L’amore mica a parole

Quando si parla di amore si arriva sempre, ad un certo punto della conversazione, a cercare una coppia che secondo noi si ami davvero, che sia resistita agli anni sul serio senza nascondere magagne, che non finga, che si possa considerare un esempio da seguire. Una storia che ci piacerebbe davvero indossare. E difficilmente la troviamo. Io, dopo un guardarmi attorno reiterato, non ho oggi il minimo dubbio: conosco la storia d’amore più bella di sempre. Una storia nella quale i protagonisti sono davvero una forza l’uno per l’altro, amano la vita e la fanno amare anche a chi li guarda, sono la dimostrazione che non esistono difficoltà se si cammina verso la stessa destinazione. Nessuna di quelle difficoltà insormontabili che siamo costretti ad ascoltare da chi dice di amarci ma tira fuori sempre qualche impedimento. Un amore sfrontato, leggero nonostante i carichi, complice e allegro. Che mi commuove e mi fa ridere. Come la vita che mi piace. I nomi di questi miei eroi sono Raf e Jo e oggi, che è il loro anniversario, voglio augurargli di continuare ad essere esattamente come sono per tutta la loro esistenza. Per loro ma anche e soprattutto per me. ❤️

Il buongiorno del 16 novembre

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Ármati di penna, così dice un vecchio slogan di Amnesty International. E negli anni in cui ne sono stata un’attivista ho toccato con mano quanto possa essere vero. E quanto le parole possano essere davvero armi potenti.
Perché le parole possono offendere o difendere. Esaltare i cuori o umiliarli. Convincere o allontanare per sempre. Possono essere pulite o sporche. Trasparenti come cristallo o dense e impenetrabili come il fango. Possono essere leggere e positive o pesanti come macigni. Possono amare o odiare. Possono essere belle o bruttissime. Possono essere sincere o false. Possono essere scandite o sputate di corsa. Possono far sognare o far cadere nell’incubo più profondo.

Ma soprattutto possono cambiare le cose.

Io ancora ci credo. Ed è per questo che per dare più potenza alle parole, che non ho mai smesso di pronunciare, ho ripreso a scrivere. Ed è per questo che, soprattutto, non smetterò di farlo.

Buongiorno alle parole e ai cuori limpidi che sanno partorirle!

C’è un bel post di Barbara di tuttoilmondoateatro che consiglio di leggere sul tema:
https://tuttoilmondoateatro.wordpress.com/2014/11/15/le-parole-che-parlanouna-nuova-lezione-di-teatro/

Immagine dal web trovata per me da Martin 🙂

Il buongiorno del 5 agosto

Non so perché ma ogni anno la settimana prima di quella di Ferragosto mi si riempie di impegni personali e di lavoro che neanche a giugno o a ottobre. Ho una lista lunghissima di cose da fare prima di venerdì che vanno dalla revisione completa di una soluzione che avevamo individuato in ufficio, alla macchina da portare in officina perché è uscito un rumore che è meglio far vedere prima di partire. Da un paio di visite da finire del check up, all’appuntamento con l’idraulico per la perdita del piano di sopra, al ritiro del telepass. E anche il parrucchiere… E ci scappa anche un cinemino e una cena di saluto pre-vacanze (che a forza di salutare, prima di partire io, dovrò ricomprarmi il costume. E senza bisogno di prova…)
Ma il bello è che con Roma semivuota ci si mette un attimo a fare qualsiasi cosa. E in questi giorni hai la perfetta contezza di quanto la nostra vita, anche con tante cose da fare, potrebbe essere più vivibile abitando in una città normale.
E capisci chi si prende, potendolo fare, le ferie a luglio o a settembre per godersi la città agostana. Anche perché non è più come un tempo che chiudeva tutto e chi restava doveva prepararsi frigo e dispensa come prima della Guerra dei mondi. Con la crisi nessun negozio o quasi chiude più un mese. E quella che resta è una città più leggera, non più fantasma.
Chiude invece per tutto agosto (o meglio ci daremo il cambio e quindi se ne riparla a settembre) il bar sotto casa mia. Anzi sotto le mie finestre. E questa è una di quelle piccole cose che ti dice che la felicità esiste e non ha sempre le sembianze del cuore. A volte anche delle orecchie.
Buongiorno ai vacanzieri di mare e di montagna ma anche a quelli di città.

Il buongiorno del 30 giugno

20140630-011314-4394557.jpgIeri gli Hobbit sono diventati campioni di Italia nella loro categoria. E chi sono gli Hobbit? Gli Hobbit sono una squadra di ragazzini che, come tante altre e come in tanti altri sport, sanno regalare l’emozione della sana competizione. L’adrenalina del mettercela tutta. La gioia di combattere fino all’ultimo secondo. La forza del non abbattersi nelle difficoltà. Che vivono tutto l’anno di successi e insuccessi, gioie e delusioni senza mai perdere la passione ma ancora di più la voglia di stare e giocare insieme. E che ieri ci hanno fatto ricordare cosa sia lo sport e quanto sia bello tifare il cuore. Questi ragazzini, per capirci, non fiatano perché esclusi da qualche gioco, o se ripresi con decisione dall’allenatrice. Lei non glielo consente. E loro, anche se non sono d’accordo, la rispettano. Nessuno in campo si permette di mettere in discussione la sua autorità. E i comportamenti non consoni vengono puniti. Questi ragazzini dopo un’eliminazione da un gioco non perdono la testa, si impegnano di più. Non mollano. Se ne perdono subito dopo un altro, non si fermano ma cercano di recuperare. Si giocano il tutto per tutto. Rischiano. Facile capire dove si potrebbe finire con questo discorso. Ma ieri è stato il giorno degli Hobbit e del loro coach e lo spazio, oggi, è tutto loro.
L’augurio è che questi nostri ragazzini non perdano mai quello che ci hanno regalato ieri ma anche durante il resto dell’anno. Anche quando non sono saliti sul podio. Per loro ma anche per noi.
Buongiorno agli Hobbit ma anche ai Folletti e agli Gnomi. Creature fantastiche sul serio.

