Il buongiorno del 5 febbraio

Gli eventi traumatici della vita o ti uccidono o finiscono per renderti più forte e consapevole. La mia separazione, per esempio, ha attraversato i miei giorni come uno tzunami ma oggi a quasi due anni data è solo uno spartiacque. Quello che mi consente di distinguere tra un prima e un dopo. Tra una prima vita e una seconda. E di guardare a questa mia second life con un’attenzione che non ho avuto nella precedente. Nel mio caso la frattura del divenire è stata decisa. Ad altri succede. Nel mio caso più di qualcuno mi ha detto che sono una donna coraggiosa ad aver rinunciato al sicuro per l’insicuro in un’età in cui di solito si pensa all’arrivo della maturità e a godersi le sicurezze, non certo a ricominciare. Ci ho pensato e, detto che non mi sento ancora sulla via del tramonto (!), credo in tutta sincerità che ci voglia più coraggio a restare dove non ci piace più stare che ad andare via. Che ognuno proietti sugli altri il proprio mondo e che mi dispiace, in questo senso, che ci sia chi alla mia età pensi a che l’unica alternativa possibile sia tirare i remi in barca. Al contrario considero un vero regalo questa seconda chance anche perché non è detto ne seguirà, nel caso, una terza. Me la coccolo. Me la costruisco giorno dopo giorno. Decidendo, ove possibile, cosa voglio ci sia e cosa no. Chi voglio dentro e chi no. Con un cinismo che non pensavo mi appartenesse. Contro nessuno. Solo per me. E di conseguenza per Marco.
Mentre scrivo fuori diluvia. Fuori. Fuori tuoni, lampi, scrosci di pioggia. Li sento. E come sempre mi prende una sensazione di incomprensibile timore che combatto riacciuffando la certezza, che sembra ogni volta vacillare, che sono al sicuro e che lo è anche mio figlio. Esattamente come nel quotidiano. Paure da ricondurre e certezze da spolverare. Sorrido. E mi sento felice. Ce la posso fare.

Buongiorno… Oggi il sole fuori stenterà, accendiamo quelli dentro.

Il buongiorno del 1′ febbraio

Ho appena aperto la finestra, fuori la piazza è completamente imbiancata dalla grandine. C’è una luce calda da rimbalzo di raggi solari e un silenzio inconsueto. Perché oggi c’è anche il blocco delle auto. Quello col buco in mezzo inventato da Marino per consentire a tutti di non rinunciare alla tradizione del pranzo domenicale o di raggiungere lo stadio. Che sono poi gli unici due motivi per cui si prende la macchina a Roma la domenica… Quello con il buco in mezzo che non viene annullato neanche se piove. E, oggi abbiamo scoperto, neanche se grandina. A me di fatto poco importa. Ho acquistato da poco l’auto e l’ho anche presa a gas per evitare di utilizzare il quinto in benzina ma anche di entrare nel meccanismo perverso della rincorsa progressiva agli Euro 4 poi ai 5 e poi chissà. ‘Domani c’è il blocco tu che c’hai? Euro 4? mica lo so se girano… E poi ti conviene vedere se dove devi andare è dentro o fuori l’anello ferroviario.’ Con tutto il rispetto per chi ha studiato il metodo mi chiedo ‘Ma che è l’anello ferroviario?’ (Ora forse fascia verde…) Discussioni infinite in ufficio, a casa, al bar con carte alla mano, su cirientranoncirientra. Senza contare le invidie che scattano se magari tu che potresti girare non lo fai perché non ne hai bisogno e c’è chi è costretto a disegnarsi percorsi e orari, con le tecniche del mobility manager, per sfruttare al meglio le fasce libere dal divieto. Trovo tutto questo esilarante. Ma esplicitare questo punto di vista è sempre pericoloso perché apre polemiche infinite. Quello che penso è che
con le tattiche non si vada da nessuna parte. Ci vorrebbero le strategie ma gli interessi in gioco sono troppi. E allora invece di pensare a come aggirare il vero ostacolo, è meglio accanirsi su di te che non conti niente che deridi queste manovrine, che non capisci che è meglio accendere una candela che maledire il buio e che respirare e bene è una necessità irrinunciabile. Che loro sanno e tu no.
Che tu hai la macchina a gas e loro?!?

Buongiorno alla luce di questo sole caldo che illumina questa fredda giornata e buon pranzo della domenica a tutti!

Il buongiorno del 19 dicembre

Ieri all’ora di pranzo sono andata con un mio collega a fare una commissione in centro. Un quarto d’ora ed eravamo immersi nel traffico da festa del lungotevere. Un gran cielo e un sole di quelli che quando c’è ti fa sentire bene. Staffetta tra la mia macchina e una Smart Car2go e siamo magicamente entrati nella zona a traffico limitato. Ara Pacis, piazza Agusto Imperatore, via del Corso pullulavano di gente. La sensazione è stata quella di salire su una giostra. Non so se per la dimensione della macchina o per la guida spiritosa del collega, passare per quei vicoli tra i palazzi è stato davvero divertente. Guardare le vetrine, le facce felici dei turisti, gli sguardi affaticati dei corrieri. Uomini in giacca e cravatta con la pizza fumante in mano sulle strisce per attraversare accanto a muratori con scala e cazzuola e studenti ‘cuffiati‘ persi in chissà quale dimensione musicale. Siamo arrivati dove dovevamo arrivare zittendo il navigatore e abbiamo comprato quello che ci serviva. Poi, prima di ritornare alla base, ci siamo fermati a mangiare qualcosa parlando dei programmi per il Natale. Una pausa diversa dal solito. Che a chiamarla pausa, a guardare bene, ci vuole davvero coraggio. Ma che ha interrotto una giornata pesante. Perché a volte basta poco. Uscire, guardare il cielo e il sole e sentirsi fortunati.

Buongiorno alla città eterna che non smette mai di regalare emozioni e a noi che non smettiamo mai di stupirci.