L’automobilista impaziente

Come noto, a Roma basta un accenno minimo di pioggia perché tutti prendano la macchina e la città si paralizzi. Motivo per il quale ieri, per arrivare in ufficio, ci ho messo quasi un’ora.

Ma l’automobilista romano si organizza e nell’attesa di venir fuori prima o poi da quella bolgia di metallo, c’è chi ascolta la radio, chi fuma e raduna i pensieri, chi parla al telefono e si anticipa un po’ di lavoro, chi legge il giornale, chi ascolta un audiolibro, chi si trucca, chi si fa un corso di inglese, chi canta con i suoi bambini… tutti consapevoli che se ne uscirà. Ma c’è sempre un ‘lui’ che non si capacita. Pure dopo vent’anni che ha la patente. 

Lui che non si arrende a dover stare fermo a dover aspettare che la situazione si sblocchi. Lui che, preso da una sorta di claustrofobico delirio, continua a suonare il clacson. Perché lui, non può arrivare in ritardo in ufficio, perché lui non arriva mai tardi. E lo vedi che si dimena nell’abitacolo, dà colpi sul volante, si guarda intorno per cercare altri che si dannino come lui ma niente e quindi suona nuovamente il clacson. Nessuno se lo fila finché non diventa fastidioso. Finché la sua ansia non arriva a disturbare chi ha trovato un modo per far fronte al disagio e a gestirlo con successo. A quel punto dopo l’ennesima strombazzata, chi gli sta intorno si comincia ad infastidire e basta uno che inizi, educatamente, a ribellarsi abbassando il finestrino: ‘se c’avevi tutta ‘sta fretta te potevi arzà prima stamattina’ (trad. ‘se non potevi proprio fare tardi sarebbe bastato svegliarsi prima questa mattina’), che quello si ritrovi contro il lungotevere intero e finalmente si plachi. 

Se hai la possibilità di vederlo da vicino puoi leggergli in faccia la frustrazione di quello che si sente solo contro tutti, che non capisce come facciano gli altri a non sentire quella spinta e a non voler uscire in qualche modo da quella situazione. Ma anche di vedere tutti quelli che gli passano accanto che ridono. 

È Roma in una giornata piovosa. Ma anche quando c’è il sole. 

Una città in cui la gazzella e il leone la mattina, fossero vissuti qua, non avrebbero mai corso ma si sarebbero organizzati.

Buona giornata! 

Fuori piove

 Fuori piove talmente forte che mi sono svegliata e non riesco a riaddormentarmi.

Durante questo fine settimana sono riuscita a depressurizzare il cervello e, nonostante l’ora tarda, non sento il bisogno di trovare una posizione per riprendere il riposo. 

Sto bene e mi sento carica. Mi sono alzata e mi sono portata avanti per domattina ma poi sono tornata a letto. La parabola che porta la TV si è bloccata per il maltempo e così, nel silenzio, si sente di più l’acqua che sbatte sui vetri e raggiunge con forza l’asfalto della strada. E sembra quasi di avere in casa le macchine, che di tanto in tanto, attraversano la piazza. 

Non voglio pensare alla lunga lista delle cose da fare che mi aspettano appena sarà ora di alzarmi davvero. Ci penserò in quel momento. Spero solo che tutta questa acqua non stia provocando troppi danni e che non sarà un problema arrivare in ufficio. E per Marco tornare a casa da scuola.

Una cosa per volta. Ora mi vivo questo tempo rubato al sonno. Fuori continua a tuonare e devo ammettere che quando è così non mi piace stare sola. Ma presto tornerà la quiete. Come sempre. Basta solo saper aspettare. E la buona notizia è che ho imparato a farlo. 

Buonanotte per quel che della notte rimane. 