Il buongiorno del 9 giugno

Tra pochi giorni sarà un mese da quando il mio cuore è tornato a farsi sentire. A camminare con un ritmo forsennato. A farmi male. A togliermi il respiro. Qualcuno senza volerlo, anzi proprio per evitarlo, me lo ha spezzato e questo, invece di fermarsi definitivamente, si è ossigenato tornando a battere con forza. Come non lo faceva da anni. Come se, stanco di essere prigioniero, abbia ora come unico obiettivo quello di uscire dalla gabbia toracica per conquistare il cielo e volare. C’è e vuole che si sappia. Ha tutte le ragioni ma sinceramente spero smetta presto di festeggiare in un modo per me tanto doloroso.
Qualche giorno fa sentivo Irene Grandi alla radio con il suo:
Grazie per avermi spezzato il cuore, finalmente la luce riesce ad entrare….
Ci ho pensato molto. Comprendo, condivido e credo di ritrovarmi.
Mi si perdoni se mi riservo di ringraziare più avanti.

Il buongiorno del 3 marzo

Mi sono chiesta spesso, in questo ultimo anno, se mantenere nel cuore chi si è amato e non fa più parte della propria vita sia una cosa buona. E non parlo, ovviamente, dei morti ma dei vivi. Ebbene sono arrivata alla conclusione che il cuore è l’unico luogo di cui non si contratta la locazione. Uno arriva, lo occupa e se, una volta entrato, non vuole più uscire non c’è nulla da fare. Lo sfratto cardiaco non è previsto. Fortunatamente il cuore non è un luogo finito. Non bisogna cacciare chi lo abita per far entrare nuovi inquilini. Ognuno ha il suo posto e la convivenza è possibile.
Mi piace iniziare la settimana con questo pensiero.
Buongiorno di cuore!

Il buongiorno del 20 febbraio

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Se prendi a cuore quello che fai, o in cui credi, nel migliore dei casi sei ridicola e nel peggiore, isterica.
La verità è che quando l’atmosfera intorno è di totale rassegnazione, o forse meglio, di completo menefreghismo, la fatica nel portare avanti il proprio pensiero diventa davvero tanto più pesante ed il muoversi con determinazione viene scambiato (in buona fede o meno), da chi è fermo, per agitazione.
Ti dicono che esageri, che non sei elastico, che te la prendi troppo, che dovresti essere più leggero, che sei sempre tu che alzi polvere e alternativamente o che non ne vale la pena o che rompo le scatole.

Mettiamola così la domenica (e purtroppo non solo!) c’è la partita per tutti. Alcuni la giocano, altri stanno sul divano. La differenza tra i primi e i secondi e che questi ultimi sanno sempre perfettamente cosa bisognerebbe fare ad ogni azione. Pure se hanno la pancia e gli viene il fiatone solo al pensiero di fare le scale.

Buongiorno a chi ha ancora il coraggio di esagerare!

Primo pensiero del mattino

Il mio pensiero di questo mattino vacanziero è per le mie amiche. Quelle che occupano, come una manifestazione non organizzata, il mio cuore. Quelle che spuntano e mi fanno ridere, che si affacciano e vedendo la lacrimuccia mi fanno proprio scoppiare a piangere. Quelle che sono sempre nei miei pensieri anche se non riesco sempre a chiamarle. Quelle che non si spaventano delle mie intemperanze e dei miei eccessi. Quelle che mi provocano le maggiori arrabbiature della vita. Quelle a cui non posso mentire e che mi capiscono al volo. Quelle che se non ci fossero sarei davvero sola.

Il buongiorno del 18 dicembre

La variante personalizzata del ‘Come va?’, tema già trattato in altro post, è il ‘Come stai?’. Si tratta di una domanda più intima e affettuosa che di solito liquido con una, massimo due parole (bene, non bene, meglio…). Quando di fatto di parole, per rispondere compiutamente, ce ne vorrebbero molte di più. Questo perché, non sempre, chi pone la domanda ha davvero a cuore la risposta. E può succedere che mentre ti apri, pensando che gli interessi davvero, quello/a nel migliore dei casi guarda l’orologio e nel peggiore è già andato/a via, lasciandoti a parlare da sola come una scema. D’altro canto è anche vero che, chi la pone, senza superficialità, ma alla persona o nel momento sbagliato, possa trovarsi sequestrato da qualcuno che voglia informarlo con un’eccessiva dovizia di particolari dello stato del sé. Questo per dire che, come tutte le domande che riguardano l’altrui universo, vanno maneggiate con cura.