Fatali maratone natalizie

Oggi, dopo 3 giorni di maratona natalizia, finalmente spero di poter varcare la soglia di casa. Dovevo uscire ieri ma, vittima di mal di gola e un po’ di febbre, alla fine ho rinunciato. Stamattina giusto una mano a mio figlio che parte per il capodanno con gli amici e poi, nessun impegno in agenda fino al 3 quando dovrò tornare al lavoro. 8 giorni solo miei, o quasi, da gestire per rimettermi in forma fisica e mentale. Camminare, scrivere, studiare, bivaccare sul divano, vedere un paio di mostre, andare al cinema. Il tutto smettendo rigorosamente di mangiare. Che se uno si chiede perché ci si metta a dieta spesso dopo le feste, è facile: non per i sensi di colpa per aver mangiato troppo ma per approfittare del magico volano, senza pari, che offrono nausea e mal di testa da esagerazione. E da oggi parte ufficialmente anche il ‘che fai a capodanno?’ per tutti quelli che non si sono ancora organizzati. Come me che aspettavo di conoscere i programmi di mio figlio per decidere e anche dopo aver saputo che, per la prima volta, non rientrerò nel suo 31, ho continuato a non occuparmene. E oggi ancora di più: se penso al cotechino con la lenticchia, muoio. 😱

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‘Mai più senza’ buon Natale

Natale non sarebbe Natale senza la festa, con gli amici di sempre, del ‘mai più senza’. Il format è semplice: si va a casa di chi la mette a disposizione quell’anno e ognuno porta qualcosa da mangiare e un regalo (con budget definito uguale per tutti) che viene assegnato, dopo aver svolto la fase mangereccia, con un’estrazione a ciascuno dei partecipanti, grandi e piccoli. Fin qui nulla di originale. La peculiarità della serata è che ad ogni estrazione, il regalo viene scartato da chi lo riceve davanti a tutti e votato dagli altri. Votazioni volte ad assegnare tre premi. Uno appunto il ‘tradizionale ‘mai più senza’, ovvero quell’oggetto di cui mai si potrebbe fare a meno da quel momento in poi e altri due legati all’attualità. Ieri sera, per esempio, uno dei due premi era il ‘materiale post consumo’, ovvero il rifiuto nella nuova denominazione del sindaco di Roma della ‘monnezza’, da assegnare ad un regalo evidentemente riciclato. Quest’anno è toccato si 5 stelle ma nel corso di questi oltre vent’anni di reiterato happening (prima ci scambiavamo regali e basta) tutto l’arco parlamentare, in totale par condicio, ha ispirato le piste della nostra serata. Il bello è che si vota ogni oggetto senza pietà, senza nessuna remora, con motivazioni che vengono poi lette nello spoglio che avviene rigorosamente in pubblico. Con quelli che protestano e quelli che inveiscono. Sempre in un clima allegro e scanzonato che ci riporta ogni anno indietro nel tempo a ricordare regali improponibili, assegnazioni discutibili, vittorie indiscutibili. Una riunione irrinunciabile, irriverente, divertente a cui hanno aderito con entusiasmo anche le nuove generazioni (a parte il mio ribelle figlio!) per le quali ormai il ‘mai più senza’ è una tradizione al pari del Natale. Con alcuni di noi ci si vede solo in questa occasione con altri più spesso. Abbiamo anche il gruppo whatsapp di ‘quelli del mai più senza’ che è attivo tutto l’anno ma solo in attesa del momento in cui qualcuno mette casa e vengono lanciati come ogni anno i tre premi dell’anno per cui si concorrerà con apposita spiegazione. Non so quale sia l’alchimia che consenta di non saltare un anno ma so che Natale per noi non sarebbe lo stesso.

Con questo racconto natalizio e con il disegnetto di Roberto, che ci vede insieme alle renne e al suo adorato gatto, vi auguro, anche a nome suo, di passare questi giorni come desiderate, lenti o veloci, ma sereni.

