Il cimitero acattolico tra musica e poesia


La visita al Cimitero Acattolico non ha tradito le mie aspettative ed è stata proprio una gran bella esperienza.

Due ore tra le tombe ad ascoltare storie di vite straordinarie. Con raggi di sole tra le nuvole ad illuminare il contrasto tra i marmi e il verde lucido delle foglie e del prato e la sensazione del privilegio di abitare in una città che possiede simili tesori.

La poesia come ponte tra gli uomini che unisce Lee Masters alla Pivano, a Cesare Pavese fino a De Andrè.

 La commozione di fronte alla  lapide del giovane Keats che ormai alla fine manda in giro per Roma il suo fidato amico a cercare un luogo adatto per la sua sepoltura.

Il racconto divertente di uno Shelley che si occupa delle faccende casalinghe per lasciare sua moglie a scrivere Frankestein. Altre vite meno note ma belle come favole.

Poi il  ricordo di Amelia Rosselli, figlia di Carlo, morta suicida e la sua idea della speranza come danno irreparabile. Poi la tomba di Dario Bellezza, amico di Amelia dispiaciuto di non essere riuscito a confortarla  e morto in povertà.

E infine Gramsci e il suo odio verso gli indifferenti. Il suo essere partigiano. La sua voglia estrema di parteggiare.

Tanta più vita là dentro che altrove.

 

Per quanti fossero interessati, la visita tra musica e poesia è organizzata dall’Associazione Ancient Aperitif e vale davvero i 20€ del biglietto. Plauso a questi giovani che sanno trasmettere la loro passione per la cultura, la musica e la poesia. Cervelli eroici che non sono fuggiti.

Second life on the road

 E’ domenica sono quasi le 19, prendo il treno, con mio figlio per tornare a Roma da Milano e mi arriva una mail di Roberto: ‘Ciao Maru amica mia, ti stavo pensando e così ho pensato di inviarti questo… un bacio grande.’

Lo guardo e capisco il messaggio. È vero, un giorno sono salita su un treno e ho detto addio alla Maru con la stola di piumone, a chi l’aveva disegnata e anche a chi aveva dimostrato di volerle bene. Senza voltarmi indietro. Mai. Quasi mai.

Eppure di storie da raccontare ne avrei tante. Forse di più e anche più belle di prima ma sopraffatta dalla stanchezza di una vita nuova e senza rete, finisco per  perdermi gli attimi e le ispirazioni. E soprattutto finisco per rinunciare ad osservare la magia del mondo. 

Come quella di questa sera.

Arrivati alla Stazione Centrale abbiamo subito sentito le gallerie rimbombare dei cori dei tifosi della Fiorentina e subito dopo dei contro cori, improvvisati ma comunque potenti, di interisti in transito. Mentre sorridevo cercando di sotrarre Marco dalla voglia di farsi coinvolgere, ci giungono urla dalla scala mobile. Ci voltiamo e, in un secondo, si crea all’uscita del nastro un mucchio di vestiti, valigie, teste e braccia, buste e cappelli. Un operatore blocca la scala e rimane bloccato a sua volta. Guarda basito per qualche secondo quel miscuglio senza sapere, parrebbe, dove mettere le mani. Piano piano i corpi si separano dai bagagli e faticosamente si alzano anche grazie a tante mani tese. Sono anziani in gita. Uno di loro è inciampato in una valigia e quelli dietro lo hanno seguito, in una sorta di domino fatale. Superata la paura iniziale, ridono a crepapelle, contagiosi. Solo allora, sollevati dal ‘nulla di grave’ ci incamminiamo verso il treno. Dopo un po’ sui cartelloni appare il nostro binario e a passo veloce ci dirigiamo verso la nostra carrozza. E alla scala del vagone li ritroviamo tutti li che cercano di salire caricando contemporaneamente le valigie. Li guardo da dietro e poi mi offro di dare una mano. Ringraziano e continuano a ridere. Penso in un lampo che vorrò essere proprio così alla loro età. 

Saliamo anche noi. Il vagone è pieno di questa allegra compagnia. Uno di loro si alza per darmi una mano a caricare sulla cappelliera una busta con degli acquisti che ho fatto mentre sua moglie, elegantissima in un pantalone grigio di lana e una camicia fiorata, si toglie con naturalezza le scarpe per indossare un paio di babbucce. 

 

Ridono, parlano, chiedono gli uni agli altri suggerimenti di enigmistica, si fanno selfie. Ridono.

Ed io li sento. Ed io rido. 

E capisco cosa vuol dire che gli amici veri li riconosci nel momento del bisogno.

Grazie Roberto, un bacio anche a te! 