Il buongiorno del 5 dicembre

Mi sono svegliata da poco. Tardissimo. Ho aperto la finestra e sono tornata a letto. Fuori piove. Sento il rumore delle macchine che passano veloci sul bagnato. Sento voci arabe, di cui non riesco ad interpretare neanche il tono, risalire dal bar. In casa un gran silenzio. È stata una settimana impegnativa. Al lavoro, con Marco, con il mondo dei sentimenti in generale. E stamattina mi sento frastornata ma con il cuore meno malconcio del solito. Sarà perché si impara a proteggersi ma anche ad accogliere abbracci e carezze inaspettati. E ieri ne ho ricevuti tanti. Via web e live. Una bella sensazione che non voglio mescolare alla fatica delle grandi manovre di cui la mia casa avrebbe bisogno. Quindi resto a letto a leggere, mangio, vedo un po’ di TV. Il mio fine settimana sarà lunghissimo e troverò senz’altro spazi per dedicarmi anche alla casa. È soprattutto la camera di Marco a preoccuparmi. Auto produce immondizia ed è piena di inutilità. Un po’ lui che raccatta ogni oggetto a cui gli sembra di poter regalare una nuova vita. Un po’ l’accumulo automatico seriale di matite, fogli, pupazzi, figurine, fogli, carta, palloni, pallette, strumenti di giocoleria, carte…. Scarpe numero 43 che occupano uno spazio importante che sembrano camminare e parcheggiarsi da sole. Felpe, scatole vuote di caramelle per l’alito che da qualche mese rappresentano una spesa importante. Biglietti d’auguri, del cinema. Ricordi, pietre, braccialetti. E una massa indistinta di oggetti da lui ritenuti cult, raccolti nel tempo, e di cui non riesco a convincerlo a disfarsi. Per iniziare ci vuole coraggio e poi tanta determinazione. Perché bisogna iniziare e arrivare alla fine. Fermarsi a metà sarebbe un dramma. Ci penso. Mi predispongo spiritualmente. Lo farò. Senza fretta. Lo farò. Ma non ora.
È davvero una bella sensazione aver imparato a darsi delle priorità per stare bene. Si mettono le cose in coda, si procede con ordine e si arriva alla meta senza affanno. Quasi 50 anni per capirlo ma ne valeva davvero la pena.

Buon pezzo di giorno rimasto che a me non sembra affatto poco!

Il buongiorno del 18 luglio

Pure ieri improvvisamente il cielo è cambiato in un attimo. L’azzurro è diventato nero e siamo stati, ancora una volta, sorpresi dalla violenza di secchiate di acqua provenienti da un incommensurabile alto. Cambiamenti a cui non ci si abitua. Che ci continuano a sorprendere anche se reiterati. Perché se il calendario dice che siamo in estate, l’acqua non è prevista e la cerata non te la porti. E ogni volta che arrivi zuppo a casa non pensi che la prossima volta te la porterai per precauzione. Pensi che sia l’ultima pioggia. Che non ce ne sarà più bisogno. Che poi smetterà questo tempo infausto e finalmente ci lascerà il sole, il caldo. Anche l’afa.
Non ricordo un’altra estate così. Parlo del clima. Ma anche di me. Sole e poi pioggia improvvisa. Fuori e dentro. Perfetto allineamento di sentimenti e sensazioni. Al punto da sentire anche freddo intenso in alcuni momenti. Brividi.
Mi viene in mente un’immagine di quando ero piccola. Mia madre che era venuta a prendere me e mio fratello a scuola e una pioggia a dirotto (oggi la chiamerebbero bomba d’acqua!). Ogni volta che lei non ci guardava abbassavamo l’ombrello e ridevamo a crepapelle fino alle lacrime.
Mi piace questa immagine perché ci sta tutto. Ci sta la pioggia. Ci stanno le lacrime. Ma ci stanno anche tante risate. Oggi ricomincio da qui.
Buongiorno con il sole (forse pioggia nel pomeriggio)!

Il buongiorno del 19 giugno

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Quando si passano giorni a stare male per qualcosa che è successo, ma soprattutto per l’effetto domino che ha prodotto nella nostra complessa esistenza, il desiderio costante è quello di alzarsi una mattina e accorgersi che sia tutto finito. Tutti ti dicono che succederà, che devi avere pazienza. Che ricorderai anche l’istante in cui la tua vita tornerà ad essere più leggera da vivere. Ma tu non ci credi. Anche se non è la prima volta, le altre, da cui sei certamente uscito, non te le ricordi.
Poi un giorno, accade davvero qualcosa. Tocchi il fondo con i piedi ma anche con le mani. E decidi, senza saperlo, di fare qualcosa che ti porterà fuori da quel tunnel. Tutti quei pensieri frullati per giorni producono una reazione inaspettata. Ti trovi a risalire, correndo alla velocità delle stelle, il percorso del domino. A rimettere tutte le tessere in piedi fino a raggiungere il punto da cui tutto è partito. Solo allora ti fermi. Sudata. Col fiatone e il cuore in gola ma lo stomaco leggero. Quel peso, che portavi da giorni, non c’è più. Ti si allarga, involontariamente, un sorriso che senti riscaldarti il viso. Ti guardi intorno. Nulla è uguale a prima della partenza ma ti piace. Forse sei tornata. Forse. Quando i viaggi sono intensi e faticosi, ci vuole un po’ di tempo per riappropriarsi dell’ordinario. Ma non importa. Non ti sembra vero di essere tornata a casa.
Ieri guardavo dalla finestra il cielo cupo lucidato dalla pioggia che scendeva a secchiate. Mi sono persa in quei mille grigi solcati da strisce dorate e da incomprensibili macchie di lilla, attraversati ogni tanto da un lampo. Uno spettacolo spettrale ma intenso e affascinante. Bellissimo da guardare stando al coperto. Al sicuro. Uno spettacolo che non puoi goderti quando sei per strada e ti bagni. Sono al sicuro ma non è detto che non ricominci a piovere proprio appena uscirò di casa. Non ha importanza. Le previsioni dicono che ci siamo. Che tra un giorno o due inizierà finalmente l’estate.
Buongiorno!

