Il buongiorno del 27 dicembre

Sono passati 4 giorni dal mio ultimo post e sono stati giorni così pieni che mi sembra siano passati mesi. Sono tornata a casa dal mio breve e intenso viaggio in tempo per la vigilia. Mi sono cambiata rapidamente, ho preso l’auto in garage e sono andata a prendere i miei per andare a festeggiare da mio fratello e mia cognata. Siamo stati da loro anche il giorno dopo quando ho avuto con me anche Marco. Un Natale caldo, bello, piacevole. Leggero. Di cappelli da Babbo Natale la sera e di chiacchiere da palestra il giorno. Di conto alla rovescia autogestito per scartare i regali da parte dei piccoli. Di imperversare di novelli campanelli augurali con messaggi di affetto vicini anche se lontani. E a volte lontani anche se vicini. Di addobbi piumati eleganti, di verde, di luce. Di cibo allegro e abbondante. Di sorrisi. Di risate. Un Natale imprevisto. Tante preoccupazioni passate in un bel calice di vino rosso, alzato in occasione di un momento felice. In famiglia. In una famiglia allargata per una volta non da me. In cui io per una volta non accoglievo ma sono stata accolta, come gli altri. Quello di cui avevo inconsapevole bisogno.
Ieri poi, dopo il bagno di folla, sono rimasta da sola a casa, nel silenzio rotto solo dalla TV. Dai film di Natale. Irrinunciabili compagni del Santo Stefano. Quest’anno, non per scelta ma con serena accettazione, da sola e soprattutto senza avanzi. Ho perso a causa di un ritardo senza tempo un appuntamento il pomeriggio e poi in catena gli altri. Ho dormito tanto. Ho recuperato. Stamattina voglio andare a camminare. Poi a fare la spesa. Poi forse ho un impegno. Poi stasera forse pure. Forse no. Due giorni e torna il mio piccolo tzunami a casa. E addio a queste giornate che si srotolano lentamente e senza programmi.
È ora del caffè… Forse.
Buongiorno.

Il buongiorno del 19 dicembre

Ieri all’ora di pranzo sono andata con un mio collega a fare una commissione in centro. Un quarto d’ora ed eravamo immersi nel traffico da festa del lungotevere. Un gran cielo e un sole di quelli che quando c’è ti fa sentire bene. Staffetta tra la mia macchina e una Smart Car2go e siamo magicamente entrati nella zona a traffico limitato. Ara Pacis, piazza Agusto Imperatore, via del Corso pullulavano di gente. La sensazione è stata quella di salire su una giostra. Non so se per la dimensione della macchina o per la guida spiritosa del collega, passare per quei vicoli tra i palazzi è stato davvero divertente. Guardare le vetrine, le facce felici dei turisti, gli sguardi affaticati dei corrieri. Uomini in giacca e cravatta con la pizza fumante in mano sulle strisce per attraversare accanto a muratori con scala e cazzuola e studenti ‘cuffiati‘ persi in chissà quale dimensione musicale. Siamo arrivati dove dovevamo arrivare zittendo il navigatore e abbiamo comprato quello che ci serviva. Poi, prima di ritornare alla base, ci siamo fermati a mangiare qualcosa parlando dei programmi per il Natale. Una pausa diversa dal solito. Che a chiamarla pausa, a guardare bene, ci vuole davvero coraggio. Ma che ha interrotto una giornata pesante. Perché a volte basta poco. Uscire, guardare il cielo e il sole e sentirsi fortunati.

Buongiorno alla città eterna che non smette mai di regalare emozioni e a noi che non smettiamo mai di stupirci.

Il buongiorno del 12 dicembre

E’ iniziato il periodo più faticoso dell’anno quello in cui bisogna fare tutto prima di Natale. E ovviamente non sto parlando dei regali. Parlo di alcune scadenze al lavoro, di quelle commissioni casalinghe rimandate per mesi e anche della visita dal dentista che è meglio farla prima di iniziare un nuovo anno. Si contano i giorni rimasti, e senza sabati e domeniche, stanno nelle mani. E cominciano i pranzi e le cene di Natale. Quelle che si fanno prima con i colleghi, con la classe dei figli, con i compagni di sport nostri e dei figli. Se guardo alla mia agenda non ho una giornata che non sia segnata già da un impegno e ho nella testa mille cose da fare. Sarà che soffro di claustrofobia ma è da ieri che ho un gran mal di testa e stamattina mi ci sono anche alzata. La voglia è quella di tirare tutto per aria e di chiedermi, ma seriamente, a cosa serva tutta questa corsa. Perché ci si debba sentire nella morsa del “Quest’anno non ce la faccio a fare tutto!” E come ogni anno la voglia è, come sempre, quella di scappare. Quest’anno poi che Marco passerà il Natale con il padre mi sentirei anche meno in colpa. Scappare ma non senza lasciare traccia. Dando a tutti ogni riferimento sulla mia destinazione. E non aspiro ad una villa da favola in chissà quale paradiso lontano, mi basterebbe una piccola casa in un piccolo villaggio di provincia dove tutto si svolge con meno caos, con meno fretta. In cui anche il freddo è vero e non qualcosa di misteriosamente appiccicoso come qui. In cui nelle strade si sente il profumo dei camini e l’odore del cibo non si mescola a quello dei fumi di scappamento delle auto. Vorrei un Natale piccolo e silenzioso. Vorrei respirare lontano da qui. Probabilmente questa mattina sono ispirata dalla volontà di fuggire il mal di testa  ma l’idea di salire su un treno e scendere altrove dove l’aria è frizzante e genuina mi piace molto. Ma non si può fare. Per ora non mi resta che prendermi un Moment.

Buongiorno al Natale che si avvicina e a noi che ancora non ci rassegniamo a non sognare.