Il buongiorno del 19 dicembre

Ieri all’ora di pranzo sono andata con un mio collega a fare una commissione in centro. Un quarto d’ora ed eravamo immersi nel traffico da festa del lungotevere. Un gran cielo e un sole di quelli che quando c’è ti fa sentire bene. Staffetta tra la mia macchina e una Smart Car2go e siamo magicamente entrati nella zona a traffico limitato. Ara Pacis, piazza Agusto Imperatore, via del Corso pullulavano di gente. La sensazione è stata quella di salire su una giostra. Non so se per la dimensione della macchina o per la guida spiritosa del collega, passare per quei vicoli tra i palazzi è stato davvero divertente. Guardare le vetrine, le facce felici dei turisti, gli sguardi affaticati dei corrieri. Uomini in giacca e cravatta con la pizza fumante in mano sulle strisce per attraversare accanto a muratori con scala e cazzuola e studenti ‘cuffiati‘ persi in chissà quale dimensione musicale. Siamo arrivati dove dovevamo arrivare zittendo il navigatore e abbiamo comprato quello che ci serviva. Poi, prima di ritornare alla base, ci siamo fermati a mangiare qualcosa parlando dei programmi per il Natale. Una pausa diversa dal solito. Che a chiamarla pausa, a guardare bene, ci vuole davvero coraggio. Ma che ha interrotto una giornata pesante. Perché a volte basta poco. Uscire, guardare il cielo e il sole e sentirsi fortunati.

Buongiorno alla città eterna che non smette mai di regalare emozioni e a noi che non smettiamo mai di stupirci.

Il buongiorno del 28 ottobre

romeStamattina ho un affollamento di pensieri, di emozioni, di sentimenti ad animarmi che scrivo e cancello senza fermarmi. Non riesco a scegliere.

Mi piacerebbe affrontare il tema sulla differenza che c’è tra un capo e un leader. E sul fatto che siamo pieni dei primi ma che avremmo estremo bisogno dei secondi.

Vorrei scrivere della poesia che trovi in un teatro di periferia dove persone, che potresti incontrare sotto casa, ti parlano d’amore con voci ed intonazioni che non ti aspetti. Che illuminate dalle luci di scena sprigionano una magia che ti rapisce e ti incanta. E che, in un istante, ti fa capire davvero cosa voglia dire Barbara con il suo tutto il mondo a teatro (https://tuttoilmondoateatro.wordpress.com/).

Potrei raccontare del mio ritorno di notte attraverso la Roma vuota del primo lunedì di freddo in cui senti che gli altri sono rimasti a casa, quasi tutti, lasciandoti sola a godere quella meraviglia. A ricordare con dolcezza dell’ultima volta che l’hai mostrata con orgoglio a qualcuno che hai amato. E poi agli amori passati e a quello che resta per questa città sempre pronta ad abbracciarti stretta stretta quando ne senti il bisogno.

O anche esternare il mio piccolo cruccio per Marco che vorrebbe restare per il week end di Halloween ma deve partire con il padre. Di me che lo terrei (anche se vorrei riposarmi !) ma che credo non sia giusto interferire. E che finché non sarà arrivato il momento mi chiederò, senza soluzione di continuità, quale sia la cosa più giusta da fare e da dire.

O semplicemente concentrarmi su questo freddo a cui sono arrivata impreparata non per caso ma per rifiuto e che ti dice che è sempre meglio considerare e affrontare piuttosto che far finta di nulla, sperando non succeda.

Tanta roba, come direbbero i miei amici toscani, e nemmeno tutta tra cui non si può scegliere. Stamattina è il fluire che ha preso il sopravvento. Quello che più semplicemente chiamano vita. E che non si acchiappa se non a piccolissimi morsi. Più o meno così.

Fluidissimo buongiorno!

 

Il disegno (bellissimo) è come di consueto di Roberto Luciano.

Il buongiorno del 9 settembre

Mi sono svegliata già in ritardo e con una lista di cose da fare, prima di entrare in ufficio, che mi guardano da un foglio che ho scritto ieri notte prima di addormentarmi. Non ci siamo. Non può essere che sono già fuori programma al secondo giorno di ritorno alla realtà . O forse sì. Per rientrare nel quotidiano ci vuole tempo. Non parlerei però di allenamento ma di riabilitazione. Perché, per fare la vita che facciamo, dobbiamo entrare in una dimensione complicata che ha regole, tempi e ordine/disordine da gestire con sapienza. Ad uno che vive in una città come la nostra dovrebbero dare un diploma. Mica ci riescono tutti. Pensa un po’, alcuni addirittura scappano. E ci vogliono anni di pratica per dire di avercela fatta. Moduli su moduli da imparare. Si comincia da piccoli con ‘Attraversare la strada’ per poi passare quando si arriva a guidare un auto a ‘Trovare un parcheggio’. Da ‘Arrivare a casa senza pistare cacche di cani’ a ‘Imparare l’inglese o la nouvelle cuisine per utilizzare il tempo nel traffico’.
Si tratta di una dimensione molto complicata e neanche per pochi. E quando si va in vacanza si rischia di perdere le competenze acquisite. Che per uno che abita a Roma, hanno la stessa valenza e utilità del camminare. È per questo che ho parlato di riabilitazione. E ci vuole tempo. Quest’anno forse anche di più.
Buongiorno in ritardo pure lui.

Camicie e canottiere

Mentre sto in macchina per andare in ufficio mi supera uno in vespa. Camicia bianca, fisico prestante, capelli che spuntano leggermente dal casco e occhiali da sole. Lo guardo da dietro e mi ritrovo a pensare che è proprio piacevole alla vista un uomo fresco di doccia con i capelli non perfettamente asciutti che indossa una camicia di lino che svolazza con la brezza della velocità. Sa di estate, di profumo di bagnoschiuma al sandalo e di crema dopo sole. Mentre sono presa da questi pensieri leggeri mi passa accanto un ragazzone americano dai muscoli naturalmente scolpiti in pantaloncini e canottiera. Corre in salita, con la fronte perlata di sudore, a dispetto del caldo. Mi guarda (il beneficio di essere rimasti a Roma in pochi!), mi sorride e mi contagia con la sua allegria. Archiviare la camicia di lino e il profumo di fresco è stato un attimo. Li chiamano vantaggi di una Roma senza traffico.

Il buongiorno del 5 agosto

Non so perché ma ogni anno la settimana prima di quella di Ferragosto mi si riempie di impegni personali e di lavoro che neanche a giugno o a ottobre. Ho una lista lunghissima di cose da fare prima di venerdì che vanno dalla revisione completa di una soluzione che avevamo individuato in ufficio, alla macchina da portare in officina perché è uscito un rumore che è meglio far vedere prima di partire. Da un paio di visite da finire del check up, all’appuntamento con l’idraulico per la perdita del piano di sopra, al ritiro del telepass. E anche il parrucchiere… E ci scappa anche un cinemino e una cena di saluto pre-vacanze (che a forza di salutare, prima di partire io, dovrò ricomprarmi il costume. E senza bisogno di prova…)
Ma il bello è che con Roma semivuota ci si mette un attimo a fare qualsiasi cosa. E in questi giorni hai la perfetta contezza di quanto la nostra vita, anche con tante cose da fare, potrebbe essere più vivibile abitando in una città normale.
E capisci chi si prende, potendolo fare, le ferie a luglio o a settembre per godersi la città agostana. Anche perché non è più come un tempo che chiudeva tutto e chi restava doveva prepararsi frigo e dispensa come prima della Guerra dei mondi. Con la crisi nessun negozio o quasi chiude più un mese. E quella che resta è una città più leggera, non più fantasma.
Chiude invece per tutto agosto (o meglio ci daremo il cambio e quindi se ne riparla a settembre) il bar sotto casa mia. Anzi sotto le mie finestre. E questa è una di quelle piccole cose che ti dice che la felicità esiste e non ha sempre le sembianze del cuore. A volte anche delle orecchie.
Buongiorno ai vacanzieri di mare e di montagna ma anche a quelli di città.

Il buongiorno del 16 giugno

Stanotte mi sono svegliata con il rumore dei fulmini e le luci dei lampi. Un temporale potentissimo che avrà sicuramente fatto danni. Già ieri, con molta meno potenza, la metropolitana si era allagata e si erano prodotti frane e smottamenti in molte strade di Roma. Cambiano i nomi delle perturbazioni ma non cambia la superficialità con cui si costruisce e manutiene la città. E anche oggi sarà un giorno difficile per chi deve arrivare nel posto di lavoro e non ce l’ha sotto casa. Si comincerà il balletto delle responsabilità del sindaco attuale e di quelli precedenti e prima che torni il sole saranno stati tutti assolti perché il fatto non li riguarda. Io credo che una città come la nostra meriti di essere gestita da un manager preparato ed esperto e che una carica amministrativa non debba essere politica. Un sindaco non dovrebbe essere eletto ma selezionato da una società di ricerca del personale e poi valutato dai cittadini una volta l’anno sui risultati. Come si può pensare che la nostra città, ma anche altre del nostro Paese, possano essere governate dagli scarti dei partiti che non riescono ad ottenere cariche più importanti nel governo? Che siano la maggioranza o l’opposizione? Oggi il nostro sindaco è un medico. Senza entrare nel merito della persona, vi chiedo semplicemente se affidereste la gestione del vostro patrimonio ad un laureato in medicina o al contrario la salute di vostro figlio ad un architetto. La storia che tutti possono fare tutto è falsa e lede l’importanza delle competenze e della professionalità. Spero sinceramente che si faccia qualcosa. Mi dispiacerebbe parecchio che fossimo proprio noi a decretare la fine della città eterna.
Buongiorno con bomba d’acqua!

Il buongiorno del 3 maggio

Ieri ho passato la giornata in giro per Roma. Sono salita per la prima volta sulle terrazze del Milite Ignoto a Piazza Venezia e lo spettacolo che si vede da lassù, come tanti altri angoli dove mi sono fermata e non avevo mai visto, ti ripaga davvero la fatica di vivere una città complicata come questa. Credo che con cadenza regolare proverò ad utilizzare un po’ di tempo libero per fare la turista. Visto che siamo qui si pensa sempre ci sia tempo. Si rimanda magari a favore di altri posti, di altre città e si perde man mano il motivo per cui vivere a Roma è un privilegio non una iattura. Basterebbe guardare gli occhi di chi ci è venuto da lontano. Escluderei i giapponesi che fotografando tutto non ti danno soddisfazione.
Buongiorno Roma, romani e ospiti.