Il buongiorno del 2 marzo

Cosa c’è di peggio di un fine settimana di pioggia? Senza dubbio un fine settimana lungo di pioggia con impegni del figlio che ti portano fuori di casa 10 ore al giorno.
Per chi, come me, porta gli occhiali, la pioggia è un anatema. Basta uno schizzo d’acqua e non vedi più nulla. L’ombrello è necessario da subito.
E se non bastasse, c’è sempre quello/a che non ce la fa a trattenersi che ti dice: ‘Esagerata, co’ ‘sto ombrello, so’ du’ gocce!’. Perché si’ forse c’è qualcosa di peggio anche di un fine settimana lungo di pioggia: quelli che vedono in modo compulsivo i meteo, parlano di alta e bassa pressione con professionalità, fanno previsioni e ti guardano con sufficienza se non ti sei accertata delle condizioni del tempo dei successivi due mesi prima di uscire da casa. Una volta almeno c’era solo l’autorevole e insostituibile Bernacca. Solo lui a prevedere la pioggia o il sole senza possibilità di contraddittori. Ora tra meteorologi aspiranti personaggi, siti ed esperti dell’ultima ora anche le previsioni sono diventate un tema da dibattere ‘questa perturbazione non ci lascerà prima di lunedì’… ‘io ho sentito tutta la settimana’….’tipica pioggia di fine inverno, si deve sfogare’… ‘ma che c’entra? quando arriva dal Nord Europa è sempre veloce’…. .
Belli i tempi che in ascensore ci si lamentava dell’umidità della pioggia, del caldo dell’estate e si convergeva sulla scomparsa delle mezze stagioni.
A dirla tutta però, non c’è poi così differenza tra ieri e oggi: si parla sempre del nulla. Oggi siamo solo più esperti.

Il buongiorno del 9 febbraio

Fuori piove. Una domenica per ricaricare le batterie prima di una nuova settimana. Avevo diversi programmi: uscire, camminare per chilometri, andare a vedere una mostra, andare a trovare un amico, comprare un regalo, raggiungere delle amiche per un brunch ma purtroppo… piove!
Che peccato! Mi toccherà rimanere a casa e dividermi tra un libro, un po’ di TV e qualche pennichella.
Un vero peccato. Me ne farò una ragione.
Buona domenica!

Il buongiorno del 1^ febbraio

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Ieri, dovendo uscire nonostante il brutto tempo, mi sono comprata un paio di calosce. Non c’era molta scelta e ho deciso di prendere quelle meno invisibili. Maculate e con i fiori. Ho provato a immaginare la soddisfazione del fashion stylist quando gli è venuto fuori ‘sto inguacchio e mi sono messa a ridere da sola. Niente di meglio per un giorno di pioggia. Erano più di 30 anni che non ne indossavo. Le ultime che avevo portato erano beige e avevano il tacco. Era uscita questa moda e noi ragazzine ci sentivamo delle fiche pazzesche quando pioveva. Ebbene ieri, pur se molto meno fica, mi sono fatta però, come allora, impavida e con soddisfazione, tutte le pozzanghere che ho trovato. Non si pensi ad un romantico tuffo (!) nel passato. Semplicemente era tutto allagato. Perché in questi 30 anni e più il temporale ha cambiato nome. Si chiama bomba d’acqua e per farvi fronte c’è bisogno dell’unità di crisi. Possiamo parlare di evoluzione ma nello stesso senso della grafica delle calosce. Umidissimo buongiorno!