritorno, è quella di non mettere sui social tutto ma solo un assaggio. Un po’ come nel trailer di un film (occhio a scegliere bene e a non metterci il meglio come spesso fanno le case cinematografiche che poi il film ti delude). E riprenderci quel momento di condivisione reale che da sempre ammorbidisce i ritorni all’ordinario e rende meno triste la chiusura degli ombrelloni.
Buongiorno e benvenuta estate!