Il buongiorno del 27 dicembre

Sono passati 4 giorni dal mio ultimo post e sono stati giorni così pieni che mi sembra siano passati mesi. Sono tornata a casa dal mio breve e intenso viaggio in tempo per la vigilia. Mi sono cambiata rapidamente, ho preso l’auto in garage e sono andata a prendere i miei per andare a festeggiare da mio fratello e mia cognata. Siamo stati da loro anche il giorno dopo quando ho avuto con me anche Marco. Un Natale caldo, bello, piacevole. Leggero. Di cappelli da Babbo Natale la sera e di chiacchiere da palestra il giorno. Di conto alla rovescia autogestito per scartare i regali da parte dei piccoli. Di imperversare di novelli campanelli augurali con messaggi di affetto vicini anche se lontani. E a volte lontani anche se vicini. Di addobbi piumati eleganti, di verde, di luce. Di cibo allegro e abbondante. Di sorrisi. Di risate. Un Natale imprevisto. Tante preoccupazioni passate in un bel calice di vino rosso, alzato in occasione di un momento felice. In famiglia. In una famiglia allargata per una volta non da me. In cui io per una volta non accoglievo ma sono stata accolta, come gli altri. Quello di cui avevo inconsapevole bisogno.
Ieri poi, dopo il bagno di folla, sono rimasta da sola a casa, nel silenzio rotto solo dalla TV. Dai film di Natale. Irrinunciabili compagni del Santo Stefano. Quest’anno, non per scelta ma con serena accettazione, da sola e soprattutto senza avanzi. Ho perso a causa di un ritardo senza tempo un appuntamento il pomeriggio e poi in catena gli altri. Ho dormito tanto. Ho recuperato. Stamattina voglio andare a camminare. Poi a fare la spesa. Poi forse ho un impegno. Poi stasera forse pure. Forse no. Due giorni e torna il mio piccolo tzunami a casa. E addio a queste giornate che si srotolano lentamente e senza programmi.
È ora del caffè… Forse.
Buongiorno.

Il buongiorno del 21 novembre

IMG_5691-0.JPG
Mondo reale e mondo virtuale. Tante le discussioni su una dualità che a mio avviso non esiste. Come si può, infatti, pensare ad un’alternativa? Il mondo è solo uno ed è quello reale. Virtuale può essere una modalità di relazionarsi e non un mondo, che è un luogo. Il virtuale, a ben vedere, è al massimo un non luogo in cui persone, in carne ed ossa, si muovono e si esprimono, ancora vive, libere dal fardello del corpo. E quindi l’unico in cui le distanze non esistono. Quelle geografiche ma anche tutte quelle che la nostra materialità rende filtro verso gli altri. Con tutti i vantaggi e le comodità che ciò comporta. Con un unico limite. Lo stesso che ci fa soffrire quando perdiamo per sempre qualcuno che abbiamo amato. Quello che a dispetto del fatto che continuiamo a parlarci, a sentirlo vicino a noi, a ricevere sensazioni bellissime, ci impedisce di toccarlo. Di sentire il calore del suo abbraccio. Di accarezzare la sua mano. E se con qualcuno che non c’è più ci viene almeno in aiuto il ricordo, nel virtuale questa distanza rimane incolmabile. Ed è quella che, a mio avviso, impedisce un confronto alla pari con il mondo reale. Che con tutti i suoi limiti continua ad essere l’unico in cui vivere la vita. Quella più complicata dei sensi. Quella più faticosa in cui mettersi in gioco con tutto quello che siamo e che abbiamo ma l’unica che vale davvero la pena di vivere. Sul virtuale possiamo raccontarla, condividerla, scambiarcela. Farne altro. Allungarla con delle estensioni come si fa con i tavoli quando non bastano per mettere tutti a tavola. Ma non viverla.
E a riprova, sono certa non ci sia nessuno che, potendo scegliere, le scambierebbe.

E voi che ne pensate?

Buongiorno all’odore e al sapore di caffè. Che sarebbe bastato anche solo questo per esprimere il mio punto di vista. Chi rispetto ad un’idea rinuncerebbe ad un caffè vero?:-)

Il disegno è un regalino del mio grande amico Roberto!

Giornatacce

Stamattina mi chiama Roberto e mi dice ‘C’è il sole, dai vieni a prendere un caffè con me’ e io che mi ero appena svegliata dall’ultima pennichella gli rispondo ‘Grazie Roby ma non mi va. Ho avuto giornate pesanti, ho bisogno di recuperare e ho voglia di poltrire ancora’. Chiacchieriamo ancora un po’, per telefono, di programmi per il fine settimana e di progetti da portare avanti insieme e poi ci congediamo. Un paio d’ore dopo scendo per andare a ritirare delle prescrizioni dalla mia dottoressa e mi manda questo messaggio ‘Mentre aspetto da un’ eternità i mezzi sto vedendo uno al quale hanno ricoperto la macchina di adesivi… e’ un’ora che li sta staccando tra una bestemmia e l’ altra…’ È il suo modo per dirmi, a te gireranno pure oggi ma mai quanto a me che aspetto e a questo che stacca adesivi. Enjoy!