Il buongiorno del 27 dicembre

Sono passati 4 giorni dal mio ultimo post e sono stati giorni così pieni che mi sembra siano passati mesi. Sono tornata a casa dal mio breve e intenso viaggio in tempo per la vigilia. Mi sono cambiata rapidamente, ho preso l’auto in garage e sono andata a prendere i miei per andare a festeggiare da mio fratello e mia cognata. Siamo stati da loro anche il giorno dopo quando ho avuto con me anche Marco. Un Natale caldo, bello, piacevole. Leggero. Di cappelli da Babbo Natale la sera e di chiacchiere da palestra il giorno. Di conto alla rovescia autogestito per scartare i regali da parte dei piccoli. Di imperversare di novelli campanelli augurali con messaggi di affetto vicini anche se lontani. E a volte lontani anche se vicini. Di addobbi piumati eleganti, di verde, di luce. Di cibo allegro e abbondante. Di sorrisi. Di risate. Un Natale imprevisto. Tante preoccupazioni passate in un bel calice di vino rosso, alzato in occasione di un momento felice. In famiglia. In una famiglia allargata per una volta non da me. In cui io per una volta non accoglievo ma sono stata accolta, come gli altri. Quello di cui avevo inconsapevole bisogno.
Ieri poi, dopo il bagno di folla, sono rimasta da sola a casa, nel silenzio rotto solo dalla TV. Dai film di Natale. Irrinunciabili compagni del Santo Stefano. Quest’anno, non per scelta ma con serena accettazione, da sola e soprattutto senza avanzi. Ho perso a causa di un ritardo senza tempo un appuntamento il pomeriggio e poi in catena gli altri. Ho dormito tanto. Ho recuperato. Stamattina voglio andare a camminare. Poi a fare la spesa. Poi forse ho un impegno. Poi stasera forse pure. Forse no. Due giorni e torna il mio piccolo tzunami a casa. E addio a queste giornate che si srotolano lentamente e senza programmi.
È ora del caffè… Forse.
Buongiorno.

Il buongiorno del 19 dicembre

Ieri all’ora di pranzo sono andata con un mio collega a fare una commissione in centro. Un quarto d’ora ed eravamo immersi nel traffico da festa del lungotevere. Un gran cielo e un sole di quelli che quando c’è ti fa sentire bene. Staffetta tra la mia macchina e una Smart Car2go e siamo magicamente entrati nella zona a traffico limitato. Ara Pacis, piazza Agusto Imperatore, via del Corso pullulavano di gente. La sensazione è stata quella di salire su una giostra. Non so se per la dimensione della macchina o per la guida spiritosa del collega, passare per quei vicoli tra i palazzi è stato davvero divertente. Guardare le vetrine, le facce felici dei turisti, gli sguardi affaticati dei corrieri. Uomini in giacca e cravatta con la pizza fumante in mano sulle strisce per attraversare accanto a muratori con scala e cazzuola e studenti ‘cuffiati‘ persi in chissà quale dimensione musicale. Siamo arrivati dove dovevamo arrivare zittendo il navigatore e abbiamo comprato quello che ci serviva. Poi, prima di ritornare alla base, ci siamo fermati a mangiare qualcosa parlando dei programmi per il Natale. Una pausa diversa dal solito. Che a chiamarla pausa, a guardare bene, ci vuole davvero coraggio. Ma che ha interrotto una giornata pesante. Perché a volte basta poco. Uscire, guardare il cielo e il sole e sentirsi fortunati.

Buongiorno alla città eterna che non smette mai di regalare emozioni e a noi che non smettiamo mai di stupirci.

Il buongiorno del 12 dicembre

E’ iniziato il periodo più faticoso dell’anno quello in cui bisogna fare tutto prima di Natale. E ovviamente non sto parlando dei regali. Parlo di alcune scadenze al lavoro, di quelle commissioni casalinghe rimandate per mesi e anche della visita dal dentista che è meglio farla prima di iniziare un nuovo anno. Si contano i giorni rimasti, e senza sabati e domeniche, stanno nelle mani. E cominciano i pranzi e le cene di Natale. Quelle che si fanno prima con i colleghi, con la classe dei figli, con i compagni di sport nostri e dei figli. Se guardo alla mia agenda non ho una giornata che non sia segnata già da un impegno e ho nella testa mille cose da fare. Sarà che soffro di claustrofobia ma è da ieri che ho un gran mal di testa e stamattina mi ci sono anche alzata. La voglia è quella di tirare tutto per aria e di chiedermi, ma seriamente, a cosa serva tutta questa corsa. Perché ci si debba sentire nella morsa del “Quest’anno non ce la faccio a fare tutto!” E come ogni anno la voglia è, come sempre, quella di scappare. Quest’anno poi che Marco passerà il Natale con il padre mi sentirei anche meno in colpa. Scappare ma non senza lasciare traccia. Dando a tutti ogni riferimento sulla mia destinazione. E non aspiro ad una villa da favola in chissà quale paradiso lontano, mi basterebbe una piccola casa in un piccolo villaggio di provincia dove tutto si svolge con meno caos, con meno fretta. In cui anche il freddo è vero e non qualcosa di misteriosamente appiccicoso come qui. In cui nelle strade si sente il profumo dei camini e l’odore del cibo non si mescola a quello dei fumi di scappamento delle auto. Vorrei un Natale piccolo e silenzioso. Vorrei respirare lontano da qui. Probabilmente questa mattina sono ispirata dalla volontà di fuggire il mal di testa  ma l’idea di salire su un treno e scendere altrove dove l’aria è frizzante e genuina mi piace molto. Ma non si può fare. Per ora non mi resta che prendermi un Moment.

