Alessia

Maru e Ale 3

Quando penso ad Alessia penso all’amica che c’è sempre, da sempre, in caso di bisogno.

O meglio che è capace di tranquillizzarmi su ciò che mi preoccupa e di offrirsi per risolvere problemi che neanche pensavo di avere. Come quando alla vigilia di un importante colloquio di lavoro mentre io mi preoccupavo di cosa e come lo avrei detto, lei mi diceva di preoccuparmi piuttosto di come mi sarei vestita. E lei non ti dice certo le cose come quelle che si pregiano di essere sincere e ti lasciano a rimuginare in solitudine. Lei te lo dice e subito dopo organizza una task force e un piano d’attacco che neanche Enzo Miccio e Carla Gozzi, e ti individua in tempo record il miglior outfit per l’occasione. Ma è anche quella che quando mi sono separata, invece di intavolare le consuete – e consolatorie – conversazioni sull’inutilità dei maschi, mi ha insegnato a risolvere da sola tutta una serie di piccole questioni casalinghe, come cambiare il copriwater o riparare il Geberit.

Perché il bello di Alessia è che non ha mai un capello fuori posto, porta quotidianamente tacchi che io neanche a capodanno, è naturalmente elegante ma è altrettanto capace di guidare per 800km senza sosta, sostituire un rubinetto e montare un armadio dell’Ikea.

L’unico difetto, se così si può chiamare, è che difficilmente si riesce a ricambiare il suo esserci. Quando è lei ad avere qualche momento difficile, diventa impenetrabile. E’ il suo modo di reagire per impedire alle crepe di esplodere. Ed è questo credo, il prezzo più alto da pagare per esserle amica. Ho imparato negli anni ad accettarlo. Non è stato facile. Ma le amicizie crescono anche perché si impara a dare all’altro quello che desidera e non quello che vogliamo noi o si ritiene universalmente giusto.

Oggi compie 50 anni e da 30, ogni anno, le faccio gli auguri, ben sapendo che non le servono. Perchè il mio di difetto è che non sempre riesco a fare solo quello che serve. E so che lei mi vuole bene anche per questo.

Auguri amica mia. Ti voglio bene. Infinitamente.

 

La foto di Stefano mi piace molto perchè sta in mezzo tra me e paroledimaru a cui so che vuole bene quasi quanto me.

Ed è arrivato anche il meraviglioso regalino di Roberto.

Donatore di organi e tessuti

Immagine1In questi giorni ho preso a parlare di morte e a questo punto, mai termine fu più adatto, svisceriamo. Qualche mese fa mi sono persa la carta di identità e quando l’ho rifatta ho chiesto che fosse certificata la mia volontà di essere donatrice di organi e tessuti. Basta una firma su un modulo, null’altro. Facile. A mio avviso dovrebbe essere obbligatorio per tutti. Ed invece è una scelta e bisogna esplicitarla. La domanda: ‘è ma che ci devi fare delle tue interiora una volta che sei morto?’ A meno che non ti fai imbalsamare deperiranno comunque. E dunque non è meglio regalarle e fare felice qualcuno? Eppure c’è chi preferirebbe farci il sugo.

Io piuttosto mi chiedo semmai qualcuno potrà trovare beneficio in quello che metterò, quel lontano giorno, a disposizione. Il mio corpo è già ora parecchio usato: quanto agli occhi, porto gli occhiali da 40 anni e sono progressivamente peggiorati; i polmoni hanno subito 20 anni di fumo e 50 di inquinamento; il cuore e il cervello sono a mio avviso sani e brillanti ma ci sono pareri altrui parecchio contrastanti che non mi confortano. Ho adipe e cellulite di ottima qualità ma non credo abbiano mercato.

Ad analizzarla meglio, sembra che io abbia fatto un figurone con niente. Che mi sia sopravvalutata. Può darsi.

Vero è che se riuscissero a riciclare anche solo un pezzetto di me ne sarei tanto contenta. Magari un orecchio. Per continuare a sentire suoni, parole ed anche rumori. Per continuare a sentire, in qualche modo, la vita. Quella a cui rinuncia per sempre chi si porta tutto dietro.

Buonanotte!

Il disegno riporta dalla polvere alla carne ed è tutta colpa di Roberto.😀

Il buongiorno del 16 novembre

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Ármati di penna, così dice un vecchio slogan di Amnesty International. E negli anni in cui ne sono stata un’attivista ho toccato con mano quanto possa essere vero. E quanto le parole possano essere davvero armi potenti.
Perché le parole possono offendere o difendere. Esaltare i cuori o umiliarli. Convincere o allontanare per sempre. Possono essere pulite o sporche. Trasparenti come cristallo o dense e impenetrabili come il fango. Possono essere leggere e positive o pesanti come macigni. Possono amare o odiare. Possono essere belle o bruttissime. Possono essere sincere o false. Possono essere scandite o sputate di corsa. Possono far sognare o far cadere nell’incubo più profondo.

Ma soprattutto possono cambiare le cose.

Io ancora ci credo. Ed è per questo che per dare più potenza alle parole, che non ho mai smesso di pronunciare, ho ripreso a scrivere. Ed è per questo che, soprattutto, non smetterò di farlo.

Buongiorno alle parole e ai cuori limpidi che sanno partorirle!

C’è un bel post di Barbara di tuttoilmondoateatro che consiglio di leggere sul tema:
https://tuttoilmondoateatro.wordpress.com/2014/11/15/le-parole-che-parlanouna-nuova-lezione-di-teatro/

Immagine dal web trovata per me da Martin 🙂