L’amore mica a parole

Quando si parla di amore si arriva sempre, ad un certo punto della conversazione, a cercare una coppia che secondo noi si ami davvero, che sia resistita agli anni sul serio senza nascondere magagne, che non finga, che si possa considerare un esempio da seguire. Una storia che ci piacerebbe davvero indossare. E difficilmente la troviamo. Io, dopo un guardarmi attorno reiterato, non ho oggi il minimo dubbio: conosco la storia d’amore più bella di sempre. Una storia nella quale i protagonisti sono davvero una forza l’uno per l’altro, amano la vita e la fanno amare anche a chi li guarda, sono la dimostrazione che non esistono difficoltà se si cammina verso la stessa destinazione. Nessuna di quelle difficoltà insormontabili che siamo costretti ad ascoltare da chi dice di amarci ma tira fuori sempre qualche impedimento. Un amore sfrontato, leggero nonostante i carichi, complice e allegro. Che mi commuove e mi fa ridere. Come la vita che mi piace. I nomi di questi miei eroi sono Raf e Jo e oggi, che è il loro anniversario, voglio augurargli di continuare ad essere esattamente come sono per tutta la loro esistenza. Per loro ma anche e soprattutto per me. ❤️

Concetta

Questo mese tanti bei compleanni. 

Oggi è il compleanno ufficiale di Concetta. Ufficiale perché di fatto non nacque il 14 ma il 13 giugno di 50 anni fa, in casa, ed ebbe in regalo questo giorno dal padre che ne registrò l’esistenza con 24 ore di ritardo. Un giorno di anticipo sulla vita che non ha mai perso. Perché lei arriva sempre prima (a parte la mattina che continua a non riuscire a svegliarsi). Prima al punto da risultare spesso incompresa dal mondo di mediocri che la circonda. Mediocri che si illudono di essere migliori solo perché dalla parte privilegiata della barricata. Mediocri che si illudono. Punto. 

Perché una come lei non si rassegna. Una come lei resiste. Una come lei combatte: #finoallafine. E non ce n’è per nessuno.
Cara Conc fai bene a festeggiare. Ancora una volta stai solo portandoti avanti. 
Buon compleanno! ❤️

Il buongiorno del 1° dicembre

justmarried (2)Ieri a casa di Ester si festeggiava il suo compleanno e quella di una sua amica che poi erano due. Daniela e Annamaria, amiche dal liceo, amiche da 50 anni che in un attimo mi hanno trascinato, attraverso mirabolanti e stravaganti racconti, in una delle più belle storie di amicizia di sempre. La prima cosa che mi ha raccontato Daniela, è stata che anche in viaggio di nozze sono andate insieme. Pensavo si fossero sposate lo stesso giorno e invece no. Solo Daniela si era sposata. Annamaria si era accodata, con il suo allora fidanzato, ma solo per il viaggio di nozze. E nonostante entrambi gli uomini di quell’avventura non siano più nella loro vita, e come dire, almeno per una di loro due non era poi un viaggio come un altro, resta il fatto che è rimasto per loro comunque uno splendido ricordo. Una delle più belle avventure vissute insieme. Loro. Un’avventura loro. Occasione quella in cui si erano fatte anche bucare le orecchie con ago e tappo di sughero. Come nel film “Grease” ma in un remake calabrese. Da una vecchietta che lo faceva alle bambine e che gli aveva confessato, a fine del fantastico lavoretto, di non sentirsi molto bene e di avere la necessità di passare dal medico per farsi dare una pinnola. Una storpiatura che le aveva divertite al punto da farne il loro soprannome per sempre. Da allora, Daniela e Annamaria, le “Pinnole”. Ma non Pinnola 1 e Pinnola 2. Pinnola e basta. Perché due amiche così non sono due, sono comunque e sempre una.  Il pranzo è continuato tra racconti e risate. E io che ho continuato tutto il tempo a guardarle come un’opera d’arte. E’ arrivato il figlio di Daniela, Andrea, e poi, a pranzo finito, anche Guido, il marito di Annamaria. Guido che, per chiedere l’indirizzo, non ha chiamato la moglie ma Daniela. Perché Annamaria ha uno strano rapporto con il telefono. Non lo sente, lo guarda. Un paio di volte al giorno e solo per vedere se l’ha chiamata qualcuno. Lui lo sa e non si perde. Ne ha sposata una ma è consapevole di essersene prese due. E che qualche volta può anche essere un vantaggio.
Ho detto più di una volta che quando mi invita a pranzo Ester è sempre una festa per me. Perché il suo cibo riempie soprattutto il mio cuore. Ma oggi mettendo a tavola anche le Pinnole si è superata. Perché hanno completato la sua idea di bello, quella che arriva direttamente alla pancia. Sede privilegiata della vita. Quella che mi piace.

Buongiorno ad Ester, alle Pinnole e a tutte le amiche per sempre, che per sempre lo sono davvero.

 

Il disegno è un omaggio alle Pinnole da parte di Roberto che le conosce da molti anni e le ha riconosciute nel mio breve scritto. Altre meravigliose coincidenze…

Il buongiorno del 30 novembre

Dopo il cinema ieri sera sono rimasti a dormire, con me e Marco, due suoi amici. Devo dire che avere per casa ragazzi di quell’età è davvero molto piacevole. Perché hai la possibilità di assistere ad uno spaccato che come femmina non hai vissuto. Non ricordo proprio tutto di quando avevo più o meno dodici/tredici anni ma i temi di discussione con le mie amiche, sì. Quello che ci interessava, cosa ci muoveva, sì. Anche perché non è poi molto diverso da quello che ci muove ora:-). E avere, oggi, la possibilità di assistere in diretta ai temi di discussione, a ciò che muove e ciò che interessa da quest’altra parte è un vero regalo della vita. Anche perché offre la prova concreta del fatto che le distanze di approccio e di pensiero abbiano radici profonde. E anche che quando sono piccoli i maschi siano nettamente più divertenti ed energici delle femmine. Il loro problema è solo che poi in tanti, probabilmente per affezione😀, si fermino qui.
Ieri sera, causa materno sequestro PC e telefonia tutta, mi hanno chiesto di vedersi un altro film cosa per la quale gli ho accordato il permesso. Certa che sarebbero crollati velocemente dopo qualche fotogramma. Sciocca sottovalutazione del nemico che mi ha indotto ad un faticoso dormiveglia fino a quasi le due, quando hanno finalmente capitolato.
Per fare prima ieri sera ed evitare di allestire il campeggio gli ho ceduto la mia stanza e li ho fatti dormire nel mio letto.
Mi sono appena affacciata e dormono ancora. Sembrano tre angioletti. Sono bellissimi. Penso a come saranno fra qualche anno, a quando usciranno senza bisogno di noi. A quando dovranno proteggersi da soli e rideranno al ricordo di me che gli sequestravo i mezzi di comunicazione in modo preventivo. Chissà cosa stanno sognando. Sono bellissimi loro ed è bellissima questa vita tutta davanti. Durerà poco questo silenzio. Me lo voglio godere tutto e frizzare nel cuore questo istante.
Sento qualche voce. Stanno facendo già programmi… Meglio andare a preparare la colazione per i giovani leoni.

Buongiorno e buona domenica. E oggi si pranza da Ester e io sono felice.

Il buongiorno del 21 novembre

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Mondo reale e mondo virtuale. Tante le discussioni su una dualità che a mio avviso non esiste. Come si può, infatti, pensare ad un’alternativa? Il mondo è solo uno ed è quello reale. Virtuale può essere una modalità di relazionarsi e non un mondo, che è un luogo. Il virtuale, a ben vedere, è al massimo un non luogo in cui persone, in carne ed ossa, si muovono e si esprimono, ancora vive, libere dal fardello del corpo. E quindi l’unico in cui le distanze non esistono. Quelle geografiche ma anche tutte quelle che la nostra materialità rende filtro verso gli altri. Con tutti i vantaggi e le comodità che ciò comporta. Con un unico limite. Lo stesso che ci fa soffrire quando perdiamo per sempre qualcuno che abbiamo amato. Quello che a dispetto del fatto che continuiamo a parlarci, a sentirlo vicino a noi, a ricevere sensazioni bellissime, ci impedisce di toccarlo. Di sentire il calore del suo abbraccio. Di accarezzare la sua mano. E se con qualcuno che non c’è più ci viene almeno in aiuto il ricordo, nel virtuale questa distanza rimane incolmabile. Ed è quella che, a mio avviso, impedisce un confronto alla pari con il mondo reale. Che con tutti i suoi limiti continua ad essere l’unico in cui vivere la vita. Quella più complicata dei sensi. Quella più faticosa in cui mettersi in gioco con tutto quello che siamo e che abbiamo ma l’unica che vale davvero la pena di vivere. Sul virtuale possiamo raccontarla, condividerla, scambiarcela. Farne altro. Allungarla con delle estensioni come si fa con i tavoli quando non bastano per mettere tutti a tavola. Ma non viverla.
E a riprova, sono certa non ci sia nessuno che, potendo scegliere, le scambierebbe.

E voi che ne pensate?

Buongiorno all’odore e al sapore di caffè. Che sarebbe bastato anche solo questo per esprimere il mio punto di vista. Chi rispetto ad un’idea rinuncerebbe ad un caffè vero?:-)

Il disegno è un regalino del mio grande amico Roberto!

Il buongiorno del 28 ottobre

romeStamattina ho un affollamento di pensieri, di emozioni, di sentimenti ad animarmi che scrivo e cancello senza fermarmi. Non riesco a scegliere.

Mi piacerebbe affrontare il tema sulla differenza che c’è tra un capo e un leader. E sul fatto che siamo pieni dei primi ma che avremmo estremo bisogno dei secondi.

Vorrei scrivere della poesia che trovi in un teatro di periferia dove persone, che potresti incontrare sotto casa, ti parlano d’amore con voci ed intonazioni che non ti aspetti. Che illuminate dalle luci di scena sprigionano una magia che ti rapisce e ti incanta. E che, in un istante, ti fa capire davvero cosa voglia dire Barbara con il suo tutto il mondo a teatro (https://tuttoilmondoateatro.wordpress.com/).

Potrei raccontare del mio ritorno di notte attraverso la Roma vuota del primo lunedì di freddo in cui senti che gli altri sono rimasti a casa, quasi tutti, lasciandoti sola a godere quella meraviglia. A ricordare con dolcezza dell’ultima volta che l’hai mostrata con orgoglio a qualcuno che hai amato. E poi agli amori passati e a quello che resta per questa città sempre pronta ad abbracciarti stretta stretta quando ne senti il bisogno.

O anche esternare il mio piccolo cruccio per Marco che vorrebbe restare per il week end di Halloween ma deve partire con il padre. Di me che lo terrei (anche se vorrei riposarmi !) ma che credo non sia giusto interferire. E che finché non sarà arrivato il momento mi chiederò, senza soluzione di continuità, quale sia la cosa più giusta da fare e da dire.

O semplicemente concentrarmi su questo freddo a cui sono arrivata impreparata non per caso ma per rifiuto e che ti dice che è sempre meglio considerare e affrontare piuttosto che far finta di nulla, sperando non succeda.

Tanta roba, come direbbero i miei amici toscani, e nemmeno tutta tra cui non si può scegliere. Stamattina è il fluire che ha preso il sopravvento. Quello che più semplicemente chiamano vita. E che non si acchiappa se non a piccolissimi morsi. Più o meno così.

Fluidissimo buongiorno!

 

Il disegno (bellissimo) è come di consueto di Roberto Luciano.

Il buongiorno del 22 ottobre

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Oggi paroledimaru compie un anno. Qualche sera fa un mio amico a cui raccontavo del blog mi ha chiesto, ‘Ma perché lo fai?’ Mentre pensavo ad una risposta all’altezza di un blogger di spessore, i miei pensieri si sono fatti voce e ho risposto d’un fiato ‘Nessun obiettivo. Mi piace’. Risposta che pur tagliando con successo alla radice un confronto che non avevo voglia di portare avanti, a pensarci bene se non falsa, può dirsi almeno inesatta. Perché il piacere è un obiettivo. Anzi per certi versi è proprio l’obiettivo principe dell’esistenza. E agire, fare qualcosa o di tutto, per stare bene è sano e salvifico. Ci sono cose che fanno bene alla testa, altre al cuore, altre ancora al corpo. Altre, le migliori, a tutto. La nostra cultura non ci aiuta a considerare il piacere come qualcosa di positivo a cui tendere. L’ambizione al piacere individuale è spesso confuso con l’egoismo. Al contrario solo chi sta bene può essere d’aiuto anche per gli altri. Basti pensare che nelle procedure di emergenza degli aerei ti dicono che, prima di aiutare gli altri, devi pensare a mettere in sicurezza te stesso con la mascherina per l’ossigeno.
E per quanto riguarda il mio piacere di scrivere che sia il blog, una lettera, un biglietto di auguri, ho capito essere irrinunciabile. E che ha fatto molto bene alla mia vita. Mi sveglio la mattina con la voglia di farlo. Guardo l’ora per capire quanto tempo ho a disposizione prima del dovere e mi lascio andare al piacere di comporre parole correndo più o meno veloce sulla tastiera virtuale. Appena finito rileggo, sistemo. A volte rido. A volte mi commuovo. A volte mi resta il tarlo. La mia giornata inizia così.
E in questi mesi, a quello di scrivere si è aggiunto il piacere di condividere. Quello di confrontarmi su quella risata, commozione o tarlo con amici vecchi vecchi e nuovi.
‘Perché lo fai?’, ‘Per iniziare la giornata con qualcosa che mi fa stare bene’. Questa era la risposta giusta da dare.

Buongiorno a tutti gli amici e, consentitemi, buon compleanno paroledimaru!

 

Il disegno è un regalo di compleanno a paroledimaru di Roberto Luciano

Il buongiorno del 29 agosto

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Ieri decidiamo di andare a visitare nel tardo pomeriggio Lecce e di concludere lì la giornata cenando da qualche parte. Ce la caviamo in una quarantina di minuti di macchina da dove siamo. Parcheggiamo, incontriamo il resto del gruppo ad una delle Porte che consente di accedere nel centro storico e cominciamo a passeggiare senza meta. Fin quando non ci troviamo nella Piazza del Duomo bellissima da togliere il fiato. In sé e per la sorpresa di trovarti davanti a qualcosa che non ti aspetti. Perché, mea culpa, di Lecce sapevo ben poco. Solo qualche riga letta da Carla in macchina che ci sembrava, a torto (e non poco), esaltasse un po’ troppo il patrimonio di una città che non non ci risultava rientrare tra le mete del classico circuito turistico italiano. Il tempo di cenare e poi di nuovo in giro e c’è ancora una sorpresa. Quella Piazza Sant’Oronzo in cui quel mix perfetto di segni straordinari di epoche storiche distanti ci riporta per un istante a casa.
Mi pervade una sensazione di strana felicità. Perché vivere in Italia è anche questo. Girare e trovare meraviglie ad ogni angolo che ti restituiscono il senso del bello. Che ti riempiono gli occhi e ancor di più l’anima. Un senso del bello che, poi in questo caso, non è rimasto ancorato al passato ma continua a produrre oggetti attraverso artisti locali pieni di creatività che riempiono le strade con bancarelle ma anche con negozi eleganti e pieni di stile. Un senso del bello che è anche tanta gioventù in giro per le strade. E tanta vita. Sono proprio contenta di non aver perso questa occasione che mi ha consentito di conoscere un altro pezzo di pregio del mio Paese ma anche e soprattutto di sorprendermi. Perché le sorprese, tutte, sono davvero il pezzo migliore dell’esistenza. Bisogna recuperare il concetto.
Buongiorno di belle sorprese!

Il buongiorno del 12 agosto

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Stamattina avevo cominciato a scrivere di quanto è bello sapere che paroledimaru sta girando il mondo insieme agli amici che lo leggono dai luoghi di vacanza vicini ma anche lontanissimi, quando dalle news della TV ho appreso della morte di Robin Williams. E ho cambiato idea. Perché il mio film preferito è da sempre L’attimo fuggente e perché se c’è un attore che ho amato nel profondo questo è proprio Robin Williams. Capace di far piangere e far ridere. Non uno che aveva scelto di interpretare ruoli di un tipo piuttosto che di un altro ma uno che sapeva interpretare la vita. Che di questo è fatta. Un uomo capace di conquistare l’anima e rendere indimenticabili tanti personaggi dal primo Mork, a Capitan Uncino ad Adrian di Good morning Vietnam, a Patch Adams. L’ultima volta al cinema l’ho visto un paio di settimane fa che interpretava il prete in Big Weddings , un piccolo ruolo ma come sempre memorabile. Mi piace il cinema ma dimentico facilmente i nomi dei film e non sempre riesco a riconoscere gli attori. Con lui era impossibile. Mi piace salutarlo con l’incipit della poesia di Whitman che ha recitato salendo sui banchi nell’Attimo fuggente e che con un’immagine ha reso giustizia a tutti quegli insegnanti capaci di trasmettere la profondità del sapere. Quelli che ti rimangono nel cuore, ma anche negli occhi e nelle orecchie, come quelli che ho avuto la fortuna di avere io. Quelli che non ti insegnano una poesia ma la poesia. E lui per me è stato, a suo modo, uno di loro. Mi mancherà.

Oh! Capitano, mio Capitano, il tremendo viaggio è compiuto,
La nostra nave ha resistito ogni tempesta: abbiamo conseguito il premio desiderato.
Il porto è prossimo; odo le campane, il popolo tutto esulta. (…)

Buongiorno, ma senza aggettivi stamattina.