Buongiorno al Natale che si avvicina e a noi che ancora non ci rassegniamo a non sognare.

 

Il buongiorno del 24 novembre

Best yearTra un mese sarà Natale. Ma soprattutto fra poco più di un mese sarà Capodanno. E quindi? E quindi potrò finalmente archiviare un anno importante, produttivo, imprescindibile ma davvero faticosissimo. Per anni, ogni anno di questo periodo, sono andata cercando oroscopi che avallassero la speranza che l’anno che stava per arrivare sarebbe stato quello del mio segno zodiacale. L’anno dell’Ariete. E a dire la verità uno almeno che affermasse l’auspicata catarsi l’ho sempre trovato. Con grande soddisfazione mia e di tutti gli amici con cui condivido la clusterizzazione astrale a cui strombazzavo la fantastica notizia. Perché all’oroscopo non ci crede quasi mai nessuno ma se porta belle notizie si può sempre fare un’eccezione.
Ad essere sinceri, però, non ricordo neanche un anno da incorniciare nella mia vita. Ce ne sono stati alcuni che hanno contenuto pezzi importanti e preziosi ma sinceramente anni puntuali che ricordo con nostalgia non mi appartengono. La nostalgia c’è per alcuni periodi più brevi e più lunghi di un anno. Per degli eventi ricorrenti. Per delle tappe raggiunte. Per la magia di un istante. Ma l’anno top in cui tutto è filato liscio, e anche di più, non ce l’ho. Neanche quello in cui è nato Marco in cui ho passato 4 mesi, di cui 2 a letto, con la paura di perderlo e che è stato anche, a titolo di cronaca, quello delle Torri Gemelle.
Forse, non so, non esistono gli anni d’oro in cui tutto è andato alla grande ma quelli in cui succede qualcosa veramente degno di menzione che ti fa scordare il resto. Che fa prendere una strada alla nostra vita. In ordine sparso penso all’anno del diploma o della laurea. A quello del matrimonio ma anche a quello della separazione. Della nascita del figlio. Del primo lavoro e del secondo. A quello dell’incontro con persone speciali che sono tuttora nella mia vita. Poi esistono i periodi belli che nel tempo diventano sempre più belli. Il liceo, il periodo in cui ho frequentato l’articolato gruppo della Parrocchia, l’Università, il primo periodo in Azienda, Firenze. Poi ci sono quelli ricorrenti. Come lo erano le vacanze in Calabria e quelle da mia nonna in Umbria. Ma anche i Natali chiassosi della mia infanzia con un numero di parenti infinito ma anche quelli più recenti del mio matrimonio che a cancellarli sarebbe un vero peccato. Poi ci sono gli istanti. Tantissimi. L’ultimo, non più lontano di un anno, che mi ha fatto capire che il mio cuore riesce a battere ancora. Che non si è fermato e che può ancora volare.
Tappe, periodi lunghi e corti. Finiti, ricorrenti, ricorrenti finiti. Eventi. Istanti. Mai un anno intero. E a vederla così ogni giorno potrebbe essere Capodanno. Il ricominciare un tempo, da un qualsiasi punto, con la speranza che sia migliore di quello appena passato.
Ovviamente anche quest’anno cercherò un oroscopo favorevole. Perché seppure un anno del cuore non me lo ricordo, non mi posso certo lamentare della vita che ho avuto finora. E non posso escludere che anche questo rituale sia d’aiuto a caricare di energie positive il futuro. Non si butta via nulla.

Buona giornata a tutti soprattutto ai folli che non smettono di sognare.

 

Il disegno di Roberto oggi è malinconico e bellissimo come solo lui può.

 

Il buongiorno del 27 ottobre

In due giorni la stagione è cambiata senza dare a me il tempo cambiare i vestiti nell’armadio. Il fine settimana scorso stavo a maniche corte e questo l’ho passato col piumino e la mantella. E avendo impegnati sia sabato che domenica non ho potuto tirare fuori qualche vestito più adatto al nuovo clima. Con la conseguenza che passerò la settimana a studiare sovrapposizioni di cotone per uscire di casa senza rischiare l’assideramento. Su questo tema esistono diversi tipi di comportamento. Ci sono quelli che il 23 di settembre entra l’autunno e anche se ci sono 40 gradi li vedi girare con gli stivali di camoscio. Quelli pigri che ci mettono due mesi ad allinearsi. Tirano fuori un maglione alla volta e finiscono il cambio a ridosso della primavera. E poi ci sono quelli come me che sono per il cambio a richiesta. Cambiano in un giorno alla bisogna. Ma quel giorno deve essere libero. E se non è così passano quella settimana con la frustrazione di non aver centrato l’obiettivo.
Il cambio di stagione è un momento peraltro che detesto. Perché ne approfitto di solito per pulire a fondo la qualunque. Buttare o regalare, a seconda dello stato, tutto ciò che non è stato movimentato per almeno due anni di seguito. Mettere in ordine ogni dove. Lo detesto perché è faticoso. E perché ti dice che il freddo è arrivato sul serio. E che tra poco sarà veramente Natale. Cosa che, nonostante i panettoni girino nei supermercati da quasi un mese, avevo potuto ignorare finora.
E non c’è dubbio che io preferisca il cambio estivo. Ugualmente faticoso ma con ben altre prospettive. Il caldo. Le vacanze. La libertà che parte da quel vestirsi che ci metti un attimo. Che non devi partire dalle calze per arrivare al cappello e alla sciarpa.
Il cambio di Marco è più facile. Si va direttamente al negozio. Dall’anno scorso ha messo su un numero di centimetri e di chili incompatibili con qualsiasi indumento precedente. E quest’anno sceglie lui. Io sono diventata out. E su questo ha perfettamente ragione non ho mai seguito molto il fashion. Non per spocchia ma per distrazione. E non vedo l’ora che anche la mia presenza (e il mio bancomat!) diventino out… Ma credo che per questo dovrò aspettare ancora parecchio.
Per finire la domanda vera è, ‘Ma oggi che mi metto?’… Spero nell’ispirazione da caffè. Vado.
Buongiorno freddino….

Il buongiorno del 30 dicembre

Ho più di un parente inventato. Ho uno zio che, di fatto, è un amico di famiglia. Sua figlia che, di conseguenza, è da sempre mia cugina. La vicina della casa in cui sono cresciuta, una sorella. Perché se è vero che i parenti di sangue non te li puoi scegliere (e sui principali, devo proprio dirlo, sono stata molto fortunata) altrettanto vero che nulla ti impedisce di aggiungere alla famiglia chi vuoi.
Un’altra che, pur senza la conferma del vissuto, potrebbe davvero essere mia sorella l’ho conosciuta alle Tremiti un paio di anni fa’ e vive in Svizzera. Ora è su un treno diretta a Roma per passare con me questo particolare capodanno. Sono proprio contenta di avere l’occasione di andare alla stazione e vivere anch’io l’allegra atmosfera del ricongiungimento familiare natalizio. Finto ma neanche tanto.

Il buongiorno del 25 dicembre

Ieri tante chiamate, messaggi, sorprese che mi hanno davvero stupita, soprattutto perché, davvero, non mi aspettavo nulla. Uno stato d’animo che mi ha permesso di esaltare i tanti momenti caldi e affettuosi della giornata e neutralizzare la fredda indifferenza di chi nella vita è stato parte di me ed ora si è confuso fra gli estranei. Anche tanti regali. Tra tutti, la mia nuova cover del cellulare che recita Comunque sognare rimane il più bel modo di aspettare il domani. L’ho subito amata perché mi ha ricordato il motivo profondo che mi ha spinto a lasciare la vecchia strada per iniziare il mio nuovo viaggio. Un viaggio da sola ma, finalmente, senza solitudine. Buon